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Intervista a Antonello Dani: Musica e Sogni senza età

Intervista a Antonello Dani: Musica e Sogni senza età

Antonello, sei cresciuto con il cuore in Toscana ma da dieci anni vivi in Abruzzo: quanto hanno influenzato questi due territori diversi nella tua musica e nella tua visione di vita?

Beh, sono due territori molto simili che mi hanno influenzato più nella visione della vita che nella musica. Dai ritmi più lenti della Toscana ai ritmi elevatissimi degli abruzzesi, che non si fermano un attimo — sia per lavorare sia per divertirsi — sono un popolo vivo e molto legato alle radici della propria terra.

A livello musicale mi ha dato modo di dedicare un mio brano, L’importanza del niente, a come era la vita del mio paese in Toscana e parlare delle diverse abitudini che avevo e che ho quando ci torno. E magari, in qualche momento in cui la nostalgia della mia terra si fa sentire, mi chiudo, scrivo e cerco di raccontarmi.


Dalle prime esperienze con i Medialuna e gli Scrabble fino al ritorno creativo durante il COVID: cosa hai riscoperto di te stesso in questo percorso musicale?

Ho riscoperto il mio lato interiore e più intimo, più emozionale.
Se nei gruppi Medialuna e Scrabble principalmente suonavo e facevo seconda voce o cori, da qualche anno ho sentito il bisogno di parlare di me. Già prima della pandemia, che ci ha distrutto emotivamente, avevo materiale che ero riuscito a proporre in due o tre serate al mio paese, dove ero riuscito ad avere una band per queste occasioni.

Durante il COVID ho riscoperto forse un “io” più malinconico, più arrabbiato anche, che doveva in qualche modo sfogare le emozioni.
Il senso è come se fossi libero e L’alba del maestro sono nate proprio in quel periodo, per poi essere ultimamente riarrangiate completamente e diversamente, anche se sono pubblicate in entrambe le versioni.

2026 The End ha il testo di Dario Mannari e la musica fatta alle due di notte in pieno lockdown, e sono quei brani che mi hanno fatto capire che sì, forse avevo davvero qualcosa da dire.


Tu scrivi sia testi originali sia poesie: cosa cambia per te quando trasformi le parole di un altro (come quelle di Dario Mannari) in canzone, rispetto a quando racconti direttamente te stesso?

Ma guarda, io e Dario abbiamo avuto percorsi simili: siamo cresciuti insieme e ci vogliamo bene come fratelli.
La differenza sta nel fatto che quando adatto gli scritti di Dario devo leggere bene il testo e trovare una melodia che si adatti al senso del testo.

Come detto prima, la genesi di 2026 The End è molto particolare, perché con Dario ci sentivamo spesso durante la pandemia e gli scrissi: “Mi mandi qualcosa da suonare per questo periodo di m…?”.
Venti minuti dopo avevo il testo di 2026 The End. Presi la chitarra e accarezzai le corde, visto l’orario: erano le due di notte. Il giorno dopo lo mandai a Dario, che mi scrisse che aveva gli occhi lucidi da come si era emozionato, perché avevo centrato in pieno il senso del testo.

Quando invece canto un mio testo, ho già nella mente cosa voglio e come voglio interpretarlo, quindi ho già nella testa una bozza di melodia — se voglio farla acustica, elettrica, più pop o più rock.
Mentre con Dario, in questo senso, andiamo più sull’acustico, nel profondo davvero dell’anima.


La tua passione per il calcio e quella per la musica sembrano avere lo stesso effetto: tenerti vivo. C’è un momento preciso in cui hai capito che queste due strade avrebbero fatto parte della tua vita?

Ho sempre vissuto nella musica e nel calcio.
Da piccolo andavo a vedere le partite di mio padre e a dieci anni ho iniziato a giocare; poi ho fatto di tutto, compreso l’arbitro. Andato in Abruzzo, ho ripreso dopo un anno di inattività e ancora mi diverto ad allenarmi come se fosse il primo giorno.

La musica, invece, è sempre stata con mio padre, che a scappa tempo suonava la chitarra e con tanto rock in casa. Lui amava ed ama i Pink Floyd, i Genesis e Guccini; mia mamma amante di Baglioni: la musica non è mai mancata.

Diciamo anche che il mio primo strumento è stato il sax nella banda del mio paese, poi, già da grande, una mia ex mi regalò una chitarra con cui ho imparato le canzoni del mio idolo vero e proprio, che è Ligabue. Da qui è partito tutto.

E confermo che sì, mi tengono vivo, perché allenarsi e giocare, suonare e raccontarsi aiutano — e tanto — a liberare la mente.
Approfitto per ringraziare la mia società Biancorossi Fossacesia per darmi ancora l’opportunità di misurarmi in un campo di calcio e la mia piattaforma digitale che mi permette di pubblicare senza obblighi particolari.

Ho i miei canali Spotify e YouTube, che ultimamente sono seguiti, e tutte queste cose mi spingono ad andare avanti.


Guardando avanti: sogni una band, concerti dal vivo e nuovo materiale. Se dovessi immaginare il tuo “momento ideale” da artista nei prossimi anni, come lo descriveresti?

Bella domanda. Il momento ideale sarebbe potersi esibire con regolarità, ma non è facile per vari motivi, e raccontare dal vivo del perché magari, anche a 50 anni, una persona prova emozione nel raccontare e raccontarsi.

E poi entrare in uno studio con una mia band, perché un conto è suonare solo con l’acustica — che dà comunque un senso di intimità — un altro avere una band con cui mischiare chimica, intimità ed energia.
Lo studio è un po’ come lo spogliatoio: una seconda casa dove le cose restano lì, ti confidi, lavori e discuti.

Ho materiale nuovo a cui sto lavorando, che tratta anche argomenti forti e attuali, sia politici sia personali.
Come diceva il grande Guccini: “Ho tante storie ancora da raccontare, per chi vuole ascoltare… e a c**** tutto il resto.”


Canale Spotify: Antonello Dani
Canale YouTube dalla piattaforma:Antonello Dani (tema)
Canale YouTube personale:Antonello Dani’s music,dove troverete anche esibizioni live e qualche cover live acustica e voce
Vi aspetto!

Intervista a Antonello Dani: Musica e Sogni senza età
Redazione The Digital Moon

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