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Intervista a Vincenzo Calabrese: 42 Paesi raccontati oltre gli itinerari turistici

Intervista a Vincenzo Calabrese: 42 Paesi raccontati oltre gli itinerari turistici


Sei un giornalista freelance e travel creator di Cosenza e hai affrontato 28 ore di viaggio per arrivare a Hainan, nel sud della Cina: cosa ti spinge a scegliere itinerari così lunghi e complessi pur di raggiungere destinazioni lontane?

Per me il viaggio non inizia quando arrivo a destinazione, ma nel momento in cui decido di partire. È proprio la voglia di scoperta che mi spinge ad affrontare anche itinerari lunghi e complessi. La distanza, per me, non è un ostacolo, ma parte dell’avventura: significa uscire dalla propria comfort zone, lasciarsi sorprendere e raggiungere luoghi che magari non avrei mai conosciuto seguendo gli itinerari più semplici.

Hainan, ad esempio, non era una destinazione nuova per me: l’avevo già visitata nel 2017 e quest’anno sono stato invitato dall’ente del turismo locale per raccontare l’isola al pubblico italiano. La cosa che mi ha colpito di più è stata tornarci dopo nove anni e ritrovare un luogo profondamente cambiato in meglio. Ho visto un’isola cresciuta, più moderna e ancora più attenta al turismo, ma con la stessa identità che mi aveva conquistato la prima volta.

È la dimostrazione che vale sempre la pena tornare in un posto: il luogo cambia, le persone cambiano, ma cambia anche il nostro modo di guardarle. Dopo nove anni, infatti, ho avuto una percezione completamente diversa di Hainan. Non perché fosse soltanto cambiata l’isola, ma perché nel frattempo sono cambiato anch’io. E credo che questa sia una delle cose più belle del viaggio: poter tornare nello stesso luogo, a distanza di tempo, e scoprire che riesce ancora a raccontarti qualcosa di nuovo. E forse è proprio questo che cerco quando viaggio: non semplicemente arrivare dall’altra parte del mondo, ma tornare a casa con qualcosa che prima di partire non avevo.


Hai visitato 42 Paesi e oltre 100 siti UNESCO con una community di oltre 40.000 persone, raccontando dall’Uzbekistan al Paraguay e al Brasile mete poco conosciute dal pubblico italiano. Come scegli le destinazioni autentiche che meritano più attenzione?

Scelgo le destinazioni in base a quello che personalmente mi incuriosisce. Non viaggio per collezionare timbri sul passaporto, ma per vivere esperienze autentiche e raccontare luoghi che il pubblico italiano conosce meno. Per me il viaggio è sinonimo di libertà e di avventura: fin dal mio primo viaggio ho sempre organizzato tutto in autonomia, dagli itinerari ai voli, dagli spostamenti agli alloggi, perché credo che anche la preparazione faccia parte dell’esperienza.

    Mi hai citato tre Paesi e, sinceramente, ognuno di loro mi riporta subito a un ricordo preciso. Il Brasile mi fa pensare al Cristo Redentore di Rio de Janeiro, probabilmente la cosa più bella che abbia mai visto in un viaggio. L’Uzbekistan mi riporta all’emozione di attraversare la leggendaria Via della Seta, uno dei viaggi più intensi della mia vita. Il Paraguay, invece, lo associo all’atmosfera unica del grande mercato a cielo aperto di Ciudad del Este, un luogo completamente diverso da qualsiasi altro avessi visto prima.

    E forse è proprio questo il motivo per cui scelgo certe destinazioni. Non cerco semplicemente un luogo da visitare, ma un’esperienza che mi lasci qualcosa e che possa lasciare qualcosa anche a chi mi segue. Più una destinazione è lontana dai circuiti del turismo di massa, più sento il desiderio di scoprirla, viverla e raccontarla. Credo che il viaggio abbia davvero senso quando riesce a cambiare il tuo modo di vedere il mondo. Se poi quelle emozioni riescono ad arrivare anche a chi mi segue, allora significa che quel viaggio è valso davvero la pena.


    C’è una tradizione a cui non rinunci mai: provare almeno una volta un piatto italiano in ogni Paese per vedere come viene reinterpretato. Qual è stata la reinterpretazione più curiosa o la sorpresa più piacevole che hai trovato?

