Intervista a Manuele: Il pallone senza prendersi a gomitate
Intervista a Manuele: Il pallone senza prendersi a gomitate
Comico + digital strategist + calcio: quando avete capito che questa strana equazione poteva funzionare davvero sui social?
Come succede a tanti, quando abbiamo iniziato a caricare i video ManuAle del Calcio non era un progetto ma un semplice modo di divertirsi e giocare con uno strumento per noi nuovo.
Andando avanti ci siamo resi conto che potevamo unire l’estro di uno e le capacità di creare un progetto solido dell’altra: questo ci ha permesso di trasformare la passione in lavoro, abbiamo la fortuna di completarci sotto tanti aspetti.
Il vostro profilo nasce come spazio sicuro: quanto è difficile oggi parlare di calcio senza finire in rissa digitale?
Noi immaginiamo lo spazio che stiamo occupando come una stanza in cui tutti urlano e, così facendo, non sentono l’altro.
Noi parliamo a bassa voce e, se ti va di ascoltarci, devi abbassare la voce anche tu. Per noi creare questo clima attorno al calcio è fondamentale: vediamo troppi creator sbraitare convinti che questo sia il modo più efficace di arrivare a un pubblico.
Sì, magari in un primo momento ti fai notare di più, ma chi hai attirato con questo metodo sarà il primo a mollarti dopo un video “sbagliato”. Siamo contenti quando qualcuno è in disaccordo con noi e ci tiene a iniziare una discussione: è un atto di fiducia.
Poi dobbiamo dire che c’è meno rissa attorno ai contenuti comici perché se te la prendi per uno sketch sulla tua squadra la figura dell’antipatico la fai tu. Prendevamo più insulti quando facevamo i giochini su TikTok perché non ci ricordavamo il terzino sinistro dello Stoccarda ’07-’08.
Il 95% del successo è merito dei nomi (parola vostra): il restante 5% come ve lo spiegate? Talento, incoscienza o allenamento?
Facciamo un 1% di ciascun elemento. Ne aggiungiamo due così arriviamo a 100: pazienza ed entusiasmo.
I social ti mettono davanti la trappola delle visual che può portarti a creare contenuti cercando di accontentare l’algoritmo ancor prima che il tuo pubblico. Noi cerchiamo sempre di fare ciò che piace a noi, anche se i numeri non sempre ci ricompensano. Poi quando succede siamo contenti perché significa allargare questa famiglia che si sta creando attorno a ManuAle del Calcio.
Insegnate entrambi ai bambini: cosa vi hanno insegnato loro sul modo giusto di parlare di sport (e di prenderlo meno sul serio)?
Ci hanno insegnato che insistere sul praticare la gentilezza ripaga sempre. Come dicevo prima fare casino per “conquistarli” funziona i primi 5 minuti, ma non verrai mai preso sul serio.
Noi non urliamo sui social e non urliamo coi nostri bimbi: solo così riusciamo a instaurare un clima di fiducia reciproca.
Se il calcio è una cosa seria di cui bisogna ridere, di cosa non bisogna mai ridere quando si parla di calcio?
Per noi si può ridere su qualsiasi argomento e lo facciamo pur sapendo che ogni tanto arriverà la shitstorm: per esempio quando parliamo di sessismo nel calcio siamo consci del fatto che saremo in minoranza, ma l’urgenza di mandare un messaggio è più forte.
L’unica cosa importante quando si fa comicità è non ridere della vittima, un tranello in cui si cade troppo spesso per una risata facile (soprattutto nel calcio).
Quando è scoppiato il caso di Fagioli e Tonali non ci siamo permessi di fare una battuta sulla loro ludopatia, ma abbiamo fatto uno sketch su quanto il tifoso medio fosse più scandalizzato per quel caso che per i quotidiani insulti razzisti in campo e sugli spalti.
Intervista a Manuele: Il pallone senza prendersi a gomitate
Redazione The Digital Moon
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