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Intervista a Nicolò Ferrarese: Tra musica e immaginazione

Intervista a Nicolò Ferrarese: Tra musica e immaginazione


La tua carriera nasce nel mondo della comunicazione visiva. In che modo questa esperienza ha influenzato il tuo modo di scrivere e di costruire immagini narrative nei tuoi racconti?

In effetti tutto il mio vissuto ha influito sul mio modo di approcciarmi alla scrittura. La comunicazione visiva, nella sua forma più estesa, rappresenta una parte talmente importante di me che quando scrivo, cerco quasi di farlo per immagini. Mi creo nella testa le scene, le visualizzo, come se fossero uno spot TV, un film, un fumetto. Fra i complimenti più belli che mi sono stati fatti ci sono stati quelli che mi dicevano che alcune delle cose che avevo scritto le avrebbero viste bene traslate in una versione a fumetti o in un cortometraggio televisivo. La cosa mi ha fatto immensamente piacere perché io per primo li avrei visti così. Questo mi spinge a cercare di migliorarmi ancora, seguendo al contempo il percorso tracciato, facendo tesoro però di critiche costruttive e appunti che ho ricevuto. Ed è anche per questo che per entrambe le mie opere in solitaria mi sono avvalso della collaborazione preziosissima di alcuni artisti visivi (illustratori, disegnatori, fumettisti) come in “Nulla è come sembra” che ha visto presenti Sergio Algozzino, Francesco “FROZ” Gnozzi, Luca Eliani, David Landi, Gianluca “Borg” Borgogni, che hanno creato ad hoc per alcuni miei racconti delle bellissime ed evocative illustrazioni. La collaborazione con FROZ è proseguita anche con “SA! SA! SA! Uno, due, tre prova!” dove Francesco (che peraltro ha lavorato con me nella storica Agenzia di Pubblicità, Phasar di Firenze) ha rappresentato magistralmente alcuni dei personaggi che avevo descritto nel libro.


In “Nulla è come sembra” il tema centrale è l’inganno delle percezioni. Da dove nasce questa fascinazione per il “non detto” e per ciò che si nasconde dietro la realtà quotidiana?

Ho sempre amato le storie che ti portavano in una direzione per poi virare di colpo in un’altra. Creavano un’aspettativa per poi ribaltare tutto, cambiando drasticamente la percezione della storia.

Quando la storia funziona con questo tipo di narrazione, il colpo di scena non è solo un escamotage fine a sé stesso, ma proprio parte più profonda della storia; quasi la sua essenza. Lo scoprii da ragazzo dopo aver letto il racconto breve, Sentinella di Fredric Brown: un mix di stupore e shock! L’ho poi riscoperto in tanti altri libri, racconti, ma anche in film e serie TV: il Plot Twist che ti lascia a bocca aperta e ti fa dire dentro di te “non me lo aspettavo proprio”. Se la scrittura (o la sceneggiatura) è fatta bene rimane quella sensazione di stupore, di meraviglia, tutto assume un altro senso, un altro “sapore”.

In “Nulla è come sembra” ho cercato di utilizzare questo stile, spaziando però fra i generi (horror, pulp, attualità, giallo, fantasy). Cercando non solo di stupire il lettore ma, a volte, di farlo riflettere, di fargli pensare proprio che “nulla è come sembra” anche nella percezione delle cose, nella vita reale. E che dietro alla prima sensazione si nasconde tanto altro e che a volte è anche bello vedere altri punti di vista. O provare a capirli.


In “SA! SA! SA! Uno, due, tre prova!” esplori il mondo musicale con ironia. C’è un filo diretto tra il musicista che sei stato e lo scrittore che sei oggi?

Filo direttissimo direi. Sono figlio di un musicista che fino alla fine della sua vita è stato attaccato alla musica e l’ha amata. Non potevo che seguire quelle orme, nel mio piccolo. Vivo di musica: non nel senso che mi dà realmente da vivere, ma che non potrei farne a meno. Ascolto musica mentre scrivo e, quando è possibile,anche mentre lavoro. In auto, in viaggio, nei miei spostamenti quotidiani, una playlist mi accompagna sempre. Da quando sono ragazzo ho poi sempre avuto una band con cui suonare e, anche adesso, dopo anni di inattività, sto ripartendo con un progetto musicale con alcuni amici con i quali stiamo preparando un repertorio per future serate live. In ““SA! SA! SA! Uno, due, tre prova!” questa passione e questa esperienza è venuta fuori prepotentemente. Perché parlo proprio delle persone che ho incontrato nelle sale prove, nei locali di musica, ai concerti (miei e dei grandi musicisti), con cui ho diviso una serata o anni. Scene, situazioni e personaggi che ho “vissuto” realmente in qualche modo. E, nascosto fra questi personaggi che narro ironicamente(amici, conoscenti, compagni di band e di palco, persone conosciute e viste), mi ci sono messo anche io, senza ovviamente svelare dove e quando mi si può trovare. Al lettore l’ardua impresa di scoprire dove. Questo perché sicuramente, se io ho trovato buffo e assurdo qualcuno, qualcun altro avrà trovato buffo e assurdo me. Siamo tutti potenziali personaggi da narrare.

