Intervista a STRAVAGANCE: Agenzia dello spettacolo
Intervista a STRAVAGANCE: Agenzia dello spettacolo
Da performer a imprenditore dello spettacolo: cosa ti ha spinto a fondare l’agenzia STRAVAGANCE, e che visione volevi portare nel mondo degli eventi?
L’idea di Stravagance è nata dal desiderio di dare forma concreta alla mia visione dello spettacolo: un mondo dove la stravaganza, l’emozione e la precisione organizzativa convivono armoniosamente. Dopo anni sul palco, sentivo il bisogno di creare qualcosa di mio, un contenitore che fosse al tempo stesso fucina creativa e garanzia di qualità per chi cerca esperienze fuori dall’ordinario.
Volevo un’agenzia che non si limitasse a “fornire artisti”, ma che creasse vere e proprie narrazioni, atmosfere, viaggi sensoriali. Stravagance è la mia risposta alla banalità: un inno al dettaglio, all’immaginazione e al coraggio di osare.
Sei noto per la tua capacità di trasformarti in scena con look e personaggi sempre diversi: quanto conta l’estetica nella tua performance e come nasce ogni nuova identità?
L’estetica è fondamentale. Non è solo un trucco, un costume o un accessorio: è una porta d’accesso all’immaginario. Ogni personaggio nasce da un’emozione, da un’intuizione visiva, da un frammento di sogno o da un dettaglio osservato per strada.
Mi lascio ispirare soprattutto dal cinema, mia grande passione, e dalle persone. La trasformazione è il cuore del mio lavoro: amo sorprendere, spiazzare, far dimenticare chi c’era prima e lasciare spazio a chi arriva in scena. Ogni nuova identità è un atto di creazione totale, dove corpo, voce e presenza si fondono in qualcosa di unico e irripetibile.
Padova è la tua città natale e attuale: quanto ha influito sul tuo percorso artistico e quanto della tua arte è radicata nel territorio veneto?
Padova è il mio punto di partenza. Qui ho mosso i primi passi come performer in anni in cui le feste a tema andavano per la maggiore. Il Veneto ha sicuramente influenzato la mia voglia di rompere gli schemi e di portare in scena qualcosa di diverso.
Ma allo stesso tempo è anche il territorio dove ho imparato l’importanza del rigore e della professionalità. Un equilibrio che oggi porto in ogni mio progetto.
I dinner show e gli eventi aziendali e privati sono il tuo terreno d’azione principale: come cambia il tuo approccio a seconda del tipo di pubblico o contesto?
Il pubblico è sempre il mio primo interlocutore. Ogni contesto richiede un ascolto attento e una sensibilità particolare. In un dinner show, ad esempio, la sfida è creare una forte interazione con il pubblico attraverso il loro coinvolgimento, mentre in un evento aziendale è fondamentale interpretare il linguaggio del brand e restituirlo in forma creativa.
Nei privati, invece, la chiave è l’empatia: entrare nel cuore della celebrazione e far sentire ogni ospite parte di qualcosa di speciale. L’approccio cambia, ma il mio obiettivo resta sempre lo stesso: creare un momento memorabile, elegante e sorprendente.
Come performer e showman poliedrico, come riesci a mantenere freschezza, energia e originalità in ogni esibizione, soprattutto nei festival dove l’impatto deve essere immediato?
La chiave è la curiosità. Non smettere mai di cercare, di studiare, di lasciarsi contaminare. Ogni volta che salgo sul palco è come se fosse la prima: porto con me l’adrenalina, il rispetto per chi mi guarda e la voglia di superare me stesso.
I festival richiedono un impatto forte, immediato, ma non vuol dire sacrificare la profondità. Anche pochi minuti possono lasciare un segno se sono autentici. E poi mi piace reinventarmi: ogni show è una tela bianca.
L’originalità nasce dall’osservazione del mondo… e dal non accontentarsi mai. E, come dice il mio nome d’arte – Zampino – lasciare un’impronta nei cuori della gente.
Intervista a STRAVAGANCE: Agenzia dello spettacolo
Redazione The Digital Moon
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