Libri e letteratura

Recensione Tana libera tutti di Walter Veltroni

Recensione Tana libera tutti di Walter Veltroni

La recensione di oggi è a cura di Elena della classe 1B, una ragazza volenterosa che ama leggere anche libri più complessi e non scontati.

Un titolo che nasce da un gioco infantile, ma che affonda le radici in uno dei momenti più bui della vita di Sami Modiano. Questo libro mi ha catturata fin dalle prime pagine: mi è sembrato di vivere dentro quella storia terribile, con emozioni così vive da spingermi a cercare e leggere altre testimonianze simili.

Amo leggere coricata o seduta sul letto, sotto le coperte, con poca luce e una tazza di tè caldo. Con questo libro è stato impossibile staccarsi.

Chi era il protagonista di Tana libera tutti?

Sami Modiano, prima della deportazione, era un bambino amichevole, incapace di giudicare e desideroso di non essere giudicato. Un bambino sfortunato, segnato da perdite continue, ma anche straordinariamente fortunato per essere stato trovato e salvato. La sua forza emerge soprattutto nel momento in cui, anni dopo, trova il coraggio di tornare ad Auschwitz per testimoniare.

L’inizio della storia…

La storia inizia quando Sami ha otto anni. Viene espulso dalla scuola e il maestro gli dice di tornare a casa: sarà il padre a spiegargli il perché. Il 24 luglio 1944 avviene il rastrellamento che, con l’inganno, porta lui, suo padre e sua sorella ad Auschwitz. La madre era morta pochi mesi prima per una malattia.

All’arrivo nel campo, Sami e il padre vengono separati dalla sorella. Ogni sera, di nascosto, il bambino riesce a scorgerla oltre il filo spinato… fino al giorno in cui non la vede più. Lo racconta al padre, che decide di andare all’ambulatorio per farsi uccidere. Sami lo supplica di restare, ma non c’è nulla da fare: la sera prima il padre gli dice solo «Non mollare. Tu devi farcela». Sono le sue ultime parole.

Sami vorrebbe arrendersi anche lui, ma quella frase gli torna in mente ogni volta. Così continua a lottare. Durante la marcia della morte cade a terra: nessuno lo vede, ed è questo a salvarlo. Quando arrivano i sovietici viene portato d’urgenza in ospedale. Sopravvive.

Nel 2005 trova la forza di tornare ad Auschwitz con un gruppo di studenti e il sindaco di Roma. Qui pronuncia una frase che racchiude tutto il senso della sua vita:
«Sono stato l’unico della mia famiglia a sopravvivere e per anni mi sono chiesto: perché? L’ho capito solo quando ho deciso di raccontare: sono sopravvissuto per testimoniare».

Un libro intenso, doloroso e necessario. Una lettura che resta, che ferisce e insegna. E che merita di essere conosciuta.


Recensione Tana libera tutti di Walter Veltroni

MiaBlu

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