    La sorpresa più piacevole è stata scoprire che la pizza, in un modo o nell’altro, è praticamente presente in ogni angolo del mondo. Anche quando viene reinterpretata e si allontana molto dalla nostra concezione, riesco quasi sempre ad apprezzarla. A Sanya, per esempio, sull’isola di Hainan, mi sono trovato davanti alla scelta tra pizza alla banana, al mango e persino al durian, il frutto tipico della zona.

    Con la pasta, invece, è tutta un’altra storia. Soprattutto in Asia, quelli che vengono chiamati “spaghetti” spesso sono in realtà una reinterpretazione con i noodles, e il rischio di ritrovarsi davanti a un piatto dal sapore molto lontano da quello italiano è decisamente più alto. E poi ci sono esperienze come gli spaghetti al ketchup che ho mangiato nel sud della Serbia, che difficilmente si dimenticano. Alla fine, però, è proprio questo il bello: scoprire come una delle nostre tradizioni culinarie più conosciute venga reinterpretata in ogni parte del mondo.


    Su TikTok sei più spontaneo, tra sport, programmi TV e la tua esperienza come concorrente, e a breve tornerai in TV su Canale 5 in prima serata per un nuovo quiz game: cosa puoi anticiparci di questa esperienza che ti rende così entusiasta?

    La televisione è una passione che ho praticamente da sempre. Fin da piccolo ne sono stato affascinato e, negli anni, ho avuto anche la possibilità di lavorare con alcune realtà radiofoniche e televisive della mia zona. A un certo punto, però, ho deciso di mettermi dall’altra parte dello schermo e vivere la televisione da concorrente.

    Nel 2024 ho partecipato a L’Eredità su Rai 1, entrando per la prima volta in uno studio televisivo nazionale. Qualche mese fa, invece, sono stato contattato dagli autori di Love is Blind per partecipare alla seconda stagione italiana. È stata una proposta che mi ha fatto molto piacere e un’esperienza sicuramente particolare, ma ho scelto di rinunciare perché il percorso del programma ha come obiettivo finale quello di trovare un partner e arrivare al matrimonio, e non è qualcosa che rientra nei miei progetti attuali.

    Ora, invece, si sta avvicinando la mia prima esperienza su Mediaset e sono davvero entusiasta. Nelle prossime settimane mi vedrete in prima serata su Canale 5 nella prima puntata di un nuovo quiz game dedicato alla logica, con 100 concorrenti provenienti da tutta Italia. Non posso però raccontarvi altro finché il programma non sarà ufficialmente annunciato.


    Tra i contenuti a cui tieni di più ci sono le dirette dal mare dove nuoti in acque profonde dove non si tocca per affrontare una delle paure più diffuse: come è nata questa idea e cosa significa per te ricevere messaggi da chi ha trovato più sicurezza in mare grazie a te?

    È nata assolutamente per caso, anche perché sono da sempre un grande amante del mare. Nel luglio del 2024, mentre stavo registrando alcuni video al largo, mi è venuta spontaneamente l’idea di aprire una diretta su TikTok. Nel giro di pochi minuti mi sono ritrovato con centinaia di persone collegate, che mi facevano domande per capire cosa stessi facendo. Io, semplicemente, stavo nuotando all’altezza delle boe, con quella che ormai è diventata una mia caratteristica: tenere il telefono con la mano destra e nuotare con la sinistra.

    Il primo video di questo genere pubblicato sul mio profilo raggiunse quasi due milioni di visualizzazioni. Da lì ho capito che, per moltissime persone, il rapporto con il mare è completamente diverso dal mio. C’è chi ha paura di andare al largo, chi semplicemente ha paura di nuotare o chi prova quella sensazione di inquietudine legata al non sapere cosa ci sia sotto la superficie.

    Attraverso i commenti mi sono reso conto sempre di più di quanto fosse importante trasmettere nelle mie dirette una sensazione di tranquillità e sicurezza, mostrando il mare per quello che è e raccontando quello che faccio. Ricevere poi i messaggi di persone che mi raccontano di aver trovato un po’ più di sicurezza, o anche semplicemente di aver iniziato a pensare di poter superare una propria paura guardando una mia diretta, per me è motivo di grandissimo orgoglio. Perché significa che, partendo semplicemente dalla mia passione per il mare, sono riuscito a trasmettere a qualcun altro un’emozione positiva e, magari, un po’ di fiducia in più.

    Vincenzo Calabrese|Ig: @vincenzocalabrese_ig


    Intervista a Vincenzo Calabrese: 42 Paesi raccontati oltre gli itinerari turistici

    Redazione The Digital Moon

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