Intervista a Matteo: Dalla passione per il calcio al successo
Intervista a Matteo: Dalla passione per il calcio al successo
Da Torino a Milano: Quali sono state le sfide principali che hai affrontato nel trasferirti a Milano per studiare, e come sono cambiate le tue prospettive sulla carriera nel mondo del calcio?
Sono cresciuto per 19 anni in un paese di 9000 abitanti, in una famiglia umile in cui non mi è mai mancato nulla, ma in cui il valore del sacrificio e della semplicità è sempre stato centrale. Ho gli stessi amici da quando ho 3 o 4 anni, quindi trasferirmi a Milano è stato uno shock culturale prima ancora che accademico. L’ambiente bocconi non è proprio il mio, c’è molta voglia di competere, mostrare e dimostrare. A me questa cosa non è sempre andata giù e mi sono sentito spesso fuoriluogo.
Sapevo che i miei per farmi star lì facevano tanti sacrifici e vedere la frivolezza con cui le persone intorno a me trattavano quel privilegio non mi andava giù. Per fortuna c’è sempre stato il calcio, che mi ha regalato amici e momenti importantissimi nella mia vita milanese. Penso che senza la mia (modestissima) carriera da portiere tra promozione ed eccellenza non avrei retto il trasferimento. Quando ho cambiato città ricordo di aver cercato prima una squadra in cui giocare che la casa ahahaha. Il calcio per me è sempre stato la base della vita, e anche se non avevo idea di come lo avrei fatto, ero sicurissimo di voler lavorare in questo settore.
Inizio della tua carriera come tipster: Cosa ti ha spinto a trasformare la tua passione per le scommesse in un lavoro, e quali sono stati i tuoi primi passi per costruire la tua audience?
Il mio rapporto con le scommesse è iniziato quando ero molto molto piccolo, avevo circa 12-13 anni penso. Un pomeriggio ero al campetto del mio paese insieme a due amici a giocare, e tra una partita e l’altra uno dei due mi portò davanti al centro scommesse dicendomi che lui poteva entrare e potevamo usare i soldi che avevamo per fare merenda per provare a vincere altri soldi. Non capivo davvero il meccanismo economico dietro, ma mi affascinava la possibilità di tradurre la mia lettura delle partite in una previsione concreta.
Vincemmo, ma sfortunatamente il mio amico (che ora non lo è più ahahaha) decise di tenere la vincita per sé inventandosi una scusa, ma ormai ero folgorato ahahah. Così per tutte le superiori ogni venerdì pomeriggio studiavo la Serie A quasi fosse un esercizio: probabili formazioni, momenti di forma, incastri tattici. Era diventato un laboratorio personale. Giornata dopo giornata cominciavo a capire di essere portato per farlo… ho sempre amato la tattica, cercare di capire i perchè di ciò che succedeva in campo. Guardavo un sacco di partite e questo ha sempre aiutato chiaramente. Contestualmente stava nascendo il mondo dei tipster, così cominciai a seguire i vari Pengwin, Cisco, Scomm ecc e capii che forse era il caso di aprire una pagina. Anche perchè i miei amici continuavano a chiedermi che giocate fare e io mi ero stancato di rispondere a ognuno ahahaha.
Così aprii la mia pagina e un tipster famoso che seguivo mi notò. Poco prima del mio trasferimento a Milano mi chiese di lavorare per lui e mi sembrò il modo perfetto per non pesare troppo sulle tasche dei miei per vivere seguendo contestualmente la mia passione.
In quel periodo capii le potenzialità di questo settore ma non ero per nulla pronto a gestire le pressioni che ne derivavano. Dopo tre/quattro mesi di lavoro venni licenziato. In me però salì un senso di riscatto, di voler dimostrare che ce la potevo fare anche da solo così a febbraio 2022 aprii Panenka.
