Intervista a Juan Romero: Combattere Dentro e Fuori dal Ring
Intervista a Juan Romero: Combattere Dentro e Fuori dal Ring
Juan, raccontaci le tue origini e che infanzia hai avuto, quali sfide hai dovuto affrontare?
Vengo dal Sud America, Montevideo per l’esattezza, ma sono cresciuto a Verona. La vita mi ha portato presto a dovermi arrangiare: con meno di 18 anni e senza un supporto familiare ho dovuto trovarmi da vivere e da mangiare. Non avendo figure di riferimento mi sono fatto da padre e da madre, ma questa esperienza mi ha aiutato nella vita. Nonostante tutto, sono grato.
La boxe è stata una svolta fondamentale: cosa hai trovato in questo sport che non hai trovato altrove? Quali valori ti porti ogni giorno dentro e fuori dal ring?
Il valore più grande che ho trovato è la disciplina. La boxe mi ha insegnato cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa devo mangiare per avere energie, come rimanere in peso per le gare, ad andare a letto presto perché la mattina si corre. Mi ha insegnato a credere in me stesso anche quando ero l’unico a farlo, perché sul ring ci salgo da solo. Mi ha insegnato il rispetto, per gli altri e soprattutto per me stesso.
Da pugile professionista, che emozioni provi quando sali sul ring?
È un’emozione indescrivibile. Ogni volta sento di realizzare un sogno che sembrava impossibile la prima volta che sono entrato in palestra. Ho iniziato tardi per la media dei pugili, a 24 anni, ma se hai la forza di crederci e il coraggio di dirlo ad alta voce, ce la fai.
Aiuti nella gestione delle tre palestre migliori di Verona, quanto è importante per te?
Sono palestre commerciali di pesi, non di boxe. Per me poter lavorare in palestra, oltre che una passione, è un privilegio: aiutare le persone a migliorare la propria situazione fisica o mentale significa, in parte, migliorarne la vita. Non c’è niente di più appagante e gratificante che riuscire a far star meglio chi incontri.
Fai parte della “Baida Army”: cos’è per te?
La Baida per me è una famiglia. Siamo insieme da 10 anni: eravamo ragazzi di strada con pochi sogni e poco futuro, e oggi ognuno di noi si è realizzato nel proprio campo. Vederci così mi rende orgoglioso e felice.
Che consiglio daresti a un ragazzo che vorrebbe diventare un pugile professionista?
Gli direi di guardarsi allo specchio e chiedersi se è davvero quello che vuole. Deve essere disposto a rinunciare a serate, compleanni e feste se ha match da preparare, ad andare in giro con lividi e occhi neri, a portarsi i pasti preparati da casa pur di battere l’avversario più duro: la bilancia.
La boxe non è una moda, è una passione che devi avere dentro. Non serve venire da un contesto disagiato, ma devi avere quella fiamma che ti spinge a sopportare la vitaccia del pugile. Il premio, però, è immenso: la vittoria, l’aura che un pugile porta con sé, è qualcosa di magico e unico.
Se potessi parlare al Juan di 15 anni, cosa gli diresti?
Lo abbraccerei e gli direi che non è in guerra con il mondo. Gli direi di stringere i denti, perché le cose belle stanno per arrivare, e nemmeno si immagina quanto. La vita è bellissima: trova la pace, trova Dio e arriverà tutto quello che sogni.
Qual è il tuo sogno oggi, sia come pugile professionista che come uomo?
Come pugile, sogno di combattere per il titolo italiano. Essendo arrivato da straniero, portando da sempre questa etichetta, diventare campione italiano sarebbe la mia più grande soddisfazione. Come uomo, spero di limare alcuni tratti che mi porto dietro dal passato e di riuscire a fare del bene alle persone che incontro, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Con il mio piccolo voglio provare a fare la differenza in una società che purtroppo sta perdendo sempre più valori.
Intervista a Juan Romero: Combattere Dentro e Fuori dal Ring
Redazione The Digital Moon
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