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Intervista a Ilian Rachov: Arte e la resilienza tra tradizione e innovazione

Intervista a Ilian Rachov: Arte e la resilienza tra tradizione e innovazione

Come riesci a trasportare l’aura sacra delle icone ortodosse in oggetti di moda, senza snaturarne il valore spirituale?

Non sono una persona religiosa, quindi per me le icone sono arte a prescindere dal soggetto. La moda e l’arte si sono sempre ispirate l’una all’altra.

Quando reinterpretare elementi sacri per il consumo contemporaneo, come gestisci la tensione tra rispetto rituale e libertà creativa?

Seguo le indicazioni del cliente.

Hai parlato del licenziamento nel 1988 come momento che ti ha spinto a reinventarti artisticamente. Quale lezione di resilienza ti ha lasciato questa esperienza, che ritieni significativa ancora oggi?

La voglia di sopravvivenza. Il destino ci mette dei paletti, un po’ per indicare la nostra strada, un po’ per punizione e forse tanto per temperare il nostro carattere. Con quello vai avanti tutta la vita.

Cosa succede dentro di te quando una tua idea viene ignorata o ridotta a un “souvenir”? Come trovi nuovo slancio creativo dopo la frustrazione?

Non sono per niente frustrato… anzi, se porta pure guadagni, perché no? L’arte è il mio lavoro, quindi ben vengano i gadget e l’oggettistica, perché costano di meno e molte più persone se li possono permettere.

Come definiresti la tua cifra stilistica personale oggi, alla luce delle collaborazioni barocche con Versace e altri brand del lusso?

Come una scuola di lingua. Ti insegna le parole, ma le frasi devi inventartele tu.

Hai mai pensato di integrare altre tradizioni culturali (oltre al barocco o bizantino) nei tuoi design? Quali ti intrigano e perché?

Certo. Mi piace molto il dark, il fantasy, il fumetto americano e francese. Già sto lavorando su un progetto del genere.

Nella creazione dei tuoi accessori (foulard, t-shirt, camicie), quanta libertà creativa hai rispetto alle tecniche tradizionali?

Con le moderne tecnologie di stampa digitale ormai la creatività è infinita. Una volta si stampava in serigrafia, che ti limitava nei bordi definiti e nella scelta di pochissimi colori. Oggi non è più così, perché con il digitale puoi creare nuovi universi.

Quali materiali o tecniche vorresti sperimentare in futuro per mantenere un equilibrio tra estetica artigianale e praticità quotidiana?

La pelle. Vera o finta. Mi intriga, ha un buon odore (quella vera).

Tra i paesi in cui hai vissuto (Bulgaria, America, Germania, Montecarlo, Italia…), c’è un contesto che ha avuto un impatto più profondo su di te, dal punto di vista culturale o estetico?

Sì, certo. L’Italia forever. Forse anche gli States, ma più per via della musica rock, hard rock, heavy metal e blues.

Ci sono tradizioni artistiche o mondi creativi delle culture che hai vissuto che vorresti esplorare ora, magari fondendoli in una nuova opera o collezione?

Se i clienti o il mercato me li chiedono, perché no? Per ora la pittura con temi storici mi ispira molto.

Hai affermato che preferisci costruire giorno per giorno piuttosto che inseguire illusioni. Come orienti le tue decisioni creative nel presente per permettere loro di generare un domani autentico?

Questa è una domanda molto interessante. Noi non sappiamo il nostro futuro, ma agendo nel presente possiamo sempre prendere esempi o ricordare il passato. Non sempre è possibile per vari motivi; uno dei più importanti è, secondo me, il carattere della persona. Mi spiego: se uno è buono, lo sarà anche nel futuro. Se uno è stupido, sarà così anche nel futuro. Come diceva un amico: “Se uno è nato Fiat, è impossibile diventare Lamborghini… però forse al contrario è probabile.”

Ti ritrovi a riflettere sul tema del “tempo” nell’arte? Che valore ha per te la dimensione temporale nel processo creativo?

Certo, come tutti sappiamo i pittori morti costano più dei vivi, con rare eccezioni. Il tempo non basta mai per una vita, e io spero che i buddhisti abbiano ragione e che noi potremo vivere molte volte… magari con più cuore e cervello.


Intervista a Ilian Rachov: Arte e la resilienza tra tradizione e innovazione

Redazione The Digital Moon

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