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Intervista ad Arianna: Tra set-psiche e business

Intervista ad Arianna: Tra set-psiche e business


Arianna, reciti da quando avevi solo 10 anni e hai lavorato molto anche nella pubblicità. Come è cambiato il tuo rapporto con la telecamera nel passaggio da bambina ad attrice adulta?

Da bambina vivevo la telecamera con molta spontaneità, quasi come un gioco. Non avevo sovrastrutture, mi lasciavo guidare molto dall’istinto. Crescendo, invece, ho iniziato a sviluppare una maggiore consapevolezza: tecnica, ascolto, presenza.

Oggi il mio rapporto con la telecamera è più profondo. Non è più solo “esserci”, ma comunicare qualcosa di autentico. Cerco sempre la verità del momento, senza perdere però quella naturalezza che avevo da piccola, che secondo me è la cosa più preziosa.


Nel 2026 ti vedremo nel film “Me, You” diretto dal regista premio Oscar Bille August. Com’è stato lavorare sotto la sua direzione e cosa ha significato per te far parte di un progetto tratto da un’opera di Erri De Luca?

Lavorare con Bille August è stato estremamente formativo, oltre che un grande onore.
Billie ha uno sguardo molto umano, molto attento alle sfumature, e questo ti porta inevitabilmente a lavorare in profondità. Essere parte di un progetto tratto da un’opera di Erri De Luca ha dato ancora più valore all’esperienza, perché si tratta di una scrittura intensa, piena di significato.

Per me è stato un momento di grande crescita: mi sono sentita piccola davanti a qualcosa di importante, ma allo stesso tempo molto motivata a dare il massimo.


Hai una laurea in psicologia e ti stai specializzando in psicologia giuridica. In che modo concreto questo percorso di studi influenza il tuo metodo di recitazione e la tua capacità di immedesimarti nei personaggi?

La psicologia mi aiuta in modo molto concreto. Quando costruisco un personaggio, non mi fermo a quello che fa o dice, ma cerco di capire perché lo fa.

Studiare dinamiche comportamentali, emozioni e meccanismi mentali mi permette di entrare nei personaggi in modo più strutturato e autentico, evitando interpretazioni superficiali, e questo sul set è fondamentale: ogni personaggio ha una sua verità, anche quando è distante da me.


Il tuo lavoro come controller aziendale sembra apparentemente agli antipodi rispetto al mondo del cinema e del teatro. Come riesci a far coesistere la razionalità della gestione aziendale con la sensibilità emotiva richiesta sul set?

In realtà più che opposti, li vedo come complementari. Il lavoro da controller mi ha dato disciplina, organizzazione e senso di responsabilità. Mi ha insegnato a gestire lo stress e a rimanere lucida anche sotto pressione.

La recitazione, invece, è lo spazio dove posso esprimere la parte più emotiva e creativa di me. Credo che l’equilibrio tra queste due dimensioni mi renda più completa: porto razionalità nel mio lavoro artistico e sensibilità nel mio approccio professionale.


Nella tua presentazione dici che “il bello deve ancora arrivare”. Se dovessi guardare al futuro, qual è il ruolo cinematografico o la sfida artistica che consideri il tuo più grande sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe interpretare un ruolo complesso, magari ispirato a una storia vera o a un personaggio con una forte evoluzione emotiva. Se dovessi riassumerlo: un ruolo che mi spaventi un po’, perché è proprio lì che succedono le cose più interessanti.

Arianna Morra


Intervista ad Arianna: Tra set-psiche e business

Redazione The Digital Moon

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