Intervista a Nathan: Tra poesia-filosofia e vita
Intervista a Nathan: Tra poesia-filosofia e vita
Qual è l’origine del tuo amore per la parola e come questa passione si è evoluta nel tempo?
Il mio amore per la parola nasce in un periodo molto particolare della mia vita, durante la pandemia di
Covid-19. È stato soprattutto grazie a mia sorella che ho iniziato ad avvicinarmi alla lettura: il suo
entusiasmo per i libri è stato contagioso e mi ha aperto le porte di un mondo che fino ad allora avevo
solo sfiorato. In un momento storico in cui eravamo tutti confinati tra le mura di casa, immergermi nelle
pagine dei libri è stato per me quasi un atto salvifico.
Le storie, le parole, i mondi racchiusi tra quelle pagine rappresentavano una forma di fuga, ma anche uno spazio di riflessione e di scoperta. Proprio in quel periodo ho iniziato a comprendere quanto la parola sia uno strumento straordinariamente potente, in grado sia di alleviare il dolore, ma anche di amplificarlo. Le parole sono capaci di generare aspettative, evocare immagini, trasportarci in luoghi lontani e bellissimi; allo stesso tempo però possono farci rivivere emozioni e ferite con un’intensità sorprendente, permettendoci,
tuttavia, anche di elaborarle e superarle.
In questo senso trovo particolarmente significativo il pensiero di Gorgia che scrive: «La parola è un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti e a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà.»
Attraverso questa straordinaria riflessione, Gorgia giunge a giustificare la fuga di Elena con Paride,
assolvendo la donna dalle colpe che la tradizione le aveva attribuito per lo scoppio del conflitto tra Greci
e Troiani. Se Elena fu persuasa dalle parole di Paride, infatti, non può essere ritenuta pienamente
responsabile delle sue azioni, poiché la parola — come una sorta di incantesimo — possiede il potere di
conquistare la mente e orientare il comportamento umano. In questa prospettiva, il linguaggio non è
soltanto uno strumento di comunicazione, ma una forza capace di influenzare profondamente gli
individui e, di conseguenza, persino il corso della storia.
È una riflessione che trovo ancora oggi sorprendentemente attuale. Le parole, non solo quelle custodite
nei libri ma anche quelle che pronunciamo nella vita quotidiana, possiedono un peso e responsabilità
enormi. Possono smuovere i mari interiori delle persone, accendere l’immaginazione e la speranza,
oppure ferire profondamente. Proprio per questo credo che vadano utilizzate con consapevolezza,
rispetto e piena coscienza della loro straordinaria forza.
In che modo le tue esperienze personali influenzano la tua scrittura poetica e filosofica?
Le mie esperienze personali influenzano profondamente la mia scrittura, poiché ciò che cerco di fare, in
fondo, è raccontare la vita. Scrivo nella speranza che qualcuno possa riconoscersi in ciò che ho vissuto,
rivedersi nelle emozioni, nei dubbi e nei comportamenti che attraversano le mie parole. Se chi legge
riesce anche solo per un momento a ritrovare una parte di sé in ciò che scrivo, allora la scrittura diventa
uno spazio di confronto interiore: un luogo in cui interrogarsi sulla propria esperienza, sulle proprie
scelte, su ciò che è giusto o sbagliato per sé. Naturalmente la mia scrittura non nasce solo dalle mie esperienze personali, ma trae ispirazione anche dalle storie delle persone che mi circondano, da ciò che vedo, ascolto e osservo nel mondo.
Credo che scrivere sia una grande responsabilità: non significa raccontare una sola versione della realtà, ma
provare a restituirne la complessità, mostrando le diverse sfaccettature dell’esistenza attraverso
prospettive, emozioni e sensibilità differenti. In questo senso, la scrittura diventa per me uno strumento per interrogare il mondo e noi stessi. Forse non offre risposte definitive, ma può aiutare a porre le domande giuste. E, in fondo, credo che il senso di questo percorso sia proprio questo: cercare di comprendere meglio la vita e avvicinarsi, passo dopo passo, a quella forma di felicità che tutti, in modi diversi, inseguono.
Puoi condividere un momento specifico in cui hai sperimentato il potere trasformativo delle parole nella tua vita o in quella degli altri?
Un momento davvero decisivo, da questo punto di vista, è stato nel marzo dello scorso anno, poco prima
dell’uscita del mio ultimo libro, Margherita. Avevo appena ricevuto le bozze definitive e la prima persona
a leggerle fu la mia ragazza. Quando tornai da lei la trovai immersa in un mare di lacrime: mi disse che
ciò che avevo scritto l’aveva profondamente toccata e che aveva trovato il libro bellissimo.
