Intervista ad Alex IN: Il Cinema Visto Alla Radio
Intervista ad Alex IN: Il Cinema Visto Alla Radio
Alex In, puoi raccontarci come è nata l’idea di creare Il Cinema Visto Alla Radio e cosa ti ha spinto a condividere la tua passione per il cinema con il pubblico?
Il Cinema Visto Alla Radio è nato poco prima della pandemia, come rubrica settimanale su Radio Studio Più. L’idea era semplice ma potente: raccontare il cinema alla radio, restituire con la voce le emozioni di un film, le atmosfere, le storie. Poi è arrivata la pandemia, e quel bisogno di raccontare e ascoltare è diventato ancora più forte. Così, insieme al mio team, abbiamo deciso di trasformare tutto in un podcast. Volevamo raggiungere anche chi era a casa, chi cercava compagnia, ispirazione o semplicemente un modo diverso di vivere il cinema in un momento complicato.
Il podcast ha iniziato a crescere, è stato ascoltato sempre di più, superando i 10.000 ascolti mensili. E se prima veniva trasmesso anche su diverse radio regionali in tutta Italia, a un certo punto abbiamo scelto di concentrarci solo sulla versione podcast, perché era lì che davvero arrivava alle persone. Oggi Il Cinema Visto Alla Radio è uno spazio libero, dove racconto i film come li vivo: con passione, ironia e cuore. Perché anche solo con la voce, il cinema può ancora emozionare.
Quali sono gli aspetti del cinema che ti appassionano di più e che cerchi di trasmettere attraverso le tue trasmissioni?
Quello che mi appassiona di più del cinema è la sua capacità di raccontare l’animo umano. Mi interessano le emozioni vere, i silenzi che parlano, le storie che ti restano addosso anche dopo i titoli di coda. Attraverso le mie trasmissioni cerco proprio questo: non tanto di spiegare un film, ma di evocarlo. Di restituire allo spettatore, o meglio all’ascoltatore, quel momento in cui una scena ti smuove dentro, un dialogo ti fa pensare, una musica ti rimane in testa. Cerco di trasmettere la meraviglia, la malinconia, la rabbia o la speranza che un film può accendere. Perché il cinema, se lo sai ascoltare, parla molto più della realtà di quanto sembri. E la radio, con la sua magia invisibile, è il luogo perfetto per farlo vivere in un modo nuovo.
Come scegli i film di cui parlare e quali criteri utilizzi per selezionare i titoli da approfondire?
La scelta dei film non è mai casuale. Non mi interessa inseguire solo le uscite più pubblicizzate: scelgo i titoli che hanno qualcosa da dire, che lasciano una traccia. A volte è un film indipendente che merita visibilità, altre volte un grande titolo che va guardato con uno sguardo diverso, più profondo o più personale. I criteri? La storia, prima di tutto. Deve emozionare, colpire, far riflettere. Ma conta anche il modo in cui è raccontata: la regia, la scrittura, la fotografia, le scelte musicali… cerco sempre un equilibrio tra forma e sostanza. E poi c’è l’aspetto emotivo. Se un film, anche piccolo, riesce a toccarmi, a sorprendermi o a farmi venire voglia di parlarne subito con qualcuno, allora so che è quello giusto per Il Cinema Visto Alla Radio.
Quali sono le sfide principali nel gestire un podcast o una trasmissione radio dedicata al cinema, e come le affronti?
Le sfide, quando racconti il cinema senza immagini, sono affascinanti. La più grande è trasformare le emozioni in parole, far “vedere” un film solo con la voce, con i suoni, con i silenzi. È un lavoro di immaginazione, quasi da artigiano della narrazione. Ogni settimana cerco un modo nuovo per accendere la curiosità, per sorprendere chi ascolta. E non sempre si parla solo di film: a volte si parla di vita, di ricordi, di emozioni che un film riaccende all’improvviso.
Poi c’è da dire che mi aiuta molto il lavoro in radio (faccio radio dal 1994, ndr) e lavorare oggi tra due realtà molto diverse, come la storica NBC – Rete Regione, la radio delle Alpi, la più ascoltata del Trentino-Alto Adige, e la personal radio di Claudio Cecchetto, Radio Cecchetto, che ha il coraggio e l’energia delle idee giovani, è una palestra incredibile. Ti allena a reinventarti, a cambiare tono, ritmo, prospettiva ogni volta. Ecco, forse la sfida più bella è proprio questa: far convivere il mestiere e la passione, la tecnica e l’istinto. Continuare a giocare con le storie senza mai perdere la voglia di raccontarle.
C’è un film o un regista che ti ha particolarmente colpito e che consiglieresti ai tuoi ascoltatori?
Ce ne sarebbero tanti, ma se devo sceglierne uno… direi Paolo Sorrentino. Perché ha una scrittura visiva che è poesia e disincanto insieme. La grande bellezza è un film che mi ha segnato: non tanto per la trama, ma per come riesce a raccontare la voglia di trovare qualcosa di vero, di profondo, in un mondo che spesso dà importanza solo all’apparenza. È uno di quei film che non ti lascia per forza risposte, ma ti riempie di domande. E per me, il cinema che resta è proprio questo: quello che ti costringe a guardarti dentro, anche quando racconta altro. Lo consiglio spesso agli ascoltatori perché è un viaggio, più che una visione. E perché, nel mio piccolo, con la radio cerco di fare lo stesso: lasciare qualcosa che vada oltre il racconto.
Quali sono i tuoi progetti futuri per il canale e come vedi l’evoluzione del mondo del cinema e della comunicazione online?
Il progetto de Il Cinema Visto Alla Radio continua a crescere, e nei prossimi mesi mi piacerebbe sperimentare nuovi formati: contenuti video, dirette streaming, magari anche rubriche speciali con ospiti. Il podcast resterà il cuore, ma l’idea è di espandere il racconto anche sui social e in altre forme, per rendere il dialogo con chi ascolta ancora più vivo e creativo.
Il mondo del cinema e della comunicazione sta cambiando alla velocità della luce. Le storie non passano più solo dal grande schermo, ma anche dallo smartphone, dalle piattaforme, dalle cuffie. E chi comunica, oggi più che mai, deve saper mescolare linguaggi e canali.
Nel mio caso, oltre a condurre in radio e al podcast, porto avanti il lavoro come giornalista, la mia agenzia di comunicazione e social media management Studio Intercontatto, e quella di management artistico The Best Organization. Questo mi permette di avere una visione a 360 gradi del mondo dello spettacolo e della comunicazione: dal contenuto alla strategia, dal racconto alla produzione. Il bello è proprio questo: stare dentro le storie, ma anche dietro le quinte. E provare ogni giorno a raccontarle in modo nuovo.
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Redazione The Digital Moon
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