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Intervista a Lorenzo Cicerchia: Cosa significa essere un musicista nel 2026?

Intervista a Lorenzo Cicerchia: Cosa significa essere un musicista nel 2026?


TDM: Considerando il tuo impegno sia live con i CdA nell’evento “Mai Dire Goku” sia online, quanto sono cambiati i social e la comunicazione visiva rispetto a quando hai mosso i tuoi primi passi con la chitarra?

Prima di tutto, un saluto a tutti i lettori. È un piacere poter essere qui. Credo che oggi un musicista non possa limitarsi a essere soltanto un bravo musicista. Deve anche saper comunicare, raccontare la propria storia e sfruttare al meglio gli strumenti che il mondo di oggi mette a disposizione. I social, da questo punto di vista, rappresentano una vetrina straordinaria.

Detto questo, c’è una cosa che per me viene prima di tutto: la musica. I social possono aiutarti a raggiungere milioni di persone, ma se dietro non c’è una solida preparazione, una vera identità artistica e tanta passione, difficilmente riuscirai a costruire qualcosa che duri nel tempo. Per questo continuo a credere che studiare il proprio strumento, approfondire la teoria, l’armonia e la composizione sia fondamentale. Più conosci la musica, più hai strumenti per esprimere davvero ciò che hai dentro.

Io sono cresciuto in un periodo in cui gli smartphone esistevano già, ma non avevamo internet sempre in tasca. Quando ho iniziato a suonare con le mie prime band, il modo per farsi conoscere era semplice: scrivere musica, fare prove e salire su un palco ogni volta che se ne presentava l’occasione. Oggi tutto è cambiato. Un video può raggiungere milioni di persone in poche ore, e sarebbe un errore non cogliere questa opportunità. Per questo credo che, nel 2026, un musicista debba essere anche un comunicatore. Non significa inseguire i numeri a tutti i costi, ma imparare a raccontare il proprio percorso e a utilizzare questi strumenti con intelligenza. Se usati nel modo giusto, i social possono diventare un ponte straordinario tra l’artista e le persone che lo seguono.

TDM: Molti giovani artisti tendono a rincorrere i trend del momento pur di ottenere un briciolo di visibilità in più. Secondo te, come si trova il giusto equilibrio tra l’assecondare gli algoritmi e il rimanere rigorosamente fedeli alla propria identità e cifra stilistica?

Personalmente ritengo sia importante non diventare schiavi degli algoritmi. È molto facile lasciarsi influenzare da ciò che funziona e iniziare, quasi senza accorgersene, a imitare gli altri. È una trappola in cui credo sia capitato un po’ a tutti, almeno una volta. Essere ispirati da altri artisti è una cosa bellissima ed è parte della crescita di ogni musicista. Anch’io ho costruito il mio percorso ascoltando e studiando grandi musicisti. La differenza, però, sta nel fermarsi all’ispirazione e non arrivare all’imitazione.

La nostra identità nasce proprio dall’unione di tutte le esperienze che viviamo: la musica che ascoltiamo, gli artisti che ammiriamo, gli anni di studio, gli errori, i concerti e la nostra sensibilità. È questo mix che ci rende riconoscibili. Paradossalmente, anche sui social sono proprio i contenuti più autentici e personali a lasciare il segno. Le persone percepiscono quando dietro un video c’è un’idea sincera e non il semplice tentativo di inseguire un trend.

Per questo credo che la sfida più grande oggi non sia capire come piacere all’algoritmo, ma come rimanere fedeli a se stessi mentre lo si utilizza. Alla fine, ciò che rende davvero riconoscibile un artista non è il numero di visualizzazioni che ottiene, ma l’identità che riesce a costruire nel tempo.

TDM: I tuoi contenuti mostrano senza filtri la quotidianità di un professionista: i viaggi, le ore di studio, le prove e i palchi. Qual è l’aspetto di questo lavoro che il pubblico da casa o sotto le transenne tende a sottovalutare di più?

Negli ultimi mesi sto dedicando molti contenuti proprio a quello che succede lontano dai riflettori, perché credo sia una parte del nostro lavoro che il pubblico conosce ancora poco. C’è una frase che ripeto spesso e che rappresenta perfettamente quello che penso: il 99% della vita di un artista si svolge lontano dal palco, mentre il pubblico vede solo l’1%. Quel piccolo 1% è il concerto, il momento più emozionante, quello che tutti ricordano. Ma dietro ci sono mesi, anni, di lavoro.

Ci sono ore di viaggio, prove, programmazione dello spettacolo, organizzazione di ogni minimo dettaglio, studio continuo e la ricerca costante di nuove idee per migliorare lo show e renderlo sempre coinvolgente.

