Quando il dolore diventa manipolativo
Quando il dolore diventa manipolativo
La vittima che manipola: quando il dolore diventa una trappola
Impariamo a riconoscere chi usa la propria fragilità per ottenere potere sugli altri. Osservare le persone è sempre stato, per me, un modo per comprendere ciò che spesso le parole non dicono, ci sono persone che raccontano le proprie ferite per essere comprese, ascoltate, accolte, e poi ci sono quelle che trasformano il ruolo della vittima in uno strumento per ottenere qualcosa dagli altri, quando fare la vittima diventa una strategia bisogna riconoscere la manipolazione dietro la fragilità di facciata. La differenza non è sempre evidente, anzi spesso è proprio questo il problema.
La persona manipolatrice non arriva necessariamente nella nostra vita mostrando aggressività, arroganza o cattiveria, a volte arriva con una storia difficile, con un passato doloroso, con tante ingiustizie da raccontare, ci parla delle persone che l’hanno ferita, tradita, abbandonata, ci racconta quanto ha sofferto e quanto gli altri siano stati ingiusti nei suoi confronti, e noi, davanti alla sofferenza, abbassiamo le difese. Perché quando vediamo qualcuno che soffre, il nostro primo istinto è spesso quello di comprendere, aiutare, proteggere, ed è proprio lì che può iniziare la trappola, quando la vittima diventa una maschera non sto dicendo che chi racconta le proprie sofferenze sia necessariamente una persona manipolatrice, ma che ci sono persone che mostrano le proprie ferite non per cercare aiuto, ma le usano per ottenere potere sugli altri.
Da vittima a stratega
Ognuno di noi può attraversare momenti in cui ha bisogno di essere ascoltato, il problema nasce quando il dolore viene utilizzato sistematicamente per condizionare gli altri, la persona manipolatrice può utilizzare il proprio ruolo di vittima per ottenere attenzione, consenso, favori, protezione, denaro, informazioni, alleanze o semplicemente per evitare di assumersi le proprie responsabilità, ogni volta che viene messa davanti alle proprie contraddizioni, può cambiare posizione, se viene criticata, diventa vittima, se viene scoperta, diventa vittima, se qualcuno prende le distanze, diventa vittima, se qualcuno mette un limite, quel limite viene trasformato in una prova della presunta cattiveria dell’altro, è un meccanismo molto potente perché ci porta a sentirci in colpa per aver semplicemente detto “no” ora basta!.
E quando una persona riesce a farci sentire in colpa per i nostri confini, ha già iniziato ad avere un certo potere su di noi. Nel tempo ho imparato che esiste una forma di manipolazione particolarmente difficile da riconoscere quella che passa attraverso il ruolo della vittima!! Come riconoscerla?
L’osservazione che salva
Per me, uno degli strumenti più importanti è osservare i comportamenti nel tempo e non lasciarsi guidare soltanto dalle parole, le parole possono commuovere, i comportamenti raccontano molto di più. Una persona può raccontarti di essere stata tradita da tutti, ma chiediti: come tratta le persone quando non ha più bisogno di loro? può raccontarti di essere sempre stata vittima delle circostanze, ma osserva: riesce mai ad ammettere un proprio errore? Mostrarsi fragile, ma chiediti: rispetta i tuoi “no”? può raccontarti quanto siano cattive le persone che ha frequentato, ma osserva: come parla degli altri quando non sono presenti? Ci sono alcuni segnali che personalmente considero importanti:
- tende a raccontare sempre la stessa storia, nella quale lei è innocente e gli altri sono sempre colpevoli;
- crea rapidamente un’intimità molto intensa, raccontando dettagli personali per conquistare fiducia;
- cerca di suscitare compassione prima ancora di costruire una relazione autentica;
- utilizza il senso di colpa quando non ottiene ciò che vuole;
- alterna fragilità, vittimismo e aggressività;
- cerca di mettere le persone una contro l’altra;
- modifica la propria versione dei fatti a seconda di chi ha davanti;
- pretende comprensione, ma raramente la concede;
- considera i confini degli altri come un’offesa;
- quando viene scoperta, sposta l’attenzione dal proprio comportamento alla presunta cattiveria di chi l’ha smasherata.
La vittima non cerca comprensione, ma controllo. Una cosa che mi colpisce particolarmente è quando una persona racconta di essere stata vittima di chiunque abbia incontrato, un ex era un mostro, un’amica era falsa, un collega era invidioso, un familiare era cattivo, e tutte le persone che incontra oppure ha incontrato la tradiscono.
