Da fattorino a un Headquarter di 300mq: la storia di Giacomo Ioppolo, 22 anni e già protagonista nel Digital Marketing
Intervista a Giacomo Loppolo: Da rider a 300 mq
Giacomo, guardando indietro al periodo da portapizze a 18 anni, quale insegnamento ti porti ancora oggi nel tuo lavoro da social media manager?
Di cose che coesistono tra quel lavoro e quello attuale c’è ne sono ben poche. Però, una cosa che mi è rimasta è il saper rapportarsi con le persone. Ho iniziato quel lavoro per diventare indipendente fin da subito, senza pensare ad altro. La gestione delle relazioni e il rispetto verso le persone che incroci, in qualsiasi ambito, sono insegnamenti che porto con me ancora oggi.
Non hai seguito il percorso classico dell’università: quanto ha inciso questa scelta “fuori dagli schemi” nel farti crescere più velocemente nel mondo del lavoro?
È stata una scelta fondamentale. Non ho perso anni a inseguire un titolo che non sentivo mio. Mi sono buttato subito nel mondo del lavoro: eventi, clienti, progetti veri. Ho fatto errori, ma li ho fatti presto, e questo mi ha permesso di crescere più velocemente. Ho imparato a lavorare sul campo, a gestire persone e soldi prima dei 20 anni, e questo mi ha dato un vantaggio rispetto a chi ha scelto un percorso più tradizionale. Detto ciò, non disdegno l’università, anzi. Quando la scuola che ho frequentato mi ha dato la possibilità di ottenere una laurea con qualche esame aggiuntivo, non me la sono lasciata scappare. A volte, quando ti rapporti con persone di alto calibro, notano la tua preparazione. Anche se, in pratica, la laurea serve a poco, è comunque un titolo da “esibire” per non sembrare uno che parla senza sapere.
Il primo e-commerce è stato un fallimento parziale, mentre il secondo un successo: quali errori non ripeteresti mai più e quali invece sono stati la chiave del salto di qualità?
Il primo errore è stato sottovalutare la gestione delle risorse. Pensavamo solo a vendere, ma non avevamo idea di come affrontare tasse, flussi di cassa, rimborsi, problemi con i clienti e contrassegni. Ho capito che un business non è solo marketing, ma anche organizzazione e numeri. La chiave del salto di qualità nel secondo e-commerce è stata la focalizzazione e l’esperienza appresa nel primo store. Abbiamo scelto una nicchia precisa, i prodotti per bambini, e ci siamo concentrati al 100% su di essa. Lì ho capito quanto sia potente trovare la propria nicchia e spingere su quella. Se tornassi indietro con le conoscenze che ho ora, farei tranquillamente un ×5.
La nascita dell’ufficio condiviso a Bergamo è un passaggio cruciale: cosa significa per te collaborare quotidianamente con altri giovani professionisti?
Per me significa energia continua. Stare ogni giorno con persone che hanno la mia stessa fame di crescere mi spinge a non fermarmi mai. Ci confrontiamo, ci diamo feedback sinceri, ci motiviamo nei momenti difficili. È come una squadra di calcio: ognuno ha il suo ruolo, ma l’obiettivo è comune. Senza quella lealtà e quel supporto reciproco, oggi non saremmo riusciti a gestire clienti così importanti e ad avere riconoscimenti significativi, pur essendo tutti giovani. Non siamo ancora nessuno, abbiamo tutto da dimostrare. È solo una piccola onda di uno tsunami enorme che sta per arrivare.
Oggi gestisci i profili di figure note come Ruzza Orologi, Stefano Corti e molti altri: qual è la sfida più grande nel lavorare con Brand e personaggi così diversi tra loro?
La sfida più grande è trovare la voce giusta per ciascuno. È un lavoro che richiede una sensibilità estrema. Devi riuscire a immedesimarti sia nel personaggio che nello spettatore, e trovare il giusto equilibrio. Cosa voglio vedere io come spettatore? Cosa voglio far vedere io come frontman? Non puoi comunicare un brand di orologi di lusso nello stesso modo in cui comunichi un presentatore televisivo o un ristoratore. Devi entrare nella loro identità, capire cosa li rende unici, e trasformarlo in contenuti che parlino al loro pubblico. È un lavoro di equilibrio costante: restare autentici, ma allo stesso tempo portare risultati.
Intervista a Giacomo Loppolo: Da rider a 300 mq
Redazione The Digital Moon
Social The Digital Moon | Leggi altri articoli qui
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

