Intervista a Lucrezia e Pierpaolo di come il crimine
Intervista a Lucrezia e Pierpaolo di come il crimine
Come nasce l’idea di Come il crimine podcast e qual è stato il momento in cui avete capito che poteva diventare qualcosa di importante?
Lucrezia: L’idea di Come il crimine è nata quasi per caso; io e Pierpaolo non ci vedevamo da dieci anni e ci siamo incontrati a casa di un amico comune durante una cena. Era agosto 2024 e io ero in fase di stesura del mio libro su Mario Maccione, ex componente delle Bestie di Satana. Parlando di questo mio progetto, Pierpaolo mi ha detto “è molto interessante, sarebbe bello farci un podcast”. E da lì senza rendercene conto siamo partiti. Sembrava un programma ambizioso e poco realistico nella realizzazione. Invece dopo qualche mese avevamo già uno studio, una lista di ospiti da contattare e un altro amico, Max, che era pronto a collaborare con noi lato riprese. Infatti oggi è parte del trio e anche se non appare mai in video è una parte fondamentale del nostro lavoro; senza di lui non vedreste niente di quello che esce via social e YouTube.
Il vostro motto è “poteva succedere a te, ma è successo a qualcun altro”: quanto è difficile raccontare casi di cronaca mantenendo empatia e rispetto verso le persone coinvolte?
Lucrezia: io farei il ragionamento inverso; fortunatamente io e Pierpaolo siamo persone sensibili ed empatiche nella vita di tutti i giorni. La vera sfida è cercare di rimanere professionali e in qualche modo distaccati da quello che ci viene raccontato. E non è facile, perché fin troppo spesso ci facciamo prendere dalle storie che ci affidano. L’importante è – come sempre – rimanere razionali e garantire un’informazione quanto più fedele e realistica, senza sensazionalismi e morbosità. Cosa che purtroppo accade molto di frequente ultimamente.
Pierpaolo: Esatto, cerchiamo di portare un punto di vista inedito raccontando la storia dal punto di vista di chi l’ha vissuta. Che può essere una vittima, un carnefice o un avvocato. L’importante è che la comunicazione sia chiara e che non dipenda da sterili schieramenti che ci vengono imposti dalle narrazioni che fanno comodo all’opinione pubblica. Non siamo allo stadio, le tifoserie le lasciamo alle curve.
Lucrezia, il tuo percorso tra giornalismo e criminologia quanto influenza il modo in cui costruite gli episodi e scegliete le storie da raccontare?
Sicuramente influenza il modo in cui mi piace raccontarle; la scelta degli ospiti è semplice: diamo voce a chiunque la voglia. Anche quando sono personaggi scomodi, anche quado sono persone da cui siamo distanti, ideologicamente parlando. Il nostro format, tornando alla domanda, cerca di fare informazione stemperando un po’ i toni: non ci piacciono i pietismi, vogliamo arrivare per quelli che siamo. E allo stesso modo, garantiamo ai nostri ospiti la massima libertà d’espressione, anche quando questa risulta controversa.
Pierpaolo, quanto conta oggi lo storytelling sui social per avvicinare il pubblico a temi delicati come la cronaca nera senza cadere nel sensazionalismo?
Lo storytelling è ovviamente sempre essenziale nella distribuzione di un contenuto, ma il ruolo di chi fa una corretta informazione è quello di non calcare la mano in questo senso. Lo storytelling spesso può essere visto come una mistificazione della realtà: ci deve essere un equilibrio per evitare di alterare i fatti al fine di una narrazione che strizza forzatamente l’occhio a una compiacenza richiesta a tutti i costi.
Dopo tre stagioni, qual è la storia o il caso che vi ha lasciato maggiormente un segno umano, prima ancora che professionale?
Lucrezia: io porto sempre due casi come esempio; il primo è quello che coinvolge Massimo Bossetti e il secondo è quello di Pamela Mastropietro. Entrambi, per me, rappresentano due errori giudiziari; Bossetti dal mio punto di vista è in carcere senza aver commesso alcun reato e bisognerebbe approfondire in questo senso, anche se purtroppo – come sappiamo – non è stato possibile per la sua difesa analizzare i reperti che lo inchiodano, poiché sono stati distrutti sotto ordine della PM. La seconda storia, quella di Pamela, è per me una ferita aperta: purtroppo a questo caso non è stata data alcuna rilevanza mediatica e di conseguenza non si è andati avanti con le indagini che sicuramente avrebbero evidenziato molte criticità che nessuno conosce. Io ho letto gli atti e posso dire che dietro la morte di quella ragazza c’è molto di più, solo che all’opinione pubblica non interessa. E questo purtroppo dipende da molteplici fattori.
Pierpaolo: Sì, mi accodo a quello che dice Lucrezia. Anche secondo me bisognerebbe approfondire entrambi i casi giudiziari: per quanto mi riguarda, “il caso del cuore”, quello che mi lascia maggior amaro in bocca è proprio quello di Yara Gambirasio, finito con la condanna definitiva all’ergastolo per Massimo Bossetti, dal mio punto di vista innocente – o quantomeno – indagato e condannato sulla base di elementi fiacchi e non granitici come si vuole far pensare. Magari un giorno ci sarà una revisione anche per lui…
Lucrezia Carnevale e Pierpaolo Episcopo
Redazione The Digital Moon
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