E ogni volta la storia sembra avere sempre lo stesso finale, io sono quella che ha subito, gli altri sono quelli che hanno sbagliato. Naturalmente, nessun singolo comportamento basta per definire una persona, è la ripetizione del modello che deve farci riflettere, il segnale più importante: come ti senti dopo averla incontrata? a volte il corpo comprende prima della mente, dopo aver parlato con una persona possiamo sentirci confusi, svuotati, in colpa, obbligati a giustificarci continuamente, possiamo uscire da una conversazione chiedendoci:
“Ma forse sono stato io a sbagliare?”
“Forse sono stato troppo duro?”
“Forse avrei dovuto fare di più?”
“Perché mi sento in colpa se non ho fatto nulla?”
Ecco perché credo sia importante imparare ad ascoltare anche ciò che accade dentro di noi.
I meccanismi relazionali
Da una prospettiva psicologica possiamo osservare i meccanismi relazionali, da una prospettiva spirituale possiamo osservare ciò che quella relazione risveglia dentro di noi, perché a volte una persona manipolatrice entra nella nostra vita e ci mostra una ferita che avevamo già dentro: il bisogno di essere accettati, la paura di deludere, il bisogno di salvare gli altri, la difficoltà a dire no, ed è proprio lì che possiamo trasformare una situazione dolorosa in consapevolezza.
Come allontanarsi
La persona manipolatrice, ha spesso bisogno di mantenere intatta la propria immagine di vittima perché quella posizione le permette di evitare responsabilità e ottenere consenso.
Allontanarsi da una persona manipolatrice non significa necessariamente affrontarla, smascherarla o convincerla di ciò che sta facendo, a volte la scelta più sana è semplicemente ridurre il proprio coinvolgimento, meno spiegazioni, meno giustificazioni, meno informazioni personali, meno bisogno di essere compresi, più confini.
Un “no” non ha bisogno di venti spiegazioni, un confine non è un’aggressione! Prendere le distanze non significa essere cattivi, e soprattutto, non dobbiamo sentirci responsabili della reazione che una persona avrà davanti ai nostri limiti, se ogni volta che mettiamo un confine qualcuno ci fa sentire egoisti, cattivi o ingrati, forse dovremmo chiederci se quella persona era interessata a noi oppure a ciò che poteva ottenere da noi.
Cosa possiamo imparare
Ogni incontro, anche quello con le persone sbagliate, può lasciare un insegnamento, queste esperienze possono insegnarci a non confondere la compassione con la disponibilità infinita, possiamo comprendere che aiutare qualcuno non significa permettergli di oltrepassare continuamente i nostri confini, possiamo imparare che ascoltare una storia non significa doverne accettare automaticamente la versione e possiamo imparare una cosa ancora più importante: non dobbiamo salvare tutti. A volte il nostro bisogno di salvare gli altri nasce dalla convinzione che essere buoni significhi sopportare tutto, ma non è così, la vera consapevolezza arriva quando comprendiamo che possiamo essere persone empatiche senza diventare facilmente manipolabili, possiamo avere un cuore aperto e, contemporaneamente, una porta che sappiamo chiudere.
La mia riflessione
Da persona che osserva molto, ho imparato che non è sempre la persona che parla più forte a essere quella che ha più potere, a volte il vero potere è nella capacità di osservare senza reagire immediatamente, lasciare che il tempo mostri le incoerenze, non giudicare dalle parole, ma guardare i comportamenti, non lasciarsi conquistare soltanto da una storia triste perché anche una storia raccontata con le lacrime agli occhi può essere utilizzata per nascondere una manipolazione. Questo non significa diventare diffidenti verso tutti, significa diventare consapevoli.
Anche l’anima riconosce l’inganno
Anche nel lato spirituale, per me, non è chiudere gli occhi davanti alle ombre è imparare a riconoscerle, anche quelle degli altri e soprattutto, quelle che dentro di noi permettono agli altri di entrare troppo facilmente. Forse alcune persone arrivano nella nostra vita proprio per insegnarci questo: non tutte le anime che chiedono di essere salvate hanno bisogno di essere salvate da noi, alcune ci stanno semplicemente mostrando dove dobbiamo imparare a mettere un confine e quando finalmente impariamo a farlo, quella persona perde il potere che aveva su di noi, non perché l’abbiamo combattuta, ma perché abbiamo smesso di alimentare il suo gioco.
LA lezione che ne possiamo trarre è imparare a non tradire più noi stessi per salvare qualcun altro, e quando impariamo a farlo non abbiamo più bisogno di vendicarci, smascherare o convincere nessuno, ci basta allontanarci, in silenzio, con consapevolezza, e la serenità che proteggere la propria pace non ha prezzo! Scegliamo noi stessi.
“La manipolazione perde il suo potere nel momento in cui smettiamo di sentirci responsabili delle emozioni di chi ci manipola, la vera libertà inizia quando smettiamo di sentirci colpevoli per aver messo un confine a chi aveva imparato a vivere oltre i nostri limiti”
Quando il dolore diventa manipolativo
Shelly
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