Da Michele a Madness: il cuore ferito dietro il joker delle rime
Da Michele a Madness: il cuore ferito dietro il joker delle rime
Quando dici che “Michele è morto per dare posto a Madness”, cosa intendi esattamente?
Madness arriva in modo inaspettato, cresce come Alien nello stomaco. Madness “serve” a ridere quando quel debole di Michele avrebbe pianto. È una rinascita, una rivincita e una corazza.
Ti definisci un “joker delle rime”: in che senso la tua arte gioca con ironia e oscurità allo stesso tempo?
Le parole sono armi pericolose, a me piace giocare con la dinamite, scherzare col fuoco e chiedere un autografo al Demonio.
L’ironia è per pochi, l’autoironia per pochi eletti… e io sono uno di quelli. Ho tanta oscurità dentro, ma comunque ora rido sempre.
Quanto c’è ancora di Michele dentro Madness, e quanto invece hai voluto seppellire definitivamente?
Una reminiscenza di Michele c’è, ma Madness è ormai allenato a sopprimerla ogni volta che prova ad uscire.
Questo mondo fa schifo, non tollera sentimenti né sentimentalismi. Il debole non vive a lungo.
Nella tua musica traspare dolore ma anche provocazione: quale delle due è la tua arma più potente?
Credo che la provocazione sia un’arma a doppio taglio, alle volte un boomerang. Il maledetto perbenismo del politicamente corretto…
Però in qualche modo arriva a destinazione, anche se l’Italia è un Paese bigotto e arretrato: ci si ferma alla superficie e non si scava per capire.
Il dolore è potente quando viene “ascoltato” da chi ha ferite nell’anima. Caso contrario, per la massa è indifferente.
Essere “una persona dal cuore ferito” ti ha spinto verso il rap o il rap è arrivato prima delle ferite?
Il rap è arrivato perché non ero predisposto a questo mondo. Era già dentro di me dal primo vagito.
Troppo diverso da tutti e da tutto, questa cosa doveva uscire.
Poi, quando il gioco si è fatto più duro, la musica ha cominciato a tirare calci. Il rap, se offende, è per autodifendersi.
In che modo la tua complessità – “controverso, intricato, paranoico” – diventa creatività invece che ostacolo?
La mente di un ansioso viaggia mediamente a velocità doppia. Arriva in posti inesplorati.
Questo fa soffrire, ma è una grande fonte di ispirazione.
Sono i due lati della medaglia: senza emozioni non c’è scrittura, e senza fantasia non c’è sinfonia.
Qual è stata la tua provocazione più grande, dentro o fuori dalla musica?
Aspettavo una fama tale da potermi estrarre i genitali durante un live, come Marilyn Manson.
Aspetterò in eterno… o magari mi reincarnerò in un agioletto col pistolino di fuori.
Per ora è troppo di nicchia il mio black humor, la missione di manomissione è ancora lunga.
Madness è solo un nome d’arte o è ormai diventata la tua vera identità nella vita quotidiana?
Madness sono io: come mangio, come dormo, come respiro, come cammino.
Il personaggio non esiste. Esiste solo la persona.
Sennò non sarei real, ma solo un cretino che mette su pagliacciate senza senso.
Se Michele potesse vedere Madness oggi, pensi sarebbe fiero o spaventato di ciò che sei diventato?
Michele sarebbe fiero di me. Triste, ma fiero.
Lui non sarebbe sopravvissuto. Madness gli ha regalato lunga vita, spalle larghe e palle quadrate.
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Redazione The Digital Moon
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