Intervista a Jacopo Albertoni: L’evoluzione del golfista
Intervista a Jacopo Albertoni: L’evoluzione del golfista
Dalla nazionale al circuito europeo: cosa ti ha insegnato il golf ad alto livello che oggi applichi anche fuori dal campo?
Il percorso dalla nazionale all’Alps Tour mi ha insegnato molto più di quanto immaginassi. Viaggiare e competere in contesti diversi, con pressioni sempre nuove, ti obbliga a crescere rapidamente. La lezione più importante è stata l’importanza di sviluppare una vera consistenza mentale: nel golf le variabili sono infinite e non puoi controllarle tutte, ma puoi controllare la qualità della tua reazione.
Questo approccio mi segue anche fuori dal campo. Oggi affronto le decisioni con più lucidità: mi prendo il tempo di analizzare, capire ciò che dipende da me e impostare una risposta ponderata, che sia in un progetto di business, nelle relazioni o nella gestione delle mie priorità. Ho capito che la chiarezza mentale è una competenza trasversale, non solo sportiva.
Un altro insegnamento fondamentale è il valore del processo. Nel golf non emergi per un singolo colpo ben riuscito, ma per la somma del lavoro quotidiano. È una filosofia che cerco di portare ovunque: procedere per step, costruire basi solide e mantenere una visione di lungo periodo. Alla fine, per me, è questo che permette di crescere in modo autentico e sostenibile.
Hai scelto di affiancare al percorso sportivo una laurea in Economia e Management: in che modo pensi che la formazione accademica possa arricchire la carriera di un atleta?
Ho scelto Economia e Management alla Luiss Guido Carli grazie al loro progetto dual career, che permette agli atleti di alto livello di studiare senza rinunciare alla competizione. È stata un’opportunità unica, che mi ha permesso di crescere come persona mentre continuavo a giocare ad alto livello.
All’università ho trovato molto più di nozioni: ho imparato a ragionare con metodo, a leggere situazioni e dati da prospettive diverse, a gestire progetti, costruire partnership e comunicare valore, competenze che nel golf giocato nessuno ti insegna ma che sono fondamentali per costruire una carriera completa.
Questa esperienza mi ha cambiato il modo di vedere il mio percorso: oggi non mi vedo solo come atleta, ma come qualcuno che vuole creare opportunità, sviluppare progetti e muoversi con consapevolezza anche fuori dal campo. Il golf offre molte strade, e avere una base economica e manageriale mi permette di esplorarle opportunità con una visione più ampia e strutturata.
Insegnare golf è un nuovo capitolo della tua esperienza: qual è la sfida più grande nel passare da giocatore a coach, e cosa stai scoprendo di te stesso in questo ruolo?
La sfida più grande nel passare da giocatore a coach è cambiare completamente prospettiva. Da atleta sei concentrato su te stesso: le tue sensazioni, la tua meccanica, i tuoi obiettivi, il tuo carattere. Sei naturalmente chiuso all’esterno, perché tutto ruota attorno alla tua individualità . Quando insegni, invece, devi abbandonare quel centro di gravità personale e aprirti completamente agli altri. Devi leggere ogni allievo, capire come percepisce il movimento, quali blocchi emotivi o insicurezze porta con sé, e soprattutto capire come trasmettere le tue conoscenze in modo che possano davvero aiutarli a migliorare.
Questa apertura è ciò che rende l’insegnamento così interessante e, allo stesso tempo, così sfidante. Ti obbliga a comunicare meglio, a semplificare concetti complessi, a metterti nei panni dell’altro e scopro ogni giorno quanto sia gratificante: vedere un allievo fare un passo avanti, riuscire a superare una difficoltà o trovare sicurezza nel proprio gioco è una soddisfazione diversa da quella del mio stesso risultato in campo. È più profonda, perché senti di contribuire concretamente alla crescita di qualcuno, condividendo tutto quello che hai imparato lungo il tuo percorso.
Ti appassiona anche la finanza e la psicologia della performance due mondi apparentemente lontani dal golf. Vedi dei punti di contatto tra questi ambiti?
Sì, e più approfondisco questi temi, più mi accorgo di quanto siano strettamente collegati. La finanza ti insegna a gestire il rischio, ragionare in termini di probabilità e non lasciarti guidare dalle emozioni del momento. La psicologia della performance ti aiuta a riconoscere le tue emozioni, affrontare pressione e difficoltà, e a far emergere al meglio le tue capacità, potenziando mindset e reazioni.
Il golf, in realtà, è l’incrocio perfetto tra queste due discipline. Da un lato devi valutare strategia e rischio di ogni colpo, affrontare buche difficili o momenti negativi, un po’ come decidere l’allocazione di un portafoglio o gestire un drawdown. In entrambi i casi bisogna evitare decisioni impulsive, anche perché gli errori possono costare caro.
Alla fine, ciò che mi affascina è che questi mondi si intrecciano fino a formare uno solo: il modo in cui si prendono decisioni sotto pressione, bilanciando razionalità, rischio e controllo emotivo, senza annullare il proprio istinto. È una delle competenze più preziose che si possano sviluppare, perché non serve solo nello sport o negli investimenti, ma in ogni ambito della vita in cui è fondamentale mantenere lucidità, resilienza e capacità di scegliere con consapevolezza. Personalmente, mi piace trovarmi sotto pressione: la considero una sfida, ma anche un privilegio, perché è lì che puoi davvero crescere e misurare le tue capacità.
Guardando al futuro, immagini il tuo percorso più orientato allo sport, alla gestione o a una sintesi dei due? C’è un “progetto ideale” che sogni di costruire?
Mi vedo sempre in una sintesi tra golf giocato e gestione dello sport. Voglio continuare a crescere come giocatore, competere è sempre stato il mio sogno e la mia natura, ma allo stesso tempo sto iniziando a sviluppare il lato dell’insegnamento, perché credo sia un modo concreto per condividere ciò che ho imparato e restituire qualcosa al golf.
In parallelo, voglio continuare a costruire competenze economiche e strategiche, così da poter affrontare progetti più ampi in futuro. L’obiettivo è riuscire a unire passione, esperienza sul campo e capacità gestionali per creare iniziative che abbiano un impatto reale: far crescere lo sport, supportare giovani talenti e portare innovazione.
Non so ancora esattamente che forma prenderà tutto questo, e forse è giusto così: quello che conta per me è continuare a imparare, esplorare nuovi ambiti e costruire un percorso che mi permetta di realizzarmi come atleta, insegnante e professionista, restituendo valore al golf che amo.
Intervista a Jacopo Albertoni: L’evoluzione del golfista
Redazione The Digital Moon
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