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Intervista a Matthew Cordaz:La vita e le risate liguri-milanesi

Intervista a Matthew Cordaz:La vita e le risate liguri-milanesi


Il tuo nome d’arte “Cordaz” nasce da un divertente malinteso e da un’omonimia con il portiere Alex Cordaz, dato che il tuo vero cognome è Cordano. Com’è nata di preciso questa storpiatura tra amici e qual è stata la reazione più assurda di qualcuno che ti ha scambiato davvero per il calciatore?

Allora, è nato tutto per puro caso. Da ragazzino giocavo a calcio e facevo il portiere, quindi i miei compagni di squadra (alcuni erano anche miei compagni di classe) avevano iniziato a chiamarmi “Cordaz” in modo goliardico, perché il mio cognome vero è Cordano ed era molto simile a quello di Alex Cordaz, che all’epoca era il terzo portiere dell’Inter.

Da lì il nome è rimasto. Prima negli spogliatoi, poi a scuola, poi praticamente ovunque. A un certo punto ho deciso pure di cambiare il nome in “Matthew” e, visto che ho sempre avuto la passione per il disegno, ho iniziato a firmare tavole e qualsiasi altra cosa come “Matthew Cordaz”. Ormai sono 28 anni che mi chiamano così e c’è gente convinta che sia davvero il mio nome e cognome. La parte più assurda? Online mi hanno scambiato mille volte per il vero Cordaz. Su Call of Duty nelle lobby sentivo: “Oh raga c’è il portiere del Crotone!” , “Ma è lui?” , “Sì sì, è lui sicuro!”

Solo perché il mio nickname è “Cordaz19”. Il bello è che come foto profilo ho Spider-Man… quindi non so bene come abbiano fatto a crederci davvero.


Sei nato a Milano ma ti definisci un “milanese naturalizzato ligure da 35 anni”. Quali sono i tratti più milanesi che ti sono rimasti dentro e quali sono invece le abitudini tipicamente liguri che hai fatto tue e che magari finiscono spesso nei tuoi video?

Ci siamo trasferiti in Liguria, terra di mio padre, quando ero molto piccolo, quindi di Milano ho pochi ricordi. Però ogni tanto tornavamo su dai nonni da parte di mia madre e diciamo che… il DNA milanese si sentiva eccome ahah. A scuola mi prendevano sempre in giro perché mia madre mi vestiva come il classico bambino milanese dei primi anni ‘90 e soprattutto per l’accento, con tutte le vocali apertissime a fine frase. Mi chiamavano “il bauscia”. Io ci ridevo sopra, ma per un periodo mi ha fatto sentire un po’ diverso.

In Liguria la figura del “foresto” esiste davvero… e molte dicerie sono vere ahah. Diciamo che all’inizio non è facilissimo entrare in sintonia. Poi però è arrivato il mio primo “BELIN” naturale… e da lì tutto in discesa. Oggi mi sento ligure a tutti gli effetti. Sono cresciuto tra Chiavari e l’entroterra, con mia nonna che parlava dialetto genovese, mio padre, gli amici… alla fine mi hanno trasformato completamente. Però ogni tanto l’accento milanese rispunta ancora, soprattutto perché mia madre, dopo tutti questi anni, la riconosci subito che è una “foresta” ahah. Nei miei video porto spesso proprio questo: Chiavari, il mare, la mentalità ligure e qualche “belin” infilato a fine frase che, diciamocelo, sta bene ovunque.


Di lavoro fai il dipendente Telecom, ma nel tempo libero ti trasformi in un creatore di contenuti basati su battute, ironia e nonsense. Creare “video stupidi e senza troppe pretese” è un modo per staccare la spina dalla routine aziendale o è semplicemente il tuo modo naturale di stare al mondo?

Il mio lavoro viene prima di tutto. Ho sempre lavorato tanto senza tirarmi mai indietro, tra straordinari e turni abbastanza folli. Nel tempo libero però mi dedico completamente a me stesso, ai miei video e al mio cane Arya, una maremmana di 7 anni che, senza esagerare, mi ha cambiato la vita.

