Intervista a Nemz: L’arte tra cielo e mercato
Intervista a Nemz: L’arte tra cielo e mercato
Presentazione:
Ciao, mi chiamo Simone, in arte Nemz. Ho 33 anni e fin dall’adolescenza sono stato profondamente affascinato dal rap, dall’hip hop e dalla street culture.
Il mio percorso artistico nasce tra i banchi del mercato di Porta Portese, un luogo ricco di vita e storie in cui sono cresciuto e che mi ha messo in contatto con realtà e persone molto diverse tra loro. Proprio lì, grazie all’incontro con un writer romano, ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell’arte e della musica.
Provengo da una serie di generazioni appartenute al mercato: a partire da mio nonno, dal 1951 ogni generazione della mia famiglia ha lavorato nel mercato di Porta Portese.
Quando ancora Internet non rendeva tutto così connesso, mio padre mi portava spesso al mercato per farmi scoprire il mondo che ci circondava. E, al ritorno, c’era sempre una tappa obbligata: fermarsi vicino alle piste dell’aeroporto di Fiumicino per guardare gli aerei atterrare. Oggi, passando dallo stesso punto mentre vado al lavoro, mi accorgo che quella piccola tradizione fa ancora parte di me.
Questo è uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere il mio ultimo singolo, “AEREOPLANI”: un brano che parla di me, ma che racconta anche la storia di tante generazioni di padri e figli, uniti dall’amore, dai sacrifici e da quei gesti semplici che restano impressi per tutta la vita.
La scrittura è una delle mie passioni più grandi e mi ha accompagnato nei momenti più intensi della mia vita. Proprio questa necessità di esprimermi mi ha portato non solo a scrivere testi rap, ma anche ad avvicinarmi alla poesia. Insieme a un caro amico ho fondato il primo evento di poetry slam di Fregene, il Fregene Poetry Slamming, nato in occasione del centenario della città. Una volta al mese riuniamo poeti e appassionati della zona per condividere versi, storie ed emozioni.
In che modo il legame con Porta Portese ha influenzato la tua identità artistica e personale?
Portaportese è stata essenziale nello sviluppo sotto tutti i punti di vista, dal lato umano mi ha insegnato a rapportarmi con un’ infinità di persone diverse, mi ha insegnato il sacrificio e il saper amare un’ ambiente ostile (ancora oggi, il mercato manca dei servizi essenziali come bagni pubblici gratuiti, impianti elettrici a norma, e impianto idraulico costringendo gli esercenti ad adattarsi), questo mi ha insegnato anche a condividere le risorse nei momenti di difficoltà e scarsità.
Cosa rappresentavano per te, da bambino, quei momenti passati a guardare gli aerei con tuo padre?
Quel ricordo rappresenta per me un vero e proprio punto fermo: nel testo della mia canzone dico ‘’ ho nella testa questa roba pà, come fosse ancora la tangibile’’ proprio come fosse una sorta di checkpoint: quel ricordo è fermo nel tempo dentro di me, spronandomi a fare meglio con il passare del tempo, proprio come mi ha insegnato mio padre.
Nel tuo nuovo singolo “AEREOPLANI”, quali emozioni o ricordi hai voluto cristallizzare in musica?
Aeroplani è un vero e proprio album dei ricordi per me, anche nella creazione del videoclip sono state usate molte foto scattate durante il corso degli anni:
A reppare nel video è il me bambino, quello che si ricorda di tutte le cose passate: gli aerei, il mercato, i miei amici, le mie vicende personali.
In questa traccia ho voluto regalare i miei ricordi agli ascoltatori, ed ho deciso di farlo quando mi sono reso conto che tutti’ oggi ci sono padri che portano i figli a vedere gli aerei che atterrano: ogni volta che passo davanti le curve dell’ aeroporto per andare a lavorare e vedo questa scena mi riconosco.
Per un bambino guardare un aereo che vola è una cosa straordinaria, vedere un oggetto pesante tonnellate alzarsi da terra e spiccare il volo ad oggi per me rappresenta la metafora perfetta per un sogno.
Come nasce il Fregene Poetry Slamming e cosa ti ha insegnato l’incontro con la poesia rispetto al rap?
In realtà l’ incontro con la poesia è ancora molto fresco, l’ inverno passato Il mio carissimo amico Indomito, vinse una gara di Poetry slam a Trastevere, in seguito mi ha contattato dicendomi che c’ era una cosa a cui avrei dovuto partecipare: sono andato ed ho recitato i miei testi senza base e li è scoppiata la bomba, mi sono reso conto che pur non volendo, quella cosa già faceva parte di me: da li ci siamo mossi per creare il nostro movimento sul territorio, avendo anche un ottimo riscontro: abbiamo scoperto che molta gente scrive pur non avendo un spazio dove esprimersi oltre i social.
Guardando al tuo percorso, qual è l’eredità più grande che vuoi trasmettere come artista e come figlio di una “dinastia di mercatari”?
Non ho mai pensato a lasciare un eredità artistica, questa prospettiva è nuova per me, sono sempre stato mosso dal volermi sfogare o alleggerire: nient’ altro che lettere verso me stesso, sperando che queste possano avere lo stesso effetto su un ipotetico lettore.
Oggi il mondo della musica è mosso da valori non che non condivido appieno, per me il compito è rimanere vero il più possibile anche se questo significa a volte mostrare la parte più vulnerabile.
Intervista a Nemz: L’arte tra cielo e mercato
Redazione The Digital Moon
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