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Intervista a Jacopo: Dalla passione ai visual effects

Intervista a Jacopo: Dalla passione ai visual effects


Domande:

Quando hai capito che quella curiosità nata da ragazzino poteva diventare un vero lavoro nel mondo dei visual effects?

Ho capito che quella curiosità poteva diventare qualcosa di più fin da quando ero ragazzino, perché sono sempre stato un grande appassionato di cinema, soprattutto di film di fantascienza, effetti speciali e mondi immaginari. Il primo film che mi ha fatto nascere questa vocazione per gli effetti speciali, la post-produzione e il cinema è stato Harry Potter. Sono un grandissimo appassionato dei film, anche se non ho mai letto i libri. Insieme a Il Signore degli Anelli, Harry Potter è stato per me una vera scintilla creativa: mi ha aperto un mondo artistico e mi ha fatto capire quanto il cinema potesse trasformare l’immaginazione in qualcosa di visibile.

Quando avevo 11 anni, mia madre mi comprò il mio primo computer. Era un PC con prestazioni molto basse, perché non venivo da una situazione economica semplice, quindi ho sempre imparato ad adattarmi con quello che avevo. Da quel momento ho iniziato da autodidatta: guardavo tutorial, scaricavo i primi programmi di compositing e provavo a ricreare piccoli effetti speciali. Da lì il percorso è cresciuto giorno dopo giorno, con tanta curiosità, studio personale e voglia di imparare. Col tempo ho capito che non era solo una passione, ma qualcosa che poteva davvero diventare il mio lavoro.


Quali sono stati i sacrifici più duri che hai dovuto affrontare per arrivare dove sei oggi?

I sacrifici sono stati tanti, soprattutto perché sono cresciuto con mia madre e mia nonna, in una situazione economica non semplice. Le possibilità erano limitate, quindi ho dovuto imparare molto presto ad adattarmi e a costruirmi da solo le occasioni. Dopo il diploma in grafica e comunicazione, un percorso in cui erano presenti anche cinema e fotografia, ho scelto di non proseguire subito gli studi. Sono andato direttamente a lavorare per dare una mano in casa a livello economico. Nel poco tempo libero che avevo, invece di uscire con gli amici o vivere la spensieratezza tipica di quell’età, spesso restavo a studiare, a guardare tutorial, a sperimentare e a portare avanti progetti creativi.

Ho fatto molti lavori diversi: il barista, le consegne a domicilio, il commesso, ho lavorato anche da McDonald’s. Però, anche mentre facevo lavori lontani dal mio sogno, non ho mai smesso di studiare e di investire tempo nella mia crescita. Ho approfondito tanto la parte tecnica, la tecnologia, i software e tutto ciò che riguarda il mondo degli effetti visivi e della post-produzione. Un altro grande sacrificio è stata la gavetta. Ho iniziato collaborando con piccoli artisti emergenti, facendo tanti lavori anche gratuitamente, pur di imparare, fare esperienza e farmi conoscere. È stato un percorso lungo, fatto di costanza, rinunce e tanta determinazione. Col tempo, però, quella dedizione è stata riconosciuta. Sono riuscito a farmi apprezzare nel settore dei videoclip musicali, delle produzioni e non solo, grazie alla mia preparazione, alla mia creatività e soprattutto alla mia costanza.


C’è un progetto (videoclip, corto o commerciale) che senti rappresenti davvero un punto di svolta nel tuo percorso?

Sicuramente, prima di essere notato da produzioni più strutturate nel settore musicale e audiovisivo, un ruolo fondamentale lo ha avuto la mia produzione personale, che ho fondato insieme al mio migliore amico, Francesco Marzio. Lui è stata una delle persone più importanti del mio percorso, perché ha creduto in me fin dall’inizio. Insieme abbiamo creato Marjal Production, una realtà nata dalla voglia di unire le nostre competenze e costruire qualcosa di nostro. Con Marjal Production abbiamo iniziato realizzando video per artisti emergenti. Tra questi, una persona che ha creduto davvero in me e in noi come produzione è stata Andrea Skizzo Mulargia.