La verità è che ho la testa che viaggia continuamente. Mi vengono meme, battute e idee praticamente su qualsiasi cosa durante la giornata. Se non faccio subito un video o non scrivo tutto nelle note del telefono, rischio seriamente di dimenticarmi tutto ahah. Sono sempre stato uno molto estroverso, quello con la battuta pronta o la freddura servita come piatto principale. Durante il periodo Covid alcuni amici mi dissero: “Ma perché non inizi a mettere online tutte le cavolate che dici tutto il giorno?”

E così ho iniziato su TikTok. Alcuni dei primi video oggi mi imbarazzano in maniera clamorosa ahah, però pian piano è cresciuto tutto abbastanza bene. Poi tra shadowban, linee guida e altre cose, il profilo ha iniziato a rallentare e quindi circa due anni fa ho iniziato a portare contenuti su Instagram. All’inizio andava bene, poi c’è stato un blocco totale. Fino a gennaio dell’anno scorso, quando piano piano è esploso tutto grazie ai meme, al black humor e soprattutto ai contenuti sui film, che hanno creato una nicchia di persone che mi segue davvero con costanza. Per me i social restano soprattutto un modo per staccare dalla realtà e mostrare esattamente come sono nella vita vera. Non penso troppo al lato economico, perché quello è il mio spazio personale. Potrebbe diventare un lavoro? Non mi dispiacerebbe. Però serve tempo, costanza e qualcuno che veda qualcosa in più in te. Per ora rimango il vostro amichevole comico di quartiere… e sinceramente mi va bene così.


Nei tuoi spazi parli un po’ di tutto: calcio, vita quotidiana e situazioni assurde. Secondo te, qual è il segreto per fare comicità oggi sui social senza prendersi troppo sul serio, in un momento in cui tutti sembrano voler insegnare qualcosa o fare i professori?

Secondo me il segreto è non prendersi troppo sul serio e lasciare che le cose vengano naturali. Oggi la comicità è molto più controllata rispetto a qualche anno fa. Devi stare attentissimo a qualsiasi battuta perché basta pochissimo per creare polemiche o toccare temi che qualcuno può interpretare male. Il politically correct, secondo me, ha limitato parecchio la spontaneità della comicità online. Poi ci sono persone che vivono costantemente cercando il “commentino” moralista sotto ogni contenuto, senza nemmeno capire il contesto della battuta.

Però fa parte del gioco. I professori da tastiera ci saranno sempre. Io non mi considero un comico vero e proprio. Mi vedo più come uno che ironizza tanto sulla vita quotidiana usando anche parecchio cinismo. Ultimamente però sto lavorando a qualcosa di più personale, qualcosa che faccia dire alla gente: “Ok, questo è proprio Matthew Cordaz.” C’è chi trova subito la propria identità e chi deve lavorarci un po’ di più. Ecco… io faccio parte della seconda categoria ahah.


Se dovessi scegliere un’esperienza della tua vita quotidiana particolarmente bizzarra o un argomento di cui non hai ancora parlato nei tuoi video ma che descrive perfettamente il mondo di “Matthew Cordaz”, quale sarebbe?

Probabilmente tutte le figuracce che continuo a collezionare ogni giorno della mia vita. Sono praticamente un meme vivente. Alcune non le posso raccontare perché nel contesto reale sono davvero pesanti… ma viste da fuori farebbero ridere chiunque. Credo sinceramente che sia difficile fare peggio di me in certe situazioni ahah.

Nei video tengo abbastanza separata la mia vita privata, però ultimamente sto lavorando a qualcosa che si avvicina molto di più alla realtà: una sorta di mini sitcom fatta di episodi e situazioni quotidiane in cui chiunque potrebbe rivedersi. Diciamo che il materiale non manca… perché le cose assurde mi succedono con una frequenza preoccupante. Ne vedrete delle belle.

Matthew Cordaz


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Redazione The Digital Moon

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