Pensavo che fosse sufficiente esser bravi a pronosticare le partite per diventare famosi, ma non è per nulla così. Nel mondo dei tipster le giocate che fai sono il 15% del lavoro, poi ci sono strategie di comunicazione, modi di raccontare ciò che fai, presenza social… È un business vero e proprio che ha tante aree diverse all’interno. Questo non lo capisci subito, e infatti inizialmente nonostante riuscii a raggiungere circa 1000 persone tra passaparola, qualche collaborazione e conoscenti non riscossi molto successo.
Tuttavia, nonostante il poco successo, una cosa che mi riconosco da sempre e che probabilmente ha fatto la differenza, è aver trattato Panenka come un lavoro, sempre. Non era solo un hobby, era la mia creatura. Ho sempre pensato che Panenka dovesse essere la trasposizione virtuale del Matteo che volevo essere nella realtà e che molte volte faticavo a essere: un personaggio senza paura di esporsi, senza paura del giudizio delle persone.
Evoluzione verso il Match Analysis: Cosa ti ha ispirato a passare da tipster a match analyst e quali strategie hai adottato per differenziarti dagli altri nel settore?
Come ti dicevo prima, non riscossi gran successo da tipster. Capii che per uscire come sentivo di meritare, dovevo fare qualcosa di diverso, dovevo portare novità. In quel momento seguivo due ragazzi che parlavano di Fantacalcio, e che dissero che avevano frequentato un corso per diventare match analyst in modo da poter parlare di calcio e Fantacalcio con più cognizione di causa. Mi incuriosii la cosa, e cominciai a sentire il loro podcast in cui parlavano di consigliati al Fantacalcio.
Parlavano di dati, statistiche e contesti tattici che potevano portare un giocatore a fare bonus al Fantacalcio. Dissi: “cavolo, ma se loro consigliano giocatori per i bonus al fanta, perchè io non posso giocarli marcatori?!” Fu l’illuminazione. L’estate del 2023 mi iscrissi al corso per match analyst e decisi di diventare il primo tipster a portare la videoanalisi nei pronostici. Fare video su instagram, metterci la faccia fu la vera differenziazione del personaggio.
I tipster spesso danno giocate senza analisi, o con un’analisi breve, scritta, magari senza nemmeno metterci la faccia. Io invece grazie alle competenze da match analyst riuscivo a parlare della partita in modo estremamente approfondito convincendo le persone che la mia visione poteva essere quella giusta. Inoltre fare video sui social chiaramente ti espone potenzialmente a tutto il mondo ed è un grandissimo modo per crescere, soprattutto se i tuoi competitor non lo fanno.
Parlare prima delle partite ti espone alla gogna. Se sbagli prendi tantissime critiche ma vieni esposto a tante persone, devi essere bravo a capire che tra i 10.000 che ti insultano magari ce ne sono 100 che hanno capito il senso del video e ti iniziano a seguire per i prossimi. L’anno scorso feci un video a Ottobre dove dissi che l’Inter avrebbe vinto la Champions League, andò estremamente virale sin da subito, ma fu dopo la finale a maggio che esplose davvero.
Ho ricevuto 9000 commenti su circa 1mln di views, praticamente tutti di insulti, anche gravi. Eppure quel video mi ha portato tantissimi follower, gente che ha capito che pronosticare l’Inter a ottobre come potenziale vincente della champions era una roba che poteva fare solo uno che capisce davvero di calcio… Quindi gli insulti ci sono, ma vanno accettati e girati nel senso giusto. Questo è ciò che mi differenzia. Dove gli altri hanno visto nero e paura io spesso ho visto il bianco, il positivo.
Gestione del burnout: Puoi parlare di come hai affrontato il burnout nei primi 18 mesi della tua attività e cosa hai imparato da quell’esperienza che ti ha aiutato a migliorare il tuo equilibrio tra lavoro e vita privata?
