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Intervista a Marco Marino: misurare progressi emotivi e relazionali

Intervista a Marco Marino: misurare progressi emotivi e relazionali

Come misuri attualmente i tuoi progressi nel raggiungere gli obiettivi emotivi o relazionali?

Spesso non ci rendiamo conto di quanto cresciamo fino a quando non guardiamo indietro. Personalmente, la cosa che più mi aiuta a tenere traccia di chi sono e di chi ero è scrivere un diario personale. Lì mi appunto tutto: idee, dubbi, sogni. Poi, rileggendo, mi rendo conto di quanto fossero eccessive – col senno di poi – alcune preoccupazioni, e di quali obiettivi sono riuscito a raggiungere e quali no. Questo mi aiuta tantissimo a misurare il mio processo di crescita e a tarare nuovi obiettivi.


Quali metriche (es. benessere, autostima, qualità del sonno, livello di stress) ti aiutano a capire se stai migliorando nella gestione di te stesso?

Uso soprattutto metriche pratiche e facilmente osservabili: il sonno è sicuramente una variabile per me importante. So che, se non dedico abbastanza tempo al riposo, poi ne risento a livello di stress, stanchezza e probabilità di ammalarmi. In questo, lo smartwatch mi è molto utile a tenere traccia di parametri come qualità e fasi del sonno.

Lo stesso vale per l’attività sportiva, a cui cerco di dedicare almeno un paio d’ore per tre volte a settimana, e che per me è grande fonte di autostima, specie se riesco a essere costante.

Poi ci sono parametri un po’ meno netti ma comunque utili. Per esempio, cerco di notare se riesco a mantenere calma e concentrazione durante momenti impegnativi. Faccio attenzione a quando mi sento soddisfatto dei traguardi lavorativi, delle relazioni o dei piccoli successi quotidiani. Anche annotare brevi riflessioni su come mi sento ogni giorno aiuta a vedere, anche lì, un trend nel tempo.


Quali strumenti o indicatori usi per valutare le soft skills che stai sviluppando nel percorso di counseling psicologico?

Anche in questo affido molto alla scrittura, sia quando lavoro su me stesso che con un paziente, tenendo traccia di ogni sviluppo. Poi mi affido molto all’osservazione di me stesso e ai feedback delle persone intorno a me.

Ad esempio, se sto lavorando sull’ascolto attivo, noto se riesco davvero a capire l’altro senza interrompere o giudicare. Coi pazienti, a volte, uso anche esercizi guidati dal counselor – come role-play o compiti pratici – per rendere queste competenze più tangibili.

Rispetto al feedback delle persone attorno a me, cerco di basarmi sui pareri di chi mi vuole bene, ma spesso, anche a livello lavorativo, mi ritrovo a chiedere ai pazienti se sono soddisfatti e cosa si aspettano da me, in modo da poter capire quali sono le competenze su cui io stesso devo migliorare.


Nel contesto sportivo o lavorativo, come monitori l’efficacia delle strategie psicologiche che applichi quotidianamente?

Nel lavoro e nello sport l’efficacia si vede in maniera evidente nei risultati concreti, che sono dati da una performance sportiva migliore o da un buon risultato ottenuto con un paziente, nel mio caso.

Ma anche nel processo: quanta energia mentale risparmio, quanto riesco a concentrarmi senza farmi distrarre da ansia o pensieri negativi. Banalmente, anche quando sono in palestra, scrivo sulle note del telefono per monitorare l’andamento degli allenamenti, e mi rendo conto che – per esempio – se sono stressato da eventi esterni, rendo meno.


In che modo i feedback (da te stesso, dal professionista o dall’ambiente) ti aiutano a rendere concretamente misurabili i tuoi miglioramenti?

I feedback sono fondamentali. Quelli esterni ti danno un punto di vista soggettivo, ma che comunque può avere una componente oggettiva che magari non sei in grado di notare: spesso gli altri vedono cose che tu non percepisci.

Quelli interni ti permettono di misurare sensazioni, energie e stati d’animo. Quando combini questi fattori, puoi costruire una mappa chiara dei tuoi progressi e capire su cosa concentrarti per continuare a crescere.

Personalmente, per tracciare i miei miglioramenti, ragiono sempre in termini di obiettivi SMART. Questo acronimo serve a porsi traguardi definiti secondo cinque criteri:
Specifici, cioè chiari e ben definiti;
Misurabili, ovvero quantificabili con indicatori;
Accessibili, quindi realisticamente raggiungibili;
Rilevanti, vale a dire utili e significativi;
e infine Temporizzati, ovvero che abbiano una scadenza precisa.

Questo metodo mi consente di avere dei parametri che stabilisco prima di iniziare ogni percorso e mi restituisce un feedback abbastanza accurato!


Intervista a Marco Marino: misurare progressi emotivi e relazionali

Redazione The Digital Moon

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