Tengo molto a mostrare questo lato perché spesso si pensa che fare il musicista significhi semplicemente salire sul palco e suonare. In realtà è un lavoro meraviglioso, che considero il più bello del mondo, ma richiede anche tantissimo impegno, sacrificio e dedizione.

Come ogni professione, ha momenti di stanchezza e difficoltà che il pubblico, giustamente, non vede.

La cosa bella è che, nonostante tutto, quando si spengono le luci del backstage e si sale sul palco, tutta quella fatica scompare. In quel momento l’unico obiettivo è dare il massimo, indipendentemente che ci siano mille persone o 50 mila. È proprio quell’energia che ripaga di ogni sacrificio fatto prima di arrivare lì.

TDM: Ricevi continuamente messaggi da ragazzi che sognano di vivere di musica e ti chiedono come trasformare questa passione in un lavoro reale. Qual è il consiglio più importante e pragmatico che ti senti di dare a chi parte da zero e deve costruire la propria strada?

Sì, ricevo davvero tanti messaggi, sia da ragazzi molto giovani sia da persone più adulte che hanno il sogno di trasformare la musica in una professione. È una domanda a cui tengo molto, perché in fondo ci sono passato e ci sto passando anch’io.

La prima cosa che rispondo è che non esistono scorciatoie. Non esiste una formula magica e non esiste un percorso uguale per tutti. Ogni carriera è diversa e nasce dall’incontro tra impegno, sacrificio, occasioni e, perché no, anche un po’ di fortuna. Sulla fortuna, però, ho una convinzione molto forte: non è qualcosa che si aspetta, è qualcosa che si costruisce. Bisogna mettersi nelle condizioni di incontrarla. Se rimani fermo ad aspettare che qualcuno bussi alla tua porta, molto probabilmente quel momento non arriverà mai. Se invece studi, sperimenti, pubblichi i tuoi lavori, suoni dal vivo, conosci persone, viaggi e cogli ogni occasione per migliorarti, aumenti enormemente le possibilità che quell’occasione, prima o poi, arrivi davvero.

E quando arriverà, dovrai essere pronto. Per questo continuo a credere che lo studio sia la base di tutto.

Studiare il proprio strumento, la teoria, l’armonia, la composizione, ascoltare tanta musica e confrontarsi con altri musicisti significa costruire competenze che nessuno potrà mai toglierti. Le opportunità possono arrivare all’improvviso, ma se non sei preparato rischiano di svanire in un attimo.

Il consiglio che mi sento di dare è quindi molto semplice: non inseguite il successo, inseguite la crescita. Cercate ogni giorno di diventare musicisti migliori rispetto al giorno prima. Se lo farete con costanza, curiosità e passione, sarete voi stessi ad aumentare le probabilità che la vostra occasione arrivi.

TDM: In un mondo dominato dai numeri, dalle views e dai follower, se dovessi dare una sola definizione di “successo” a un giovane che vuole intraprendere la carriera da musicista, quale sarebbe?

Credo che il successo sia una delle parole più fraintese che esistano. Spesso viene associato ai numeri, alla fama, ai followers o ai soldi. In realtà, penso che il successo abbia un significato diverso per ognuno di noi.

Per qualcuno può significare riempire uno stadio. Per qualcun altro vivere serenamente facendo il lavoro che ama, magari in una piccola casa immersa nella natura. Nessuna di queste definizioni è più giusta dell’altra, perché il successo non dovrebbe essere qualcosa che gli altri decidono per noi, ma qualcosa che scegliamo noi.

Per quanto mi riguarda, il successo è poter vivere facendo ciò che amo. È sapere che tutti gli anni di studio, i sacrifici, le rinunce, gli investimenti e anche quelli fatti dalla mia famiglia non sono stati vani. È salire su un palco, guardare le persone negli occhi e riuscire a trasmettere un’emozione. Se anche una sola persona torna a casa con un sorriso, con più forza o con la voglia di inseguire un proprio sogno, allora penso di aver fatto qualcosa di importante.

Se dovessi dare un consiglio a un ragazzo che sogna di fare il musicista, gli direi di non inseguire il successo degli altri. Costruisci il tuo. Perché il momento in cui inizi a vivere la vita che desideri davvero è già, di per sé, una forma di successo. E forse il successo più grande non è essere ricordati per quanti stadi hai fatto o per quanti followers hai avuto, ma per quante persone hai ispirato a credere un po’ di più in se stesse.

Lorenzo Cicerchia|Ig: @cicerchialorenzo


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Redazione The Digital Moon

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