GIANLUCA BRUNDO: ATTORE SCENEGGIATORE E REGISTA
INTERVISTA A GIANLUCA BRUNDO: ATTORE SCENEGGIATORE E REGISTA.
IL SENSO DELL’ARTE COME TESTAMENTO DEL MAESTRO ORAZIO COSTA
PERDERSI PER RITROVARSI
Si può riflettere e argomentare per intere mattinate su di una sola parola, mi dice al telefono Gianluca mentre sbobina i ricordi del suo passato. Si può entrare dentro sé stessi fino a perdersi per poi ritrovarsi.
G. Brundo, classe 1970, nasce a Roma ma si laurea in Lettere e Filosofia -indirizzo musica e spettacolo- nella città d’Arte per eccellenza: Firenze. Ma sono la Bottega Teatrale Vittorio Gassman e l’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria che hanno realmente formato Brundo. Attore, regista, sceneggiatore. Sia in campo cinematografico che teatrale.
IL GRANDE CERCHIO DELLA VITA
Tutti siamo nelle mani di un destino, credenti atei e agnostici, nessuno ne è immune. Il cerchio ci sballotta, ci fa cadere, rialzare, ci sorprende, e soprattutto ci premia attraverso alcuni incontri che restano fondamentali per la nostra evoluzione. Soprattutto se parliamo della vita coraggiosa degli artisti. Persone estrose, eccentriche, ultra sensibili e pronte a tutto pur di realizzarsi.
Ma lasciamo che questo cerchio magico ci venga raccontato proprio da GIANLUCA BRUNDO: ATTORE SCENEGGIATORE E REGISTA.
Mufasa, il Re Leone del cartone Disney, diceva: “siamo tutti collegati nel Grande Cerchio della Vita!”
Hai avuto l’onore di poter ascoltare il Maestro Vittorio Gassmann, che tipo era lui?
Un uomo estremamente colto, di poche parole. Il tipo di uomo che lo si ascolta anche attraverso il potere di un silenzio accompagnato dalla mimica facciale. Quello che mi ha colpito era la sua potenza nel trasmettere agli allievi una grande ENERGIA.
Il grande rapporto che si è instaurato con Orazio Costa, quanto è stato importante?
Fondamentale. Nel periodo in cui ero suo assistente di cattedra, correvo in aula dal Professore già di prima mattina. Restavamo io e lui da soli, e le ore passavano sull’argomentare un solo termine. Mi ha insegnato l’essenza della parola, di quanto possa andare, e quanto possa far andare noi, oltre. È grazie a lui che ho iniziato i primi passi verso la figura dell’Artista, che appunto, va oltre alla mera recitazione.
Che differenza c’è quindi tra un Artista e un “semplice” attore?
Ciò che fa di un attore un vero Artista nel suo mestire, è appunto il saper andare oltre. Entrare nella profondità del personaggio che si va ad interpretare. Per poter fare questo procedimento è essenziale saper entrare dentro sé stessi. Solo entrando si può uscire. Una volta svuotati si accoglie il personaggio.
Secondo te quali tra gli attori ancora in vita sono davvero attori con la A maiuscola? Fammi un nome italiano e uno internazionale…
Di italiano… ecco, non vorrei cadere nel banale. È una domanda complessa. D’istinto ti direi Elio Germano. Pensandoci più a fondo Fabrizio Gifuni.
Fuori dal nostro Paese dico Gary Oldman, senza alcun dubbio.
Ho notato che su Gary Oldman sei andato deciso, non hai esitato un secondo. Qual è il film in cui ha dato il meglio di sé?
Dracula di Bram Stocker, il film di Francis Ford Coppola del 1992
Tra i giganti del cinema con cui sei entrato in contatto, con chi ti sei sentito più a tuo agio?
Ho recitato da molto giovane nella fiction Anni 60 con Ezio Greggio, per la regia di Carlo Vanzina. Ecco lui, Vanzina, ritengo sia stato il più “SIGNORE”. Disponibile con tutta lo staff, gentile e molto umile.
Hai un aneddoto da raccontare per i lettori di The Digital Moon?
Stavamo girando una scena ed era il momento che entrasse in scena un ragazzo, molto molto giovane. Questo ragazzino era agitato, non riusciva a concentrarsi. Carlo Vanzina, da gran signore, è riuscito a metterlo a suo agio fino a che il ciack andò come da copione. La vera bellezza di Vanzina era escludere le categorie. Nessuno stava più in alto dell’altro. Eravamo tutti al pari. Dal giovane impacciato alla comparsa, dai tecnici agli autisti della troupe, non voleva che fossero, e di fatto non si percepivano disuguaglianze.
Hai recitato in teatro, ma hai fatto anche tanto nel cinema e nelle serie tv. Qual è il personaggio che hai preferito interpretare?
Si tratta di un film del 2018 diretto da Ugo Frosi, la trama è liberamente ispirata ai diari (primi dell’800) del vescovo Scipione de Ricci. Io interpreto l’Inquisitore, un personaggio che si discosta dal suo ruolo di carnefice, mantiene il ritmo del suo dovere come stesse facendo un qualunque altro lavoro. Questo è l’aspetto più affascinante, seppur cinico, del personaggio. Ligio verso il suo compito, nonostante si trovasse davanti a torture sanguinose e alle grida della gente torturata.
È stato faticoso interpretare questo inquisitore?
Ogni personaggio, se lo si vuole far proprio come dicevo all’inizio, richiede tanto lavoro su di sé. Tutti i personaggi sono faticosi.
Ti diverte recitare?
Per me è una droga!
Wow! Bellissima risposta… viaggiare dentro di sé, svuotarsi, quasi una ascesi mistica, per poi accogliere è una visione interessante!
Sì, tutto è un cerchio!
CONCLUSIONE DI QUESTO CERCHIO? NO, UN CERCHIO NON SI APRE E NON SI CHIUDE.
Gianluca Brundo ricordo, oltre al suo impegno teatrale, ha recitato per il cinema e la TV in:
- ’00 Bodyguards, regia di N. Parenti
- ’94 Compagno che sei nei cieli, regia di G. Ferlito
- ’92 Orazio Coclite, regia di G. Ferlito
- ’03 Un posto al sole (RAI 3)
- ’02 Elisa di Rivombrosa, regia di Cinzia Th. Torrini (Canale 5)
- ’01 La squadra, regia di L. Perrelli (RAI 3)
- ’01 Con gli occhi dell’assassino, regia di R. Colombo (Rete 4)
- ’01 Una vita sottile, regia di G. Albano (RAI 1)
- ’00 Tequila e Bonetti, regia di M. Simonetti (Italia 1)
- ’00 Casa famiglia, regia di R. Donna (RAI 2)
- ’98 Anni Sessanta, regia di C. Vanzina (Canale 5)
- ’97 Amico mio II, regia di P. Poeti (Canale 5)
- ’93 Ottocento, regia di M. Giorgetti (video)
DANY D. DARKO
Redazione The Digital Moon
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