Intervista a Edoardo: Il ritorno della cultura clubbing
Intervista a Edoardo: Il ritorno della cultura clubbing
Come sta cambiando oggi il panorama del clubbing in Italia e in Europa rispetto agli anni pre-pandemia?
Il clubbing in generale è cambiato, soprattutto negli anni post-Covid, siamo passati da avere club perennemente pieni di persone appassionate di musica, ad avere molti finti clubber che vanno in determinate location solo per creare il contenuto social. Ogni dj quando alza la testa verso la pista vede una miriade di flash accesi e poca gente che balla, godendosi la serata nel modo giusto. Ormai il vero clubbing sta diventando una nicchia, i trend sono cambiati soprattutto in Italia, si seguono mode, a discapito del lato artistico musicale.
Da qui nasce il soft clubbing, dj set in pasticcerie, bakery, pizzerie d’asporto e similari; eventi creati ad hoc per coloro che non vogliono fare tardi (solitamente organizzati durante orario aperitivo), ma che con il clubbing non hanno nulla a che vedere, la reputo semplicemente una moda che come ha avuto un inizio, avrà molto presto una fine. Ogni cosa ha il suo posto, la musica elettronica nasce, cresce e, spero non muoia mai, nei club. Il soft clubbing è un’ottima realtà, ma non ha nulla a che vedere con le vibes che ti trasmettono i bassi profondi della discoteca, quella vera.
Perché la musica house sta tornando centrale nella scena elettronica, dopo anni dominati da urban e hip hop?
Credo che l’house e la musica elettronica in generale non abbia una fine vera e propria, ma come tante altre cose ha alti e bassi (tanto per rimanere in tema). Con l’avvento dei social network è cambiata anche la musica e la gente comune è influenzata dai trend. Dieci anni fa l’urban era il centro di tutto, si sono creati format, movimenti di ogni tipo e i club che proponevano questo genere musicale erano sempre in overbooking. Ora il trend è tornato sull’house, ma rimane sempre l’idea che il vero appassionato di genere continui a frequentare locali che propongono il genere in cui si rispecchia.
Se mi piace l’elettronica, a prescindere dal trend, continuerò a frequentare club che propongono elettronica. Essendo oggi un trend, ci si ritrova in mezzo ad ogni tipo di clientela, dal clubber puro alla persona che viene per fare la storia su Instagram, proprio com’era 10 anni fa per l’urban/hip hop.
Quali sono gli elementi chiave per trasformare un evento house in un vero e proprio trend, e non solo in una nicchia?
In questo periodo in Italia e nel resto d’Europa nasce un format al giorno che si concentra sulla musica elettronica, ma resta fondamentale una cosa: distinguersi. La cosa più importante è il posizionamento del brand. Bisogna essere appetibili sia per i clienti che per i locali.. Come? Prima di tutto serve un’organizzazione stabile e strutturata, DJ che sappiano suonare e che non si improvvisino come cultori house quando fino a ieri suonavano tutt’altro genere, uno stile grafico coerente in cui ci si identifica e che rispecchi la proposta artistica, anche facilmente identificabile dall’utente.
E soprattutto è fondamentale creare contenuti di livello: foto, video, per essere posizionati sui social network. L’unione fa la forza, molte volte le collaborazioni con realtà affermate portano vantaggi ai format: visibilità social, ampliamento community e posizionamento. Questo è ciò che sto facendo col mio team per Folie, il nostro format.
In che modo il vostro format si differenzia dagli eventi tradizionali e come si sta espandendo nel contesto italiano?
Fondamentalmente siamo un format giovane, con una base solida di pubbliche relazioni, ma ci stiamo facendo strada con i numeri e con la base artistica che proponiamo. Abbiamo Andrea Appolloni il nostro resident DJ, affermato nel panorama italiano, con delle ottime competenze musicali, producer minimal & tech house, che ci assicura sempre delle ottime performance in consolle e ci aiuta molto a seguire i trend musicali. La consolle è totalmente affidata a lui e a rotazione gli affianchiamo dei Dj facenti parte del nostro roster, a seconda delle necessità e degli orari degli eventi.
Se dovessi dare una definizione di Folie, dire che è un contenitore estetico. Non è solo una serata o una maglietta, è un “moodboard reale”. È quel momento nel club dove la musica è giusta, la luce è bassa e ti senti nel posto esatto dove dovresti essere, circondato da persone che “capiscono” senza bisogno di parlare. Noi non vogliamo essere il format più grande o più famoso, ma quello più curato. La definizione che si addice di più è: “underground nell’anima, chic nell’esecuzione.”
Quanto è importante la collaborazione con club affermati e festival nel costruire un movimento solido attorno alla musica house?
Confrontarci con realtà più grandi può far paura, ma allo stesso tempo può farci crescere. E crescere ad oggi è fondamentale per creare una community sempre più numerosa. Abbiamo collaborato con numerosi club e locali a Milano: Philipp’s Club, Bluesquare, Spazio Diaz, Superclub, Desco, Downtown, JustMe i più importanti.
Nel resto d’Italia abbiamo collaborato con locali di riferimento in Sardegna, come Blu Beach e Pineta. La collaborazione più importante è stata quella con Adriatic Sound Festival, un festival che si tiene all’aeroporto di Fano a giugno, con ospiti come Armand Van Helden, Rufus du Sol, Sven Vath, Richie Hawtin e altri Dj famosi a livello mondiale. Lo scorso anno abbiamo organizzato un pre party a Milano in collaborazione e siamo rimasti soddisfatti.
Ogni collaborazione viene inserita nel nostro “curriculum” e ci posiziona. Ciò è molto importante quando ci si va a proporre a locali con brand importanti, per aumentare la credibilità del format.
Il nostro traguardo finale è quello di creare una community numerosa che si leghi al nome di Folie e voglia esserci ad ogni modo, quando Folie organizza un evento. Step by step, con impegno, tempo, dedizione e tanta tanta passione.
Edoardo Castagna
Intervista a Edoardo: Il ritorno della cultura clubbing
Redazione The Digital Moon
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