È stato in quell’istante che ho percepito con chiarezza qualcosa che fino a quel momento avevo forse
solo intuito: le parole possono davvero avere un potere quasi magico, una sorta di incantesimo capace
di entrare nell’animo delle persone e muovere qualcosa di profondo.
Certo, per un attimo ho pensato che potesse essere di parte — dopotutto era la mia ragazza — ma quel
dubbio si è dissipato quando, dopo la pubblicazione del libro, sono arrivati altri riscontri molto simili da
parte dei lettori. Alcuni mi hanno scritto per raccontarmi le emozioni che avevano provato leggendo la
storia, altri per condividere riflessioni personali che il libro aveva suscitato in loro.
In quel momento ho capito che forse quella poteva essere davvero la mia strada. Sentire che le parole
che scrivi riescono a raggiungere qualcuno, a toccarlo o a farlo riflettere, è un’esperienza difficile da
descrivere. Ed è proprio questo che ha rafforzato ancora di più il mio amore per la parola e per il
racconto.
Come vedi il ruolo della poesia e della filosofia nell’affrontare le sfide del mondo moderno?
Ritengo che, a differenza di quanto spesso si pensi, poesia e filosofia siano dimensioni che permeano
profondamente la vita di ognuno di noi. Oggi tendiamo a considerarle discipline arcaiche, lontane dalla
quotidianità e relegate ai libri o alle aule universitarie. In realtà, credo che esse siano molto più vicine
alla nostra esperienza di quanto immaginiamo. Ogni essere umano, in fondo, è alla ricerca di uno scopo
e della propria felicità, e proprio in questo percorso — spesso anche inconsapevolmente — utilizziamo
strumenti che appartengono alla poesia e alla filosofia: il riflettere sulla vita, interrogarsi sul senso delle
cose, cercare di dare un significato alle proprie emozioni e alle proprie esperienze.
Credo anche che potremmo essere molto più felici di quanto spesso ci concediamo di essere. Purtroppo
tendiamo a prendere tutto tremendamente sul serio, caricando ogni evento di un peso eccessivo.
Eppure, se ci fermiamo a riflettere, la vita è anche un susseguirsi di eventi semplici, di cose che accadono
e che spesso non richiederebbero tutta l’importanza che attribuiamo loro. Così, senza accorgercene,
perdiamo tempo prezioso e ci priviamo di molti sorrisi.
In questo senso trovo molto illuminante una riflessione di Seneca, quando afferma che ci inganniamo
pensando alla morte come a qualcosa di lontano: in realtà la morte è già presente in tutto ciò che
lasciamo alle nostre spalle, nel tempo che passa e nelle occasioni che non cogliamo. Questa
consapevolezza, lungi dall’essere cupa, può invece diventare uno stimolo a vivere con maggiore
intensità.
Spero che la poesia e la filosofia possano continuare a svolgere proprio questo ruolo: ricordarci il valore
del tempo, invitarci a guardare la vita con maggiore profondità e, allo stesso tempo, con maggiore
leggerezza. In fondo, ogni istante che viviamo è unico e irripetibile; per questo credo che il modo
migliore per onorarlo sia viverlo pienamente, con amore e senza rimpianti.
Qual è il messaggio principale che speri di trasmettere attraverso le tue opere e le tue attività di divulgazione?
Attraverso le mie opere e le mie attività di divulgazione vorrei offrire a chi legge uno strumento di
riflessione. Il mio desiderio è che le parole possano diventare uno spazio in cui fermarsi per un
momento, prendere distanza dal ritmo frenetico della quotidianità e guardare la propria vita con occhi
diversi.
Se anche solo per pochi istanti una persona, leggendo ciò che scrivo, riesce a provare un sentimento di
serenità, di malinconia feconda o semplicemente di consapevolezza, allora credo che la scrittura abbia
compiuto il suo scopo. I libri hanno la capacità straordinaria di farci viaggiare: possono portarci in mondi
immaginari, ma allo stesso tempo ci riportano sempre a noi stessi. In fondo, ciò che spero davvero è che chi legge possa trovare nelle mie parole un piccolo spazio di libertà interiore, un’occasione per interrogarsi, sognare e, magari, crescere anche solo di un passo come persona
Nathan Puglia
Intervista a Nathan: Tra poesia-filosofia e vita
Redazione The Digital Moon
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