Cronache

Chi sono i Villains della Disney nella realtà?

Nuovo articolo, nuove emozioni. Ho scritto e nominato tante volte, nei miei articoli, i personaggi della Disney.

Ce n’è uno, in particolare, dove parlo delle principesse Disney e del ruolo di noi donne nella società odierna. È come se un regista famoso ci avesse assegnato un ruolo, quel ruolo di “brava donna”, proprio riconducibile alle principesse Disney.

Qui, potete leggere l’articolo completo:

Oggi, però, vorrei raccontare degli antagonisti della Disney. I cosiddetti “Villains”.

Madame Medusa, vile e malvagia personaggio di “Bianca e Bernie”, che sfrutta una piccola e dolce bambina, Penny, per puro scopo personale.

Maga Magò, simpatica e goffa personaggio de “La Spada nella Roccia”, dal profilo istrionico, che mette a dura prova la pazienza del saggio Mago Merlino.

La Matrigna, o meglio Lady Tremaigne, diabolico e mefistofelico personaggio di uno dei cartoni animati icona della Disney “Cenerentola”. Lei odia la figliastra, Cenerentola appunto, perchè più bella delle sue figlie, è ossessionata dal controllo e dall’avere tutto quello che può e che vuole, tanto da negarlo a lei.

La Regina di Cuori, vanitoso ed infantile personaggio di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, talmente arrogante e capricciosa, da arrivare ad una grande cattiveria nei confronti di chi osava deluderla o di chi non accontentava i suoi stravaganti capricci.

Crudelia De Mon, cattivo e poco razionale personaggio de “La carica dei 101”, amante delle pellicce. La sua follia è talmente incontrollabile, da ambire ad avere i dalmata, per usare il loro manto maculato.

Capitano Uncino, rabbioso ed altezzoso personaggio di “Peter Pan”, un altezzoso nobile che trattava tutti con superiorità, contornata da codardia e vigliaccheria. Fu lui che affrontò Peter Pan, con sotterfugi, trappole, tranelli, delineandolo come un guerriero tutt’altro leale.

Jafar, lugubre e mellifluo personaggio di “Aladdin”, il quale ordisce tremendi piani per impossessarsi del potere, alle spalle del Sultano, tanto da architettare di sposare sua figlia.

Shere Khan, sprezzante e solitario personaggio de “Il libro della giungla”, che temeva il fuoco e le armi degli uomini, per questo voleva ammazzare Mowgli, il bambino cresciuto nella foresta.

Gaston, arrogante personaggio senza cervello de “La Bella e la Bestia”, un ragazzo palestrato, talmente pieno di sé che non prova sentimenti per nessuno, se non per sé stesso, appunto. È innamorato della sua bellezza ed aspira ad avere Belle, solo perché considerata la più bella del paese, senza considerare il suo volere (ovviamente!).

Ade, istrionico e spumeggiante personaggio di “Hercules”, la percora nera della grande famiglia degli Dei dell’Olimpo. La sua missione era quella di prendere il posto del fratello sul Trono degli Dei e, per arrivare al suo intento, decide di eliminarne il figlio, ancora in fasce, da quel momento fino ai 18 anni, in quanto unico ostacolo.

E tanti altri.

Sarebbe davvero troppo nominarli tutti e l’articolo diventerebbe molto lungo.

La Disney è la versione fiabesca della realtà. Trovo davvero tanto interessante trovare delle similitudini tra i personaggi della Disney e la realtà che viviamo. A volte, riesco anche a darmi delle spiegazioni, plausibili o meno non è importante, ad alcuni comportamenti delle persone. Come se ci avessero un po’ influenzati e non fossimo più capaci di lasciare andare questa idea imposta o, meglio, questa zona di comfort, nella quale stiamo così comodi.

Se le principesse possono essere benissimo paragonate a noi donne ed al nostro ruolo imposto, così come ho già ampiamente spiegato nell’introduzione, perchè non poter fare lo stesso con i Villains?

Potremmo paragonare tutte queste personalità, molto forti, istrioniche, con tratti narcisistici, totalmente privi di sentimenti, a tutti coloro che ammazzano, abusano, violentano, manipolano a loro vantaggio. In fin dei conti, il periodo non è dei migliori, sotto questo punto di vista. Donne ammazzate praticamente ogni giorno, giovani che non si sentono compresi che usano e subiscono violenza, uomini manipolati da compagne, le quali usano tutto quello che hanno, figli compresi, per far pagare chissà quale tradimento.

E tanto altro.

Mi capita, spesso devo dire, di avere contatti con le persone, ritenute antagoniste della società. Potrei definirli “i Villains della società”. Sono coloro i quali, nella maggior parte dei casi, si ha paura, perchè considerati “diversi”. Sto parlando degli immigrati, ad esempio, degli omosessuali, dei disabili o, anche, dei detenuti. Quest’ultimi ritenuti i cattivi per eccellenza (forse!) e noi che ci ergiamo come giudici indiscussi, come se non potessimo ritrovarci nella stessa situazione. Prima o poi!

