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Intervista a Clelia: A una giornalista pubblicista

Intervista a Clelia: A una giornalista pubblicista


Clelia, sei giornalista pubblicista, scrittrice, speaker radiofonica e social manager. La tua formazione in Scienze della Comunicazione sembra fare da filo conduttore a tutte queste anime. In un panorama culturale così fluido, come riesci a far dialogare la profondità della scrittura e della poesia con l’immediatezza richiesta dai social e dalla radio?

Ciao Lucas, innanzitutto ci tengo a ringraziarti per questa preziosa e stupenda opportunità. Secondo me a fare da file rouge a tutte le mie attività è proprio la mia voglia di comunicare e condividere, aldilà di ogni formazione professionale ed eventuale strategia di marketing.

A gennaio 2025 hai compiuto un passo importante diventando una piccola imprenditrice a capo di una startup di servizi editoriali. Com’è nata l’idea di questo progetto e quali sono le sfide più grandi (e le più grandi soddisfazioni) nel guidare una realtà che supporta la nascita e la cura di nuove opere letterarie?
Ritengo che la mia esperienza di autrice possa essere valida nel comprendere le esperienze di altri autori che si rivolgono a me per accedere al panorama editoriale. Le sfide e le soddisfazioni in questo campo per me prima che professionali restano soprattutto umane perché cerco sempre di entrare in sintonia e di utilizzare l’empatia con chi si affida a me come cliente.


Il tuo impegno nel mondo dei libri è a tutto tondo: curi il tuo blog, la pagina di contenuti artistici “Picobaci” e ricopri il ruolo di direttore scientifico della collana di poesia Aonia per PAV Edizioni. Cosa cerchi in una voce poetica o in un testo quando devi selezionarlo e portarlo all’attenzione dei lettori?

Prima che la correttezza della forma cerco di individuare soprattutto l’elemento dell’originalità che per me è quel quid che poi farà la differenza per contribuire a distinguere quell’opera dalle altre.


Nelle tue svariate collaborazioni con molteplici testate ti occupi principalmente di cultura, donne, arte e attualità. Secondo la tua esperienza, qual è lo stato di salute del racconto della cultura in Italia oggi e in che modo le tematiche femminili stanno trovando nuovi spazi di espressione?

Purtroppo secondo me la cultura, per quanto si mantenga eccezionalmente viva, non vive un suo momento altissimo a causa delle carezze di sostegno che dovrebbero provenire dalle nostre istituzioni, detto ciò, proprio per questo il compito etico dei comunicatori diviene ancora più importante ed essenziale nel trovare stratagemmi anche narrativi che possano rafforzarne l’appeal e la capacità attrattiva verso le masse.


Proprio in questo mese, a giugno 2026, esce la ripubblicazione del tuo libro “L’ultima notte da falena”, sempre con PAV Edizioni. Che effetto fa veder tornare alla luce questa opera in una nuova veste e cosa rappresenta per te, a livello personale e creativo, la figura della “falena” che dà il titolo al volume?

È un bellissimo effetto, ti assicuro, quello di poter vedere la mia prima raccolta di poesie, per certi versi ancora acerba eppure già molto disinvolta, ripubblicata. Per me la “falena” è il mio lato più noir che forse con il tempo ho scelto di colorare con varie sfumature ma che comunque mi rappresenta e simboleggia sicuramente una fase della mia esistenza ma anche della mia scrittura, che in ogni caso è stato il punto di partenza poi di tutto ciò che in seguito è accaduto.

CLELIA MOSCARIELLO


Intervista a Clelia: A una giornalista pubblicista

Redazione The Digital Moon

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