Intervista ad Amedeo Davit: Con Master Ame
Intervista ad Amedeo Davit: Con Master Ame
Cosa ti ha spinto a trasformare la tua passione per il gioco di ruolo in una missione da condividere con il mondo?
Una passione rimasta per anni. Gioco di ruolo da quando avevo tredici anni, e ogni volta che mi siedo al tavolo mi ricordo perché me ne sono innamorato: le persone e le storie.
Vedere un gruppo che crea una storia insieme, che ride, che si emoziona, che si fida… per me è magia pura. A un certo punto ho capito che questa magia non volevo più tenerla solo per me.
Volevo condividerla, far vedere che non serve essere esperti o “nerd di lunga data” per divertirsi. Basta la voglia di giocare e la sicurezza di trovarsi in uno spazio accogliente.
E così è nato il personaggio di Master Ame: un modo per portare il GDR a chiunque ne abbia bisogno, che se ne renda conto o no.
In che modo credi che giochi come D&D, Vampiri o Cyberpunk possano aiutare le persone a esprimere la propria creatività?
Il gioco di ruolo è una delle forme di creatività più libere che esistano. Non devi saper disegnare, scrivere romanzi o recitare: ti basta dire “il mio personaggio fa questo” e la storia cambia.
In D&D puoi essere un eroe che affronta draghi, in Vampiri un mostro che lotta con la propria umanità, in Cyberpunk una scintilla di ribellione in un mondo che ti vuole schiacciare.
Ogni scelta è un atto creativo. E soprattutto, lo fai insieme agli altri: le idee si fondono, si trasformano, diventano qualcosa che da soli non avremmo mai immaginato. E la cosa bella è che tutto questo è incredibilmente DIVERTENTE.
Hai un esempio concreto di come il gioco di ruolo possa avere effetti terapeutici o di supporto personale?
Il GDR come terapia. Assolutamente sì.
Ho visto persone timidissime riuscire a parlare a un tavolo per la prima volta grazie al proprio personaggio.
Ho visto giocatori affrontare temi come il fallimento, la fiducia, il coraggio o l’autostima in un ambiente sicuro, protetto dal “filtro” della fiction.
E nella mia community capita spesso che qualcuno mi scriva dopo una sessione: “Avevo una giornata terribile, ma stasera sono riuscito a staccare e a sorridere”. Non dimenticherò mai un ragazzo che mi ha fermato alla stazione di Torino Porta Nuova, ringraziandomi perché i contenuti che facevo sul gioco di ruolo lo avevano aiutato in una situazione particolarmente difficile a casa.
Non sono un terapeuta, ovviamente. Ma il GDR può essere un alleato prezioso: ti permette di esplorare parti di te stesso senza sentirti giudicato.
Quali strategie utilizzi per rendere l’esperienza di gioco coinvolgente, accessibile e piena di sorrisi per chi partecipa?
Divertirsi, prima di tutto. La mia regola d’oro è: al tavolo ci si deve divertire tutti, sentendosi al sicuro.
Da lì parte tutto il resto. Uso un linguaggio semplice, tante metafore, e creo sempre spazi dove ci si può sbagliare senza ansia.
Applico la Rule of Cool quando serve, preparo forse fin troppo troppo ma lascio che i giocatori e le giocatrici brillino. E poi ci metto tanta ironia: ridere insieme scioglie, unisce, e rende la storia più nostra.
Il mio obiettivo non è fare la sessione “più epica”. È far sì che, quando finiamo, qualcuno dica: “Non vedo l’ora di cominciare la prossima sessione”.
Come immagini il futuro della community del gioco di ruolo e il tuo ruolo all’interno di essa?
Il cambiamento della community. La community sta crescendo, sta cambiando, e sta diventando sempre più grande. Probabilmente non è mai stata così grande come lo è oggi.
È un momento bellissimo: nuovi giocatori e giocatrici, nuove idee, nuovi modi di raccontare storie. Io spero di continuare a fare quello che faccio oggi: creare contenuti che fanno sorridere, accendere curiosità, far scoprire a qualcuno il suo primo personaggio.
E magari un giorno aprire davvero uno spazio fisico, una taverna o una ludoteca, dove chiunque possa sentirsi a casa e giocare senza paura. Il mio ruolo? Spero di essere una guida lontana ma non troppo, un divulgatore appassionato e un DM che non smette mai di imparare dagli altri.
Intervista ad Amedeo Davit: Con Master Ame
Redazione The Digital Moon
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