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Intervista: L’istruzione come atto di emancipazione

Intervista: L’istruzione come atto di emancipazione


In che modo l’istruzione ha contribuito a costruire la tua identità personale prima ancora che quella professionale?

Dal punto di vista umano prima ancora che accademico, l’istruzione mi ha permesso di sviluppare pensiero critico e libertà decisionale. Mi ha educata a valori essenziali per far parte di una comunità. Ha migliorato, poi, le mie prospettive economiche ed il mio benessere individuale.

Esiste certamente un patrimonio nativo, ereditario e congenito di dotazioni, di attitudini e disposizioni, individualmente connotate, ma su questo s’inseriscono via via le influenze dell’esperienza e dell’istruzione. Una donna istruita è una donna consapevole, indipendente, libera.


    Cosa significa, dal punto di vista umano ed emotivo, crescere senza il diritto all’istruzione?

    La mancanza di istruzione confina le persone in condizioni di indigenza e le condanna a un ciclo perpetuo di discriminazione e instabilità sociale. La negazione dell’istruzione provoca la perdita di potenziale, la stagnazione economica e la distruzione del patrimonio culturale.

    Ma l’istruzione è un diritto umano inalienabile e fondamentale, sancito a livello internazionale (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 26) e nazionale (Costituzione italiana, Art.34).

    La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza all’Art. 2 prevede che tutte le bambine e i bambini godano degli stessi diritti ( principio di non discriminazione). Eppure, nel mondo, si stima che oltre 120-130 milioni di bambine e ragazze non frequentano la scuola.


    Perché l’istruzione delle bambine e delle ragazze rappresenta ancora oggi una delle sfide più urgenti a livello globale?

    Per citare Rita Levi Montalcini: “Se istruisci un bambino, avrai un uomo istruito. Se istruisci una bambina, avrai una donna, una famiglia e una società istruita”.

    L’accesso all’istruzione femminile è un motore essenziale per lo sviluppo socio-economico globale.  Fattori come matrimoni precoci, lavoro domestico e retaggi tradizionali rallentano l’istruzione.

    Il tema dell’istruzione e del suo ruolo nel progresso della condizione delle donne e della società in generale non è certo nuovo e, anzi, nella storia, ricorre con sorprendente costanza. Di qui l’urgenza a livello globale atteso che il divario ancora persiste.


    In che modo la scuola può diventare uno spazio reale di emancipazione, uguaglianza e non discriminazione?

    La scuola è un presidio democratico e spazio di emancipazione, essenziale per lo sviluppo del pensiero critico, la crescita personale e la costruzione della cittadinanza attiva, contrastando disuguaglianze e privilegi. La scuola, pertanto, non è solo un luogo di trasmissione di conoscenze, ma un “laboratorio” di Vita.


    Quanto può incidere, secondo te, anche il più piccolo gesto di sensibilizzazione nel generare un cambiamento sociale duraturo?

    Sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento è un minimo contributo. Ma qualcuno, una volta, mi ha detto: “Agisci come se quel che fai facesse la differenza. La fa”.


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