Arrestate in Russia per un video su TikTok
Arrestate in Russia per un video su TikTok
Articolo firmato da AMEF – Anti-Mainstream Eagle of Freedom
Due giovani ragazze russe, Dasha Vladimirovna (21 anni) e Karina Evgenyevna (19), sono state arrestate per poche ore e successivamente rilasciate dopo aver pubblicato un video su TikTok nel quale ballavano e rappavano davanti a un impianto petrolifero in fiamme, colpito da un drone ucraino a Soči. In sottofondo, una canzone rap. In primo piano, due sorrisi. Nessuna apologia di terrorismo, nessuna minaccia, nessun invito alla violenza.
Il mondo occidentale, ovviamente, è esploso: “Russia repressiva”, “Putin mette il bavaglio ai giovani”, “Influencer arrestate solo per un video”.
Ma cosa è successo davvero?
- Nessuna tortura.
- Nessuna carcerazione preventiva.
- Nessun processo politico.
- Una multa di 280 sterline.
- E un video di scuse pubbliche.
Fine. In un Paese in guerra.
In tempi in cui la Russia viene descritta da stampa e politici occidentali come una distopia orwelliana, questo episodio – derubricato a livello locale in pochi giorni – dimostra quanto sia costruita e strumentale la narrazione dominante. Quella che fa sembrare qualsiasi atto della Russia un crimine contro i diritti umani.
Ma allora, la domanda è semplice: cosa sarebbe successo se lo stesso video fosse stato girato in Occidente?
Quando i “liberi” incarcerano per molto meno
Nel 2020, durante le proteste di Black Lives Matter, migliaia di utenti sui social statunitensi sono stati schedati e alcuni persino arrestati solo per aver condiviso video delle manifestazioni, senza parteciparvi fisicamente. Alcuni hanno perso il lavoro, altri sono finiti su liste di sorveglianza dell’FBI.
🔗 Fonte: The Intercept
Nel 2022, in Canada, Tamara Lich, una dei volti del movimento dei camionisti anti-obbligo vaccinale, è stata arrestata e incarcerata per settimane, non per atti violenti, ma per aver “organizzato” una protesta non autorizzata a Ottawa. I suoi conti bancari furono congelati senza processo.
🔗 Fonte: Canadaland
Nel Regno Unito, Marcus Meechan, noto come “Count Dankula”, è stato condannato per “hate speech” dopo aver pubblicato un video comico in cui insegnava al cane a fare il saluto nazista. Satira grottesca, sì. Ma ha ricevuto una multa e è stato portato in tribunale per mesi, con minaccia di carcere.
🔗 Fonte: Spiked Online
Repressione vera, ma senza il bollino “autoritaria”
E mentre la Russia, durante una guerra, si limita a una multa simbolica e una pubblica ramanzina per due influencer che ballavano davanti a un’infrastruttura strategica in fiamme, l’Occidente democratico:
- congela conti bancari per opinioni politiche non allineate,
- mette sotto sorveglianza cittadini per un like o una condivisione,
- processa per “odio” chi fa satira,
- radia docenti universitari per post critici verso Israele,
- censura giornalisti indipendenti con il pretesto della “disinformazione russa”.
Il tutto nel silenzio assordante dei giornali italiani, che sulla vicenda russa hanno invece strillato:
- “Influencer arrestate dopo il video sul rogo causato dai droni” – Repubblica
- “TikTok davanti alle fiamme, Mosca arresta due ragazze” – La Stampa
- “Due ragazze arrestate per un video. Putin zittisce i giovani” – Fanpage
- “Russia, scuse forzate per due influencer: ecco il video TikTok” – SkyTG24
Tutti titoli che fingono indignazione democratica, ma tacciono su episodi ben peggiori accaduti in casa loro.
Il dettaglio che non vi dicono: quanto è durato l’arresto?
Non più di qualche ora. Le ragazze sono state identificate, fermate per breve interrogatorio, portate in aula per il richiamo e subito rilasciate. Nessuna carcerazione. Nessuna custodia cautelare. Nessun processo penale. Nessuna condanna con la fedina sporca.
In Italia, dove i giornali si sono precipitati a parlare di “arresto da regime”, non si sono minimamente degnati di chiarire questo punto. Perché la narrazione funziona solo se si omettono i dettagli che sgonfiano l’effetto emozionale.
Conclusione: il vero totalitarismo è quello che non si vede
Nel 2025, non serve la Siberia per silenziare il dissenso. Bastano PayPal e Stripe che ti bloccano i fondi. Un fact-checker embedded su Google. Una legge “contro l’odio” scritta in modo ambiguo. Un algoritmo che ti fa sparire dal feed.
La Russia, con tutti i suoi limiti, ha reagito in modo più sobrio, più proporzionato e meno persecutorio di quanto avrebbe fatto qualsiasi stato occidentale. Questo è un fatto.
E i media italiani, ancora una volta, non fanno informazione. Fanno formazione ideologica.
Arrestate in Russia per un video su TikTok
AMEF – Anti-Mainstream Eagle of Freedom

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