BusinessInterviste

Intervista a Marco G. Zoppi: Direzione e identità

Intervista a Marco G. Zoppi: Direzione e identità


Come descriveresti il tuo percorso creativo e come sei arrivato a essere Creative Director e Brand Manager?

Il mio percorso creativo è nato dal design, ma si è trasformato nel tempo in qualcosa di più ampio. Ho iniziato lavorando sull’estetica, poi ho sentito la necessità di capire cosa c’era dietro: strategia, posizionamento, costruzione di immaginario.

Non sono arrivato a fare il Creative Director solo perché sapevo progettare, ma perché ho sempre cercato di leggere i brand come sistemi culturali. Ogni progetto, per me, non è un output ma una narrazione che deve avere coerenza, visione e direzione.

Il ruolo di Brand Manager è stato una conseguenza naturale: quando inizi a pensare in termini di identità, tono, community e sviluppo nel tempo, non puoi limitarti alla parte visiva. Devi occuparti della traiettoria del brand.


In che modo la tua passione per la memorabilia e gli oggetti vintage influenza i tuoi progetti creativi?

La memorabilia per me non è collezionismo, è studio culturale. Ogni oggetto vintage racconta un’epoca, un linguaggio visivo, una mentalità.

Frequento flea market perché lì trovi estetiche autentiche, non filtrate dagli algoritmi. Questo mi ha insegnato che il passato non va copiato, va compreso. Nei miei progetti cerco sempre un legame con la memoria: una citazione nascosta, un materiale, un tono visivo che abbia radici.

Credo che un brand forte abbia sempre una relazione con il tempo. Anche quando è contemporaneo, deve sembrare già parte di una storia.


Qual è stato il progetto di cui vai più fiero e perché?

Sono particolarmente legato ai progetti in cui la creatività incontra un impatto reale. Le collaborazioni con realtà istituzionali e culturali mi hanno dato molto, perché lì la comunicazione non è solo estetica ma responsabilità.

Mi rende orgoglioso ogni progetto in cui sono riuscito a costruire una narrativa coerente e non solo un’immagine bella. Quando un’idea diventa sistema — identità visiva, tono, esperienza — allora sento di aver fatto davvero il mio lavoro. Non è il singolo progetto a rendermi fiero, ma il percorso che ogni progetto rappresenta nella mia evoluzione.


Come combini arte, design e strategia di marca quando lavori con i tuoi clienti?

Parto sempre dall’ascolto. Prima di progettare, cerco di capire cosa un brand vuole essere, non solo cosa vuole comunicare.

L’arte per me è intuizione, il design è metodo, la strategia è direzione. Se manca uno di questi tre elementi, il progetto resta incompleto.

Lavoro molto sulla costruzione di un immaginario coerente: identità visiva, linguaggio, posizionamento culturale. Non mi interessa creare qualcosa di “bello”, mi interessa creare qualcosa di necessario per quel brand in quel momento.


    Quali tendenze o influenze attuali pensi stiano cambiando il modo in cui i brand comunicano nella cultura digitale?

    Oggi vedo due movimenti forti: la ricerca di autenticità e il ritorno alla fisicità. Dopo anni di perfezione patinata, i brand stanno riscoprendo l’imperfezione controllata, la dimensione umana, la vulnerabilità.

    Allo stesso tempo, c’è un bisogno crescente di esperienze reali, tangibili, quasi analogiche. Credo che il futuro della comunicazione non sarà più solo digitale, ma ibrido: cultura, community, esperienza. I brand che sapranno costruire un universo coerente tra online e offline avranno un vantaggio enorme.


    Intervista a Marco G. Zoppi: Direzione e identità

    Redazione The Digital Moon

    Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.

    https://www.instagram.com/thedigitalmoon