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Intervista a Johnny: Le cronache di un meticcio

Intervista a Johnny: Le cronache di un meticcio


Hai scritto di aver “ucciso” la versione di te che non ti piaceva più. Qual è stato il verso o il momento esatto in cui hai capito che quel vecchio Johnny non esisteva più?

Ho capito che dovevo uccidere quel vecchio me, quando, guardandomi allo specchio, ho visto un ragazzo insicuro, fuori forma e spaventato. Ho immaginato la nuova versione di me come un sicario silenzioso e letale, che fa fuori l’altro con una fermezza che non aveva mai avuto prima. Il racconto del fatto chiude il primo capitolo del libro.

Il branco: Il tuo ragazzo-cane è un meticcio in una società grigia. C’è speranza di trovare altri simili tra le strade della città, o la sua è una solitudine necessaria e definitiva?

La solitudine del ragazzo-cane è stata forzata da quel determinato periodo ed è stata necessaria per la trasformazione finale nel nuovo me. Un’insegnante molto esigente, grazie alla quale sono riuscito a sputare fuori questo progetto. Le strade pullulano di altri meticci allo sbando, in preda alla confusione e schiacciati dal peso dei loro giorni. Li sento, riesco a fiutarli.


Se dovessi scegliere un solo disco Rock-Blues che faccia da colonna sonora ideale alla lettura di HEY GIO’, quale sarebbe e perché?

Sceglierne uno è complicato, ma artisti come Hendrix, i Doors, BB King, Howlin Wolf o Stevie Ray Vaughan hanno contribuito alla mia ispirazione. In questo tipo di musica sento quella scossa che dà la vita a tutto.


Perché proprio il cane? Quale caratteristica di questo animale – oltre al non essere “tenero” – rappresenta meglio il tuo modo di stare al mondo oggi?

Mi rivedo in un meticcio perché faccio parte della massa, del popolo, della classe operaia. Sono uno qualunque, un semplice cane senza pedigree, che passa inosservato agli occhi degli altri. Là fuori se non sei della razza giusta, se non appartieni al giusto ceto, può essere veramente dura.


Dici di voler scrivere una storia per tutto il Paese. HEY GIO’ è il prologo di questa storia o è il sacrificio necessario per poterla iniziare a scrivere?

HEY GIO’ è stata la miccia che ha acceso il mio desiderio di comunicare e di raccontare qualcosa. È stato un sfogo, il vomito dopo la sbornia. La linfa che ha sturato l’ingorgo che avevo dentro. Quindi, si!

È stato necessario per iniziare a fantasticare e a buttare giù qualche idea, che sono convinto, presto o tardi, arriverà.

Johnny Campanile


Intervista a Johnny: Le cronache di un meticcio

Redazione The Digital Moon

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