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Intervista a Giorgia Muci: Dalle Dolomiti al mondo

Intervista a Giorgia Muci: Dalle Dolomiti al mondo


TDM: Ciao Giorgia! Il tuo trasferimento in Alto Adige ha rappresentato una svolta fondamentale per la tua vita. Com’è scoccata la scintilla per la montagna e in che modo l’impatto con il paesaggio delle Dolomiti ha trasformato il tuo quotidiano?

Lo confesso, il mio amore per la montagna non è stato un colpo di fulmine; mi sono trasferita a Bolzano per lavoro e prima di allora non avevo mai neanche indossato un paio di scarpe da trekking. È una storia ironica: mi sono avvicinata ai sentieri delle Dolomiti quando sono stata lasciata dal mio ex, cercavo un luogo dove stare da sola e in silenzio. I paesaggi incontaminati che avevo intorno mi riempivano gli occhi, e la fatica per raggiungerli mi faceva dimenticare per un momento il dolore che avevo dentro. Così dai “cocci” di un amore infranto ne è nato un altro: quello per la montagna.

La montagna è la miglior terapista per i cuori infranti, su questo non c’è dubbio. Da lì è stata una continua sfida con la verticalità; i sentieri non mi bastavano più, ero sempre alla ricerca di nuove avventure, ed è così che ho scoperto le vie lunghe: consiste nell’arrampicarsi su una parete rocciosa alta centinaia di metri per raggiungere vette altrimenti inaccessibili. Non esagero dicendo che in tre anni la mia vita è totalmente cambiata: prima ero una persona pigra, abituata al comfort di casa e alle serate sul divano; oggi passo ogni weekend ad alta quota, dormendo in tenda e adattandomi alle condizioni più estreme; la mia personalità è stata totalmente stravolta. La montagna è più che un semplice hobby o un passatempo, è uno stile di vita.

TDM: Dagli sci nei pendii innevati d’inverno all’arrampicata su vie lunghe d’estate, fino ad avventure estreme come dormire nel portabagagli dell’auto sui Pirenei. Qual è stato l’itinerario o l’impresa alpinistica che ha messo più alla prova i tuoi limiti?

I limiti non si superano quasi mai nelle giornate perfette, ma quando le variabili vanno fuori controllo. E in montagna, quasi sempre, è impossibile tenere tutto sotto controllo. Ricordo molto bene un episodio in Norvegia che ha messo alla prova il mio carattere: ero nell’entroterra della penisola di Lyngen, per una spedizione di scialpinismo; tutto procedeva come da itinerario fino a quando, improvvisamente, il manto nevoso sotto ai nostri piedi cede. Vedersi staccare una valanga davanti agli occhi ed esserne travolta è qualcosa che ti segna. Fortunatamente non ci sono state conseguenze fisiche, ma mi ha insegnato la lezione più importante della montagna: nelle situazioni più estreme il corpo ti porta fino al limite, ma è solo la mente che ti permette di superarlo.

Quanto alle notti nel portabagagli sui Pirenei… sono quelle che mi ricordano chi sono davvero. Il freddo che ti entra nelle ossa prima dell’alba, la schiena a pezzi, ma anche la libertà assoluta di svegliarsi dentro un paesaggio primordiale prima di tutti gli altri; i sacrifici sono tanti, ma mi hanno permesso di vedere albe e tramonti che non hanno prezzo.

TDM: Nel tuo percorso sei riuscita a unire l’amore per i viaggi zaino in spalla con la passione per le vette, esplorando luoghi iconici come il deserto del Wadi Rum o le montagne del Brasile. Come pianifichi questi viaggi così autentici e “wild” lontani dai soliti circuiti turistici?

Pianificare “wild” significa in realtà fare un enorme lavoro di sottrazione. Tolgo i pacchetti pronti, le scorciatoie e la fretta. Studio le carte topografiche, cerco informazioni dalle comunità locali di climber e viaggio con l’essenziale nello zaino. Che si tratti di scalare nei remoti deserti della Giordania o di addentrarsi nella vegetazione selvaggia del Brasile, l’obiettivo non è collezionare luoghi, ma integrarmi nella cultura locale. È ciò che rende un viaggio veramente autentico. Infine, mi piace lasciare sempre un margine di incertezza: è lì che nasce l’avventura. Se sai già tutto quello che succederà ora per ora, stai facendo un tour organizzato, non un viaggio.

TDM: Avendo già esplorato più di 30 Paesi, in che modo il confronto con le montagne e le culture di diversi settori del mondo ha cambiato la tua prospettiva personale e il tuo modo di vivere la natura?

Il bello di aver viaggiato in così tanti Paesi è stato proprio scoprire che le montagne di tutto il mondo parlano la stessa lingua, fatta di essenzialità e rispetto. Trovarmi davanti a cime imponenti in continenti diversi mi ha ridimensionato il senso dell’ego. Ti accorgi di quanto siamo piccoli e di come la natura non ci debba nulla, siamo ospiti su questo pianeta.

Questo mi ha resa più essenziale, sia dentro che fuori dalle vie d’arrampicata. Ho imparato a viaggiare leggera, a lasciare ogni posto meglio di come l’ho trovato e a considerare la natura e le montagne non come un parco giochi da postare su Instagram, ma come un tempio da attraversare in punta di piedi. In questo tempio tutte le culture del mondo si rispettano e si aiutano a vicenda; in Brasile, ad esempio, mi è capitato di smarrire una delle mie corde. Il giorno dopo sono stata contattata da un climber locale che l’aveva ritrovata e me l’ha restituita senza volere nulla in cambio. Un piccolo gesto che ha fatto la differenza sulla mia prospettiva del mondo.

TDM: Tra i tuoi progetti c’è l’apertura di un blog dedicato ai viaggi avventura per ispirare altri appassionati. Quali saranno i primi contenuti che condividerai e quali sono i prossimi angoli del mondo che sogni di esplorare?

Il primo vero pilastro del blog sarà una guida completa e senza filtri sulla mia ultima spedizione in Brasile, una meta insolita per l’arrampicata ma molto sottovalutata: dalla logistica dei trasporti all’attrezzatura giusta, fino alla gestione delle pareti e dei permessi. Proprio perché è un itinerario completamente diverso dai classici offerti dalle agenzie di viaggio le informazioni che si possono trovare online sono davvero poche. Nel mio blog voglio offrire strumenti pratici ma anche il racconto autentico per chi desidera intraprendere itinerari ad alto tasso d’avventura. La parte davvero interessante? Sarà tutto gratuito.

La comunità climber si fonda proprio sulla condivisione. Per quanto riguarda il futuro, la bussola punta decisa verso l’India. È un territorio che mi chiama da tempo per la sua combinazione di maestosità geografica e profonda cultura spirituale. Ma anche questo sarà un itinerario fuori dalle rotte convenzionali. Sarà la prossima grande prova su roccia, quota e spirito.

Giorgia Muci|Ig: @giorgiamuci9


Intervista a Giorgia Muci: Dalle Dolomiti al mondo

Redazione The Digital Moon

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