In ogni caso la passione musicale si trova spesso in quello che scrivo, anche al di fuori di questo mio “Manuale di sopravvivenza al folle mondo della musica” che tratta proprio di questo argomento. In “Nulla è come sembra” ho scelto di creare un’ipotetica soundtrack ai vari racconti, quasi come se ogni racconto fosse quasi un episodio di una serie. Ho utilizzato quindi un QR Code per indirizzare il lettore alla canzone scelta. Per non influenzarlo troppo col mio gusto e con la mia idea di Colonna Sonora ho deciso di inserirla però alla fine del racconto. In questo modo il lettore è libero di decidere se è anche la SUA.


Le tue opere, soprattutto “Dieci anni nel paese delle meraviglie”, raccontano un’epoca fatta di creatività e cultura pop. Pensi che oggi ci sia ancora spazio per quello spirito giocoso e visionario degli anni ’80?

Per la mia generazione il posto c’è ed è, nel bene e nel male molto ampio. Dico così perché accanto a un sano ricordo del come eravamo, del rimpianto agrodolce per la gioventù di un tempo, fatta di sogni, spensieratezza, giochi, musica, cartoni animati, pubblicità che ancora adesso vive nell’immaginario iconico anche delle generazioni successive, c’è un atteggiamento troppo da “ai miei tempi era tutto più bello” che arriva non solo a negare che anche quando eravamo giovani c’erano le cose buone e le cose poco buone, ma anche ad avere un atteggiamento da “anzianotti davanti al cantiere” che borbottano arrabbiati contro i giovani e il mondo intero che ha osato cambiare. Dimenticando che,quando eravamo giovani, accanto alle belle cose della nostra infanzia e gioventù, c’erano anche storture e noi stessi facevamo stupidaggini, ci vestivamo “strani” e venivamo contestati dalle generazioni precedenti. Bisognerebbe non vivere solo nella memoria, ma serbarne un buon ricordo, tramandarlo nelle cose belle, godendosi il momento. Una sorta di carpe diem molto ottimistico.


Stai lavorando a nuovi racconti, romanzi e persino a una trasposizione a fumetti. C’è un progetto a cui tieni particolarmente e che senti rappresenti la tua evoluzione come autore?

Sicuramente riuscire a completare una delle storie “lunghe” che diventeranno il mio primo romanzo è la sfida più intrigante e sarà un traguardo importante come autore. Vorrei poterlo tagliare quanto prima. Ho tre storie su cui lavoro, quando sento di avere qualcosa di convincente da dire, ma non so ancora chi vinceràalla fine la corsa: il romanzo distopico? Quello giallo? O quello horror? Non lo so… non sono velocissimo perché tendo a fermarmi quando non sono convinto al 100% di quello che sto sviluppando. Preferisco aspettare che sviluppare una storia in cui non credo io per primo. Inoltre, tendo a saltare di storia in storia, non appena perdo lo slancio su di una. Questo mi permette di lavorare su più cose contemporaneamente; ma per finalizzare ho ancora tanto lavoro da fare. 

Nel frattempo, appena ho un’idea per un racconto breve cerco di portarla fino in fondo. Sto poi lavorando con un bravissimo disegnatore alla trasposizione in fumetto della mia “trilogia di Babbo Natale”, contenuta originariamente in “Nulla è come sembra” (quindi si avvererà presto il sogno di avere una versione “comics” di alcuni miei racconti!). E sono impaziente di “festeggiare il decennale dall’uscita di “Dieci anni nel paese delle meraviglie: la pubblicità per la Linea GIG dal 1976 al 1986” il libro che ho contribuito a scrivere su una parte importante della vita umana e professionale di mio padre. Dalla sua scomparsa nel 2022, io e mio fratello Lapo (anch’esso co-autore) ci siamo dati l’obiettivo di far conoscere a quante più persone possibile la sua storia, la sua creatività, la sua vita.

Quindi, pur volendo uscire quanto prima col romanzo, credo che vincerà l’uscita del fumetto, seguita dalle iniziative che stiamo predisponendo per il decennale su Dieci anni nel paese delle meraviglie, anche se non propriamente autoriali.


Intervista a Nicolò Ferrarese: Tra musica e immaginazione

Redazione The Digital Moon

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