Ho sempre trattato Panenka come un lavoro. Ed è stata sia la mia forza che il mio limite. Da un lato vedevo chiaramente il potenziale del progetto. Dall’altro studiavo in Bocconi, in un percorso che poteva garantirmi una carriera tradizionale di altissimo livello. Dentro di me c’era un conflitto costante: inseguire qualcosa di non convenzionale o restare nella strada più sicura e socialmente riconosciuta.
Per molto tempo ho vissuto questo dualismo con vergogna. Mi pesava dire “non posso uscire, devo lavorare per Panenka”. Mi pesava espormi. Avevo paura del giudizio. Volevo essere accettato da tutti, ma stavo costruendo qualcosa che non tutti avrebbero capito… Per cui a forza di fare salti mortali, di nascondere il mio sogno e cercare di mantenere le apparenze cominciai a sacrificare il mio benessere fino ad arrivare ad un punto in cui mi accorsi di provare poche emozioni, di odiare tutto ciò che non era produttivo e di voler sempre fare qualcosa che mi portasse qualcosa.
Anche il calcio, che era sempre stato la mia valvola di sfogo, stava diventando “qualcosa di inutile” che disturbava il mio percorso. Quando ti accorgi che odi ciò che hai sempre amato e reso base della tua vita, capisci che qualcosa non funziona.
In quel periodo partii per l’erasmus in Canada e capii di dover dare una sterzata alla mia vita. Era settembre 2023 e avevo appena cominciato a fare il match analsyt. In Canada decisi di immergermi in culture diverse, cercai di stare il più possibile con gente che veniva da contesti diversi e capii che non aveva nessun senso sacrificare tutto per le apparenze, non aveva nessun senso sacrificare tutto per arrivare da qualche parte.. soprattutto se poi ti giri di lato e non hai nessuno con cui condividerlo.
Non volevo diventare uno di quelli che arriva al “successo” e poi dice “eh ma stavo meglio prima” “il successo mi ha mangiato..:” “ci sono solo persone false vicino a me…” Insomma stare lontano dal mio contesto iniziale mi fece capire quali erano davvero i miei valori, così una volta tornato in Italia decisi di voler arrivare alla mia velocità, senza sacrificare niente a livello di amicizie, esperienze e rapporti.
Ora sono super attento al sonno, alla mia salute, alle mie relazioni e alla mia crescita personale. E penso che questo abbia fatto davvero la differenza. Voglio costruire un “lifestyle business”, un’attività creata per sostenere lo stile di vita che desidero, più che per crescere senza limiti. Non voglio massimizzare fatturato o scalabilità, ma ottenere libertà di tempo, autonomia e stabilità economica. In pratica, voglio che sia il business sia una parte della mia vita, non la sua interezza.
Un altro aspetto che ha svoltato tutto nella gestione di quei momenti, è stato capire che non potevo fare tutto da solo. All’interno di panenka ho inserito un social media manager che ha davvero cambiato le carte in tavola. Aldilà delle competenze che sono incredibili, avere un aiuto nella gestione del quotidiano è stato game-changer anche a livello mentale. Fare le cose in due è più bello.
Futuro e obiettivi: Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine per Panenka e come intendi combinare le tue competenze nel management sportivo con il tuo background calcistico per avere un impatto significativo nel campo del calcio?
Io sto studiando sport management alla Bocconi, ma dopo che mi laureerò almeno inizialmente vorrei dedicare tutto il mio tempo a Panenka. Sarebbe folle dopo tutto questo percorso mollare ora che mi sta dando dei frutti. In futuro però vorrei entrare nel mondo del calcio unendo le mie competenze tecniche a quelle economiche per cambiare il calcio italiano.
Vorrei riportarlo ai fasti degli anni 90-2000 dove l’Italia era il punto di arrivo per tutti. Non so in che veste ancora, se direttore sportivo, procuratore, con una società mia di consulenza… Ma insomma quello che ho costruito su panenka sarà il mio biglietto da visita.
Redazione The Digital Moon
Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

