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Intervista a Viola: La chef e content creator Fiorentina

Intervista a Viola: La chef e content creator Fiorentina


Hai 38 anni, sei nata e vivi a Firenze, e la tua storia con il cibo inizia da giovanissima nella sala del ristorante di tuo padre. Dopo aver preso altre strade, un intervento di chirurgia bariatrica e la straordinaria perdita di 80 kg hanno riacceso la miccia, spingendoti a mollare un posto fisso a 30 anni per ricominciare da zero come cuoca. Come ha influito questo profondo percorso di rinascita personale sul tuo modo di concepire, vivere e “sentire” il cibo oggi?

Per me è stato fondamentale. Rieducandomi a mangiare ho anche iniziato ad apprezzare porzioni moderate e puntando sulla qualità e sul massimo del gusto di quello che mangiavo, ho imparato ad abbinare elementi semplici dove, per assonanza o contrasto, i sapori e emergono con grande intensità, in modo che anche pochi bocconi possano regalare una grande esperienza sensoriale e gratificante.


La tua gavetta nelle cucine reali è stata intensa, ma durante il lockdown hai iniziato a condividere video sui social, riscuotendo un successo così inaspettato da trasformarti in una Content Creator a tempo pieno. Qual è stato il segreto dei tuoi video che ha fatto breccia nel cuore delle persone e quanto della tua autenticità fiorentina hai portato davanti all’obiettivo?

Credo che sia stata la spontaneità e la naturalezza. Ho voluto, fin da subito, che le persone che si imbattevano nelle mie video ricette, non trovassero un’insegnante severa che diceva come fare le cose. Ho sempre preferito un approccio più amichevole, cercando di spiegare le mie ricette esattamente come farei con un amico, che viene a cena da me, e che gradendo quello che gli ho preparato mi chiede semplicemente “come lo hai fatto”, e io glielo spiego. Ma lasciando sempre aperte le porte della personalizzazione dei piatti per le proprie esigenze e i propri gusti.


Dopo qualche anno da Creator pura, la mancanza del contatto con il “lavoro tradizionale” ti ha spinta a reinventarti ancora, unendo la cucina al digitale e avviando un’attività di Chef a domicilio. Cosa ti dà il cucinare direttamente nelle case delle persone rispetto al caos di una cucina di un ristorante o alla solitudine della creazione di contenuti per il web?

Avere a che fare sempre con persone diverse per me è estremamente stimolante e rende il mio lavoro affatto noioso. Cercare di adattarmi all’ambiente in cui cucino è un’esperienza per me sempre molto eccitante, e conoscere i clienti, entrare in sintonia con le loro esigenze e i loro desideri, mi rende il lavoro sul campo emozionante e mi fa vivere quello che dovrebbe essere veramente il lavoro del cuoco: donarsi al cliente attraverso i propri piatti. Che è esattamente il contrario di stare sui social. Dove distanza e numeri creano una barriera tra me e le persone che mi seguono. Se fosse per me, cucinerei per tutti.


Accanto ai piatti e alle ricette, coltivi un’altra grandissima passione: il teatro di improvvisazione. Cucinare a domicilio per clienti sempre diversi e gestire una community online richiedono una grandissima prontezza. In che modo l’arte dell’improvvisazione teatrale ti aiuta a gestire gli “imprevisti” ai fornelli o a connetterti meglio con il tuo pubblico?

L’improvvisazione teatrale ha sicuramente migliorato la mia propensione già alta al problem solving. Caratteristica molto importante per ogni cuoco. Per me è bellissimo anche uscire ad improvvisare, risolvendo piccolissimi problemi pratici ogni volta, e non solo!

Ci sono state delle volte che, sempre previa approvazione del cliente, ho fatto variazioni sui piatti, o inserito di nuovi, perché magari l’ambiente circostante mi aveva ispirato un cambiamento sulle pietanze. Talvolta è stato un orto, qualche volta delle erbe aromatiche spontanee, qualche volta dei prodotti tipici locali. Questo mi diverte moltissimo e mi riconosco ancora di più nella sartorialità del servizio che voglio offrire ad ogni cliente. E poi il teatro mi ha insegnato a crederci, crederci sempre. Anche quando sei assalito da 1000 dubbi, ma sapendo che stai facendo del tuo meglio devi fare sorriso a cattivo gioco perché lo spettacolo deve andare avanti.


Guardando indietro ai tuoi trent’anni, quando hai avuto il coraggio di stravolgere la tua vita abbandonando il lavoro a tempo indeterminato, e guardando a dove sei oggi, nel 2026, qual è il messaggio più grande che senti di voler trasmettere a chi si sente bloccato in una vita che non gli appartiene e ha paura di rincorrere le proprie passioni?

Non voglio dire che “se vuoi, puoi!”. La trovo una frase di grande faciloneria.
So di essere stata fortunata per alcune cose, ma se mi guardo indietro credo che la mia risorsa più grande sia stata quella di non aver buttato niente di tutte le competenze che ho acquisito nella vita. Per un bel po’ di tempo ho fatto produzione video, e video editing, ma ho anche lavorato nel settore pubblicitario, in quello turistico e ho studiato storia dell’arte.

Quando ha iniziato a fare i video già sapevo come montarli, quali fossero le dinamiche per riuscire ad intrattenere meglio il pubblico, avevo una buona competenza di geografia, territorio e quindi a conoscenza di prodotti. È l’arte mi è stata di grande aiuto per mantenere una certa sensibilità estetica e trovare una mia poetica e dei miei valori nei piatti che propongo. Infine ho usato, come già detto, anche l’improvvisazione teatrale. Quindi tutto torna e tutto è sempre utile. Aver inseguito strade considerate sbagliate è un modo brutto per dire che in realtà ci stavamo preparando a ciò che veramente volevamo coltivare. La formazione è una fase fondamentale per dare valore e competenza al nostro operato, per ben riuscire e per crederci davvero.


Intervista a Viola: La chef e content creator Fiorentina

Redazione The Digital Moon

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