A me non potrà mai capitare!”.

Quante volte ho sentito questa frase.

Per la prima volta, prima della fine dell’anno, sono entrata in un carcere. Io non ho mai detto “Non lo farei mai!”, anzi ho sempre pensato che, un giorno, potesse capitare anche a me. Perchè la vita non sai mai cosa ha riserbo per te, cose belle e cose brutte, esperienze profonde, positive e negative, ma che ti lasciano grandi insegnamenti.

Il 7 di dicembre, il giorno prima dell’Immacolata, una persona a cui tengo molto, è stato rinchiuso in cella.

Apro una parentesi in merito. Non voglio parlare della sua storia, questo articolo non è una presa di posizione nei confronti delle sue accuse. Ci sarà un giudice che lo giudicherà e c’è un avvocato che sta lavorando sodo per tutelare la sua persona.

Detto questo, vorrei solo descrivere le mie emozioni, in una situazione che non avevo mai vissuto.

Era il 30 dicembre. E mancava solo 1 giorno alla fine dell’anno. Ho pensato: “Beh! Il 2023 mi ha regalato anche questo!”. Ed ho creduto davvero che fosse un regalo, perchè, finalmente, dopo tanto tempo, l’avrei rivisto. Sì, perchè questo è il tuo pensiero ricorrente. Da quanto quella mia richiesta è stata accettata dal giudice, vivo ogni giorno con la consapevolezza che si sta avvicinando il momento in cui lo riabbraccerò di nuovo.

Quel giorno ero contenta, come una bambina che si siederà sui banchi di scuola per la prima volta. Mi sono svegliata presto, molto presto. La verità? Non ho dormito! L’emozione era indescrivibile, anche perchè non era detto che avrei potuto avere questa possibilità. Ed invece!

Alle ore 9,15 ero in fila, fuori dal carcere.

Dopo 15 minuti, aprono il portone e ci fanno entrare. Piano piano, uno ad uno, ci avviciniamo alla guardiola, dove un agente penitenziario prende nome e cognome, controlla i documenti ed assegna un numero di chiave, che servirà per aprire un armadietto dove apporre gli oggetti personali (borse, sciarpe, ecc…). Sai bene che non potrai portare nulla con te, per almeno 2 ore sarai lontana dal mondo. Nessuno potrà contattarti, ma non è importante. Quasi non ci pensi.

Finito i controlli di rito, il gruppo di quel turno (generalmente, i colloqui sono divisi in tre turni) si sposta in una stanza, dove si attende un altro agente che chiamerà i parenti del detenuto. Gli stessi verranno invitati a passare sotto il metal detector e, poi, a turno, altre due guardie inizieranno le perquisizioni (una donna per le donne ed un uomo per gli uomini). Controlleranno giubotti, ti toccheranno nel caso dovessi avere qualcosa che non puoi portare con te, ti faranno togliere le scarpe e guarderanno anche quelle. Niente è lasciato al caso.

Quando tutti sono stati perquisiti, allora ti fanno spostare nella stanza dei colloqui. Arrivi lì dentro, dopo almeno un’ora/un’ora e mezza di attesa estenuante. Io ho immaginato come potesse essere l’incontro, dopo tanto tempo che non ci vedevamo. Ha chiesto di me diverse volte, quindi sapevo che gli avrebbe fatto piacere. Ma quanto, non l’avrei mai saputo, fin quando non l’avrei guardato negli occhi, non l’avrei riabbracciato.

Nel mio gruppo, c’erano anche dei bambini, i quali andavano a trovare il papà. Gli ho osservati bene. Erano felici, nonostante la trafila, l’attesa. Contenti, nonostante la modalità inusuale per vedere un papà. Erano più esperti di me, conoscevano bene tutti i passi da fare. In fin dei conti, la prima volta era per me, mica per loro! Ho notato che avevano la piena consapevolezza del luogo in cui si trovavano, anzi era normale per loro. Erano spinti dalla volontà di voler incontrare il papà, quindi nient’altro era importante. Ricordo ancora come una bellissima bambina straniera, dai fantastici capelli ricci, è entrata cantando nella stanza dove l’agente l’avrebbe perquisita. Gli adulti avevano quasi imbarazzo, lei no! Sapeva, evidentemente, che dopo avrebbe riabbracciato il papà. E così è stato!

La stanza dei colloqui è un po’ “diversa” dalle altre.

Forse, l’hanno voluto renderla più calda, proprio perché sanno che quel momento è importante per i detenuti. Perché anche loro attendono quel giorno, si preparano ed aspettano la guardia che nomina il loro nome.

