Fame d’aria, quella sensazione di non aver abbastanza aria

Qualche settimana fa mi sono ritrovata ad essere particolarmente ansiosa per una nuova esperienza che mi attendeva e chi soffre d’ansia lo sa.

Uno dei sintomi spesso si presenta con una crisi d’ansia vera e propria sia quando ci si trova in uno stato di tensione non acuta, ma costante e duratura. Come una sensazione che l’aria non ti basti. Allora si forza l’inspirazione fin quasi al massimo. Si fa il così detto lungo respiro, nel tentativo di sentirla bastante, eppure non basta ancora. Così, dopo alcuni di questi respiri fatti con la bocca aperta e la testa protesa in avanti come a catturare quanta più aria possibile, la sensazione di mancanza d’aria peggiora. E a sua volta, fa aumentare lo stato d’ansia, a volte facendo scattare un attacco di panico. 

Sono momenti molto brutti, nei quali aleggia la sensazione di un possibile, anche se non realistico, soffocamento. Al punto che molte persone ansiose evitano le situazioni nelle quali potrebbe manifestarsi. Troviamo la fame d’aria non solo nel panico (con o senza agorafobia), ma anche in tante forme di fobia. Ad esempio quella sociale, nell’ansia da prestazione, nell’ansia generalizzata. A volte insieme ad altri sintomi tipici come le palpitazioni, la sudorazione fredda e i tremori fini. A volte come “voce sola” di uno stato ansioso più definito, ma ugualmente fastidioso. 

Poiché tale sintomo ha a che fare con il respiro, e il respiro ha a che fare con la sensazione di vita o di morte, è fondamentale conoscerlo bene, sia per capirne il messaggio sia per disattivarlo quanto prima. Cominciamo col dire una verità che già dovrebbe tranquillizzarci. La quantità d’aria necessaria per una respirazione normale da fermi è di mezzo litro circa. È quel che si chiama volume corrente e, per ottenerlo, basta fare quei brevi respiri automatici di cui neanche ci accorgiamo, quando ad esempio leggiamo un libro, scriviamo al pc o parliamo con qualcuno. Solo ogni tanto, solo in automatico, facciamo un respiro lungo, per compensare eventuali piccoli debiti d’ossigeno. 

L’aria quindi c’è ed è sufficiente e saperlo è importante. Ma allora perché questa fame?

La causa principale risiede nel fatto che, quando siamo ansiosi, ci percepiamo in pericolo. Quindi l’aumento del respiro costituisce un riflesso ancestrale per aumentare le prestazioni in caso di lotta o di fuga. Ma ce n’è un’altra, anch’essa importante. Quando siamo ansiosi i muscoli della respirazione rimangono più contratti, inviando così al cervello la sensazione che la gabbia toracica. Quindi i polmoni, siano più piccoli o, meglio, meno espansi e che, dunque, ci sia meno aria.

Anche queste due mozioni possono aiutarci nei momenti in cui abbiamo la crisi. Se sappiamo che si tratta di una sensazione soggettiva e non di una concreta mancanza d’aria, potremo non farci travolgere dalla paura e bloccare così l’escalation e trattenerci dal fare il respiro lungo, perché tanto non ci succederà niente. All’inizio è fastidioso, ma dopo 5-10 minuti già si starà meglio. 

Se quindi c’è fame d’aria il problema risiede nell’ecosistema in cui viviamo, che un po’ ci siamo costruiti noi. Un po’ si è creato col tempo e con gli eventi, un po’ e stato influenzato dall’esterno, dal lavoro, dalla cultura dominante di tipo di prestazione. Un ecosistema nel quale viviamo con il “respiro corto” o “in apnea” perché l’aria non ci nutre bene, e nel quale viviamo contratti perché c’è poco spazio per i movimenti dell’anima e del cuore e anche dei muscoli.

Se vogliamo liberarci da questo sintomo fastidioso e dal tipo di ansia ad esso collegato, dobbiamo ampliare il nostro spazio vitale. Cioè la possibilità di esprimerci e migliorare l’aria che respiriamo, cioè la qualità del quotidiano, delle relazioni, della vita psichica, fisica e spirituale. Se renderemo il nostro ecosistema più nostro e meno tossico, la fame d’aria non dovrà più farsi carico di lanciare l’allarme.