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Ponte sullo Stretto di Messina: Il più grande bluff ingegneristico?

Ponte sullo Stretto di Messina: Il più grande bluff ingegneristico?
Articolo firmato da AMEF – Anti-Mainstream Eagle of Freedom

Altro che primato mondiale: il ponte “record” di Messina è una barzelletta infrastrutturale rispetto ai colossi cinesi, giapponesi e norvegesi. Costa di più, sarà pronto forse nel 2060, e ci stanno vendendo come “epocale” una struttura mediocre.


Chiunque in questi giorni abbia acceso una TV, letto un giornale o scrollato Instagram, si sarà imbattuto nel solito trionfalismo da baraccone: “Approvato il Ponte più lungo del mondo!”, “La campata unica più grande mai realizzata!”, “Orgoglio italiano!”. Una propaganda talmente sfacciata che persino Kim Jong-un si sentirebbe a disagio.

Ma la realtà, come sempre, è un’altra. Ed è, come al solito, deprimente.

Il Ponte della retorica

Il Ponte sullo Stretto di Messina, appena approvato ufficialmente dal CIPESS con un investimento pubblico stimato in 13,5 miliardi di euro, dovrebbe collegare Sicilia e Calabria con una campata unica (cioè un tratto sospeso senza appoggi intermedi) di 3,3 km. Questo valore lo rende, tecnicamente, il ponte sospeso a campata singola più lunga al mondo.

Ora, già qui il trucco è evidente: si punta tutto sulla campata unica, ignorando deliberatamente che nel resto del mondo esistono ponti molto più lunghi, molto più sofisticati, molto più audaci, ma costruiti con più campate — perché quello è il modo serio, moderno e stabile per affrontare un’opera ingegneristica. Altro che la megalomania monoblocco del progetto italiano.


I veri colossi del pianeta

Facciamo subito un confronto diretto.

  • Danyang–Kunshan Grand Bridge (Cina): lungo 164,8 km, serve l’alta velocità tra Shanghai e Nanchino. È il ponte più lungo del mondo.
  • Hong Kong–Zhuhai–Macau Bridge (Cina): 55 km di ponte, tunnel sottomarino e isole artificiali. Unisce tre megalopoli riducendo il viaggio da tre ore a trenta minuti. Costato meno di 20 miliardi.
  • Hangzhou Bay Bridge (Cina): oltre 36 km, con una curvatura in stile fantascientifico, progettato per resistere ai tifoni.
  • 1915 Çanakkale Bridge (Turchia): con una campata di 2,023 km, ha sorpassato l’Akashi giapponese e l’ha fatto in soli cinque anni di lavori reali.

E la Norvegia? Ha lanciato progetti di ponti galleggianti tra i fiordi, con gallerie subacquee sospese a mezz’acqua, un mix tra ingegneria spaziale e scienza visionaria. Non promesse, ma prototipi già testati e opere in costruzione.

Il ponte di Messina, per confronto, è un passerella con velleità napoleoniche, costruita su una delle zone sismiche più pericolose d’Europa, con due torri d’acciaio alte quasi 400 metri — la cui resistenza al vento e ai terremoti è, per usare un eufemismo, teoricamente incerta. Ecco perché diversi enti tecnici indipendenti, come l’Ordine dei Geologi e l’Associazione Italiana di Geotecnica, hanno sollevato seri dubbi sulla sua fattibilità reale in zona sismica.


I veri numeri: costi e tempi

Parlano di 13,5 miliardi di euro, ma chi conosce la burocrazia italiana sa bene che questa cifra esploderà. Come già successo per la Salerno-Reggio Calabria, la TAV Torino-Lione, il MOSE, la Pedemontana lombarda. Si parte con un numero e si finisce col triplo. Sempre.

E per quanto riguarda i tempi?

Prevista apertura: 2032-2033.
Probabile realtà: 2050, 2060… se va bene.

Chi si fida dei cronoprogrammi italiani non ha mai vissuto in Italia. Del resto il ponte era “già partito” nel 2003, 2005, 2009, 2012, 2020. Siamo a sei ripartenze in 25 anni, e ogni volta una conferenza stampa, un plastico, un annuncio da cabaret istituzionale.


Ma a chi serve davvero?

Ufficialmente: per collegare Sicilia e Calabria, stimolare il turismo, creare posti di lavoro.
Ufficiosamente: per spartire appalti, finanziare consorzi legati a potentati economici, e forse (come già denunciato da alcune voci locali) favorire ambienti mafiosi. Non a caso, anche la Corte dei Conti e il Ministero della Transizione Ecologica avevano chiesto approfondimenti mai realizzati, ignorati come mosche in un ministero.


La morale della favola?

Non stiamo costruendo l’opera del secolo. Stiamo costruendo un monumento alla lentezza, allo spreco, all’autocelebrazione provinciale. Un’infrastruttura già vecchia prima di nascere, pensata negli anni ‘70 e rispolverata oggi come fosse Elon Musk in versione calabrese.

Nel 2025, mentre la Cina lancia ponti da 100 km ogni tre anni, noi festeggiamo una campata di 3,3 km, con toni da epoca fascista.

E ci chiediamo pure perché siamo ridotti così.


Fonti indipendenti utilizzate:

Ponte sullo Stretto di Messina: Il più grande bluff ingegneristico?
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