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Il rischio di annullarsi

Il rischio di annullarsi


In un pomeriggio di pioggia a Roma, tra le pareti della Stanza numero 20, si consuma una lenta fusione di corpi e di anime tra due persone che si sono trovate per perdersi. Una riflessione sulla sottile linea che separa la dedizione totale dalla perdita definitiva di sé, dove il rischio di annullarsi diventa l’ombra silenziosa di un amore assoluto.


La paura di perdersi

Certe melodie non finiscono — ti scivolano dentro senza chiedere permesso come una chitarra slide, lenta e ipnotica, che ti lascia con una domanda sospesa: dove finisci tu e dove inizia l’altro? È una sensazione dolce e terribile allo stesso tempo.

Chi conosce quell’esperienza non la glorifica — la osserva con la lucidità di chi sa che la dissoluzione, per quanto bella, ha sempre un prezzo. Ti ricordi quel pomeriggio di dicembre? Fuori c’era il diluvio, Roma era paralizzata dal traffico, ma noi eravamo al sicuro nella Stanza numero 20. Avevamo appena finito di fare l’amore. Eravamo stesi sul letto, intrecciati in quel modo impossibile che riescono a trovare solo gli amanti che cercano di occupare meno spazio possibile nel mondo.


La fusione silenziosa

La tua testa era sul mio petto. La mia gamba era incastrata tra le tue. Non parlavamo — ascoltavamo solo il respiro l’uno dell’altra. E in quel momento non sapevo più se il battito che sentivo fosse il mio o il tuo. Non sapevo se il calore venisse dalla mia pelle o dalla tua. Ho pensato che fosse amore. Non mi accorgevo che, dietro quella pace apparente, si nascondeva il rischio di annullarsi in modo irreversibile. Se lei muore adesso, muoio anch’io, pensai. Semplicemente, smetto di esistere.

I tuoi desideri erano i miei comandi. Odiavi tuo marito? Lo odiavo anch’io, con una ferocia che non mi apparteneva. Ti sentivi soffocare? Mancava l’aria anche a me, a chilometri di distanza. Ti piaceva avere qualcuno che non opponeva resistenza — qualcuno che si lasciava modellare dalle tue mani come argilla morbida. Sempre disponibile, totalmente empatico, privo di ego.

Credevo fosse empatia

C’è una differenza sottile ma brutale tra il voler toccare l’anima di qualcuno e il voler scomparire dentro di essa. La prima è connessione — due presenze che si riconoscono. La seconda è qualcosa di più oscuro: un’erosione lenta, quasi indolore, in cui uno dei due smette di avere contorni propri senza nemmeno accorgersene.

Spesso ignoriamo quanto possa essere distruttivo perdersi per amore fino a quando non ci accorgiamo che il rischio di annullarsi è diventato tangibile, e ci lascia senza una forma riflessa nello specchio.

Quando te ne sei andata, sono rimasto lì. Ho provato a ricompormi, ma non ce l’ho fatta. I pezzi non tornavano al loro posto perché non ricordavo più quale fosse . Mi ero abituato a lasciarti decidere la forma che dovevo avere. Fondersi non è amore. L’amore vero è composto da due corpi che si incontrano, non da uno che ne assorbe un altro fino a farlo sparire.

Tu sei rimasta solida, amore mio. Tu non sei mai svanita dentro di me. Hai preso quello che ti serviva e sei andata via, con la stessa leggerezza di chi abbandona una stanza che ha smesso di servirle. Sono io quello che si è perso. Sono io che ho scambiato la dissoluzione per dedizione, il vuoto per pienezza, la sparizione per amore.


Oltre il rischio di annullarsi: l’importanza di restare integri

Tornare a se stessi dopo essersi perduti non è un atto eroico. È faticoso e banale — ricostruire un’identità millimetro per millimetro, come rimettere insieme qualcosa di fragile senza avere le istruzioni. Ma è l’unico lavoro che valga la pena fare.

Perché l’amore vero non ti chiede di sparire. Ti chiede di restare — interamente, ostinatamente presente. Due persone che si scelgono senza dissolversi l’una nell’altra. Due voci che si sentono senza coprirsi. Due forme che si toccano senza perdere i propri contorni. Tutto il resto, per quanto dolce e ipnotico, non è fusione — è solo un modo più lento di morire.


Il rischio di annullarsi

Dario Fossati

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Dario Fossati

Autore ombra e 'Moonie' nell'anima. Ho scelto di cancellare il mio volto per dare voce all'unica cosa che conta davvero: le storie. Racconto ciò che spesso nascondiamo sotto la superficie: la complessità, la vertigine, la disperazione... Qui su The Digital Moon, condivido il mio viaggio senza filtri. Perché anche la luna ha un lato in ombra, ed è lì che accadono le cose più interessanti.