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Giuseppe Cossentino: l’arte della sceneggiatura tra innovazione digitale e impegno civile

Intervista a Giuseppe Cossentino: l’arte della sceneggiatura tra innovazione digitale e impegno civile


Sei considerato un pioniere dell’intrattenimento digitale in Italia grazie a progetti rivoluzionari come Passioni senza fine, il primo radiodramma a puntate su Internet. Come è nata l’intuizione di declinare il classico formato della soap opera sulle piattaforme web e quali sono state le sfide tecniche più grandi nel lanciare questo genere in rete?

L’intuizione di dare vita a Passioni senza fine è nata dall’osservazione attenta di un panorama mediatico che, nei primi anni del Duemila, stava vivendo una transizione epocale, in cui la rete non era più soltanto un immenso archivio statico di informazioni, bensì un ecosistema vibrante e interattivo capace di accogliere nuove forme di narrazione. Mi affascinava l’idea di recuperare la straordinaria potenza evocativa del classico radiodramma d’annata e l’avvolgente struttura fidelizzante della soap opera televisiva, fondendoli insieme per modellarli sulle abitudini di un pubblico digitale che cominciava a pretendere contenuti fruibili ovunque e in qualsiasi momento.

La vera sfida intellettuale è stata quella di privare lo spettatore della componente visiva per costringerlo, attraverso il solo potere della parola, dei silenzi e degli effetti sonori, a dipingere nella propria mente i volti, i costumi e le scenografie dei personaggi, dimostrando che il web potesse farsi custode di un’intimità d’ascolto quasi teatrale. Dal punto di vista prettamente tecnico, le barriere sono state enormi: ci muovevamo in un’era in cui le connessioni a banda larga erano ancora un miraggio per molti, i formati di compressione audio spesso sacrificavano la qualità della recitazione e le piattaforme di distribuzione non possedevano l’infrastruttura fluida dei moderni canali di streaming. Abbiamo dovuto inventare da zero un modello di produzione e ottimizzazione dei file che permettesse un download rapido o un ascolto fluido senza snaturare il prezioso lavoro di sound design e le sfumature interpretative dei doppiatori, trasformando di fatto un limite tecnologico in uno stimolo per codificare una nuova grammatica dell’audiolibro e della serialità online in Italia.


Con le webserie Charme e Assunta & Gennarino hai conquistato prestigiosi riconoscimenti internazionali ai World Web Independent Awards. Qual è il segreto per scrivere una comicità capace di mantenere un forte sapore tradizionale – come quello napoletano – e allo stesso tempo di essere compresa e premiata a livello globale?

Il segreto risiede nella consapevolezza profonda che la commedia, quando è autentica, non si limita a fotografare un perimetro geografico, ma si fa specchio universale delle fragilità, delle contraddizioni e dei desideri intrinseci alla natura umana. La tradizione comica napoletana possiede un’eredità immensa, che affonda le sue radici nella commedia dell’arte, nella grandezza di Eduardo e nella sublime ironia di Totò, un patrimonio caratterizzato da un ritmo teatrale serrato, da una mimica e da una musicalità della parola che sanno essere tragiche e ridenti nello stesso istante.

Nel tradurre questa ricchezza all’interno del formato dinamico e iper-concentrato delle webserie come Charme e Assunta & Gennarino, ho cercato di non cadere mai nella trappola del folklore stereotipato o della macchietta provinciale, concentrandomi invece sulla costruzione di dinamiche relazionali archetipiche in cui chiunque, da New York a Tokyo, potesse immedesimarsi immediatamente. I bisticci amorosi, la satira dei costumi sociali, la brama di riscatto e l’arte di arrangiarsi di fronte alle avversità della vita sono linguaggi universali che superano i confini linguistici; pertanto, quando una giuria internazionale si trova di fronte a una storia radicata a Napoli ma scritta con una struttura drammaturgica universale, non percepisce la distanza culturale, bensì riconosce l’onestà e l’energia travolgente di un’umanità che sa ridere di se stessa, premiando quell’equilibrio perfetto tra il respiro globale della narrazione e l’anima unica del territorio.


Una parte fondamentale della tua carriera è legata al cinema sociale e al sodalizio artistico con Nunzio Bellino, con cui hai firmato progetti come Elastic heart, arrivato su Amazon Prime Video e presentato alla Camera dei Deputati. In che modo la sceneggiatura cinematografica può diventare uno strumento concreto per dare voce a realtà invisibili, come le malattie rare, e combattere il bullismo?

La sceneggiatura cinematografica smette di essere un mero esercizio letterario e si trasforma in uno strumento di militanza civile nel momento esatto in cui decide di puntare i propri riflettori sui margini dell’esistenza, laddove il dolore, l’isolamento e l’indifferenza tendono a rendere invisibili le persone. Il sodalizio con Nunzio Bellino è nato proprio dall’urgenza condivisa di squarciare il velo di silenzio che circonda patologie rare come la sindrome di Ehlers-Danlos, utilizzando il cinema non come un freddo trattato medico o un pietistico manifesto di denuncia, ma come un ponte empatico capace di far vibrare l’anima dello spettatore attraverso il racconto ravvicinato di un vissuto autentico.