Dopo che i parenti si siedono e si sistemano, chiudono la porta. E tu stai lì ad attendere, il momento si sta avvicinando e sei emozionata. Ricordo ancora il mio cuore, era a mille, come se stessi ad un concerto del mio cantante preferito. Mi veniva da piangere, ma ho resistito. Non volevo che mi vedesse così.

Dopo qualche minuto si apre un’altra porta, più pesante ed entrano i detenuti. Ma lui non c’era ed il batticuore è aumentato. Semplicemente, avevano dimenticato di chiamarlo, quindi ho dovuto attederlo ancora qualche altro minuto. Minuti che sembravano ore, ho avuto l’impressione che quel tempo fosse più lungo di quello atteso nell’anticamera che ho raccontato prima.

Eccolo che spunta! Sorrisone, occhi lucidi, abbraccio lungo e il sogno che si avvera, finalmente!

Il colloquio dura un’ora o due, dipende dalle giornate. Ma quelle ore sembrano 5 minuti, finisce quasi subito.

Com’è strano il tempo!

I minuti possono sembrare ore.

E le ore possono sembrare minuti.

Il tempo è sempre lo stesso, ma le emozioni no! Sono loro che condizionano il tutto. E quando sono belle, positive, profonde, il tutto diventa fiabesco. E le fiabe, si sa, durano poco!

Grazie alle emozioni, ho potuto vivere un’esperienza sicuramente non bella, come contesto, come una che non vedo l’ora di rivivere.

I detenuti sono quelle persone che, nell’immaginario collettivo, sono considerate la feccia della società. Hanno sbagliato e, per questo, meritano di vivere lì dentro. Ma quasi nessuno, se non i parenti, si interessano del loro benessere psicologico ed emotivo. Ed io ho voluto farlo. Ho fortemente voluto rimanere accanto al mio amico, seppur la sua situazione è davvero tanto delicata e difficile. Perchè so che il mio supporto emotivo può aiutarlo ad affrontare il lungo percorso che lo attende. Percorso che comprende anche la sua guarigione.

Non voglio essere un esempio per nessuno.

Quello che sto facendo per lui mi viene dal cuore e lo rifarei ancora ed ancora, senza pensarci due volte. Non pretendo che si capisca la mia posizione o, meglio, il mio ruolo nella sua vita, ma vorrei tanto, con questo articolo, far capire che siamo persone, tutti, e che tutti possiamo sbagliare, tutti possiamo ritrovarci lì dentro e tutti non vorremmo essere giudicati, ma solo sostenuti.

Ho iniziato questo articolo elencando i personaggi “cattivi” della Disney, alcuni almeno. Da piccoli, ci insegnano che nella vita esistono le persone buone e le persone cattive e che bisogna diffidare da quest’ultime, proprio prendendo come esempio questi cartoni animati. Ed io sono d’accordo!

Ma la cronaca quotidiana o, più in generale, la società odierna definisce “cattivo” anche il “diverso”, quei “diversi” che ho elencato prima e che definiamo come tali perchè non riusciamo proprio a metterci nei loro panni per comprendere le loro storie.

Che poi, chi è il “diverso”? Anche io sono considerata “diversa”, perchè ho il mio modo di pensare, perchè non sono manipolabile, perchè ho deciso di seguire un percorso di accettazione di me stessa ed essere, così, un’adulta sana. Il “cattivo”, quindi, è quel “diverso” che non riusciamo a comprendere e, di conseguenza, allontaniamo?

Secondo me, se la Disney ha inserito personaggi “buoni” e personaggi “cattivi” nelle sue fiabe, un motivo ci sarà pure. E la motivazione è riconducibile proprio alla comprensione di queste forti personalità. Non perchè dobbiamo portarli come insegnamento, ma perchè conoscendoli, possiamo anche comprendere la nostra persona e capire la nostra natura. Entrare a contatto con certe storie, conosceremmo nuove emozioni e, perchè no, impareremmo a gestirle meglio.

Da piccolina, ero più affascinata dai Villains e non dalle principesse. E, ad oggi, io dico che non sono per niente una principessa, ma sono affascinata da tutti coloro che, la società, allontana. Adoro ascoltare le loro storie, immedesimarmi nelle loro persone. Cercare di capire la motivazione per la quale hanno agito così.

Faccio anche io selezione, tranquilli! Non mi metto a comprendere chi commette atti che limitano la libertà di altre persone. Non sono così folle!

I Villains, per me, sono tutti i “diversi”, le personalità forti, le storie fuori dal comune.

Le esperienze che “non faremmo mai”.

Le persone che “mai vorremmo accanto”, ma che rivalutiamo.

I ragazzi bullizzati, ai quali piace studiare ed ascoltare musica “non di moda”.

Le donne che fanno la differenza.

Gli uomini che sono un esempio.

Gli emarginati.

Gli stranieri, dei quali non conosciamo le storie.

I detenuti, che stanno pagando per i loro errori.

I Villains siamo tutti noi.

Prima o poi!