Grazie a lui abbiamo avuto la possibilità di realizzare diversi videoclip in cui siamo riusciti a esprimerci pienamente: io soprattutto nella parte di post-produzione ed effetti visivi, mentre il mio socio nella parte di storytelling e costruzione video. Questi lavori ci hanno permesso di sperimentare molto, portando una creatività importante e costruendo, di fatto, una sorta di portfolio concreto attraverso cui mostrare davvero quello che sapevamo fare. Il vero punto di svolta è arrivato quando sono stato contattato da una produzione per realizzare un effetto speciale all’interno di un videoclip per artisti già più affermati. Da lì ho iniziato a entrare in contatto con un mercato più grande e con produzioni più importanti. Il progetto che considero davvero uno dei più significativi per la mia crescita e per la mia visibilità è stato “Lentamente” di Irama, prodotto dai Broga’s. In quel videoclip ho avuto la possibilità di esprimermi al meglio, creando scenari di combattimento interamente in CGI e lavorando sulla composizione delle scene. È stato un lavoro che mi ha dato molta visibilità e mi ha permesso di far vedere le mie capacità in modo più ampio. Per questo lo considero uno dei progetti che ha segnato davvero un punto di svolta nel mio percorso.


In un settore creativo e competitivo come il tuo, cosa significa per te “spingersi oltre”?

Per me “spingersi oltre” significa prima di tutto non accontentarsi mai e restare sempre aggiornati. In un settore creativo e competitivo come quello dei visual effects, la tecnologia cambia continuamente e viaggia a una velocità impressionante. Oggi, soprattutto con l’integrazione sempre più forte dell’intelligenza artificiale, è fondamentale accettare il cambiamento e imparare a usarlo come uno strumento, non come un limite. Ogni giorno nascono nuovi processi creativi, nuovi software, nuove tecniche e nuovi modi di lavorare. Per questo bisogna continuare a studiare, sperimentare e mettersi in discussione.

Spingersi oltre, per me, vuol dire anche non fermarsi alle competenze che si hanno già. Non bisogna mai arrivare al punto di pensare: “Ok, sono arrivato, posso fermarmi qui”. In realtà, in questo mondo bisogna continuare ad avanzare, imparare più cose possibili e restare sempre sul pezzo. È un settore che richiede curiosità, aggiornamento costante e capacità di innovarsi, perché la società e la tecnologia si muovono alla velocità della luce. Chi vuole restare davvero competitivo deve avere la voglia di crescere ogni giorno.


Guardando al futuro, qual è la visione più ambiziosa che hai per te stesso e per il tuo lavoro?

La mia visione più ambiziosa per il futuro è non fermarmi mai e continuare a dare sempre più spazio alla mia creatività, lavorando a progetti importanti e di alto livello. Mi piacerebbe continuare a crescere nel mondo dei videoclip musicali, collaborando con artisti di un certo calibro e con produzioni sempre più strutturate. Allo stesso tempo, però, il mio sogno più grande resta quello che ho fin da bambino: poter lavorare un giorno a un film, una serie o una produzione importante legata alla fantascienza e agli effetti speciali.

Sarebbe per me la realizzazione di un percorso iniziato quando ero piccolo, guardando quei film che mi hanno fatto innamorare del cinema e della post-produzione. Un altro obiettivo molto ambizioso è riuscire ad arrivare anche all’estero, magari lavorando con produzioni internazionali, negli Stati Uniti o in contesti dove il settore dei visual effects è molto sviluppato. So che è un traguardo grande, ma credo che con costanza, studio e lavoro quotidiano possa diventare possibile. La mia ambizione è continuare a crescere, migliorarmi e portare la mia creatività sempre più lontano.

Jacopo Andreoli


Intervista a Jacopo: Dalla passione ai visual effects

Redazione The Digital Moon

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