Scrivere un’opera come Elastic heart ha significato calarsi nelle pieghe psicologiche di chi deve combattere quotidianamente non solo contro i limiti del proprio corpo, ma anche contro la ferocia del bullismo e del giudizio sociale, traducendo la sofferenza in immagini, dialoghi densi e metafore visive di straordinario impatto emotivo. La forza della scrittura risiede nella sua capacità di generare identificazione e, di conseguenza, comprensione: quando il pubblico assiste alla vulnerabilità e al contempo al coraggio del protagonista, i pregiudizi crollano, l’ignoranza si trasforma in conoscenza e lo schermo diventa uno spazio sacro di educazione all’inclusione. Arrivare in contesti istituzionali come la Camera dei Deputati rappresenta la naturale sublimazione di questo processo, poiché dimostra che una storia ben scritta e un cinema fatto con il cuore possono scuotere le coscienze dei legislatori, stimolare il dibattito pubblico e imporre all’agenda politica e sociale temi fondamentali che altrimenti rischierebbero di rimanere confinati nell’ombra della solitudine individuale.


Nella tua produzione letteraria e cinematografica dedichi molto spazio alla tua terra d’origine, come dimostrano le opere Napoli nel Cuore e il monologo La Caffettiera Napoletana. Quanto è importante per te, come autore contemporaneo, valorizzare le eccellenze, la cultura e i simboli della tradizione partenopea offrendone una luce profondamente positiva?

Per un autore contemporaneo che ha la fortuna e la responsabilità di essere figlio di una terra complessa e stratificata come la Campania, l’atto di scrivere diventa inevitabilmente un tributo d’amore e, al tempo stesso, un preciso dovere etico volto a scardinare una narrazione troppo spesso monopolizzata dalla cronaca nera e dai cliché legati alla marginalità criminale. Napoli è una metropoli d’arte, una capitale culturale dal valore inestimabile in cui la bellezza più pura convive costantemente con la contraddizione, ed è proprio per questo che in opere come Napoli nel Cuore o attraverso il lirismo intimo del monologo La Caffettiera Napoletana ho avvertito il bisogno impellente di celebrare l’anima più nobile, poetica e resiliente della mia città.

Valorizzare i simboli della nostra tradizione non significa rifugiarsi in una sterile nostalgia del passato, ma riscoprire quegli oggetti ordinari e quei rituali quotidiani che racchiudono in sé una filosofia di vita millenaria, fatta di accoglienza, di calore umano e di una straordinaria capacità di sublimare le difficoltà dell’esistenza attraverso la dignità e la creatività. Offrire una luce profondamente positiva e fiera di queste radici permette alle nuove generazioni di specchiarsi in un modello identitario costruttivo, restituendo al mondo l’immagine autentica di una Napoli che non è soltanto uno sfondo geografico, ma una musa ispiratrice universale, un laboratorio a cielo aperto di umanità, genialità e passioni immortali che meritano di essere raccontate con l’eleganza e il rispetto che si devono alle grandi civiltà.


Dal concorso ai Premi David di Donatello fino alle apparizioni nei salotti televisivi della RAI, la tua figura di sceneggiatore, regista e giornalista si muove costantemente tra media differenti. Guardando al futuro dell’intrattenimento, quali ritieni siano oggi le competenze fondamentali per un giovane autore che vuole imparare a scrivere storie capaci di adattarsi sia al web, sia alla radio, sia al grande schermo?

Il futuro dell’intrattenimento appartiene indubbiamente a una nuova figura di narratore che definirei “transmediale”, ovvero un autore che non si limita a padroneggiare le regole rigide di un singolo mezzo espressivo, ma che possiede la flessibilità mentale e tecnica per far trasmigrare un’idea all’interno di una galassia mediatica interconnessa. Ad un giovane autore che si affaccia oggi su questo affascinante mercato consiglierei innanzitutto di coltivare una profonda conoscenza delle strutture archetipiche del racconto – poiché la capacità di creare personaggi solidi ed empatici resta il cuore pulsante di ogni storia, dal post sui social al lungometraggio da festival –, associandola però a una spiccata sensibilità verso i diversi linguaggi e i differenti tempi di fruizione del pubblico contemporaneo.

È fondamentale sviluppare una spiccata “elasticità di scrittura”, che significa saper condensare l’essenza di un conflitto drammatico nei pochissimi secondi richiesti dalla rapidità del web, saper valorizzare la componente puramente evocativa della parola e del suono per l’universo dei podcast e della radio, e saper contemporaneamente dilatare gli spazi e i silenzi per la maestosità visiva del grande schermo. Accanto a questa versatilità artistica, un giovane autore non può prescindere da una solida competenza tecnologica e giornalistica, utile a comprendere i meccanismi degli algoritmi, i trend di consumo delle piattaforme digitali e l’importanza dell’analisi della realtà sociale circostante, un bagaglio multidisciplinare che gli permetterà di non subire passivamente le rapide evoluzioni del mercato, ma di cavalcarle con consapevolezza, trasformando ogni innovazione tecnica in una preziosa opportunità per far risuonare la propria voce artistica.

Giuseppe Cossentino

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Redazione The Digital Moon

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