Intervista a Jury: Biologia Molecolare e Creatività
Intervista a Jury: Biologia Molecolare e Creatività
Biologo per studi, artista per istinto: tra scrittura, video virali e vita di famiglia, racconta la sua continua ricerca di equilibrio.
Biologia molecolare e creatività sembrano mondi lontani: come convivono dentro di te?
È un ossimoro che caratterizza molto la mia vita.
Sono una persona estremamente passionale, un sognatore e un creativo, eppure sono schiavo di una razionalità e di una precisione che raggiungono vette quasi maniacali.
Questo si è tradotto in una vita nella quale non ho mai perso la bussola quando si trattava di capire che cosa era davvero importante (lavoro, famiglia, stabilità economica), ma nella quale, contemporaneamente, continuo a coltivare numerose passioni per tenermi vivo mentalmente e per “pasturare”, come dicono i pescatori, e vedere se si può tirare fuori qualcosa di bello e magico anche sul lato creativo.
Hai quasi 40 anni (ma chi li direbbe): qual è la lezione più importante che hai imparato finora?
Ce l’ho tatuata sul braccio sinistro ed è riassunta da un verso di William Wordsworth: “The Child is Father of the Man”, il bambino è padre dell’uomo.
Nella mia interpretazione, questa frase significa che dobbiamo imparare dai bambini e che dobbiamo lasciare sempre che sia il bambino dentro di noi a indicarci la via.
Non significa essere immaturi, ma affrontare le cose con la semplicità e con il facile senso di meraviglia con cui lo fanno i bambini, perché la vita, molte volte, è estremamente più semplice di quanto sembri.
Siamo noi, sopraffatti dal turbinio intorno e dalla necessità di sentirci “adulti”, a renderla complicata.
Hai fatto esperienze lavorative molto diverse: scelta o necessità? E quale ti ha lasciato di più?
Credo che il numero e la varietà di lavori che ho provato siano collegati a quanto dicevo all’inizio: il lavoro per me è un mezzo e non un fine.
Un mezzo per avere una stabilità e una spensieratezza che mi consentano di coltivare la mia vena artistica e creativa senza rischiare troppo.
Questo, però, non mi ha mai fatto amare davvero nessun lavoro e, in qualche caso, mi ha portato a un senso di rifiuto, soprattutto quando si trattava di stare in ufficio fermi davanti a un PC.
Da qui l’esigenza di cambiare spesso e provare cose diverse tra loro, anche se adesso che sto invecchiando dovrei darmi una regolata…
Scrittura, teatro, video social… dove ti senti davvero “a casa”?
Il mio sogno più grande in assoluto è sempre stato quello di diventare uno scrittore e di emulare il mio idolo Stephen King.
Il problema della scrittura è che è una delle forme d’arte meno immediate.
Una canzone la ascolti in pochi secondi e ti parla subito al cuore, ma io non so cantare. Un quadro ti emoziona e richiede poco tempo, ma non so dipingere.
Un romanzo richiede ore, richiede che il lettore apprezzi un certo genere e colga le sfumature che hai dato alle parole. È un prodotto impegnativo.
In questo senso, i video mi stanno aiutando: mi danno quel feedback immediato e fortificante che non ho mai avuto con i libri.
E chissà che non arrivi una piccola notorietà social con influssi positivi anche sulla mia produzione letteraria, edita e inedita…
Cosa ti spinge a creare contenuti anche nel tempo libero, tra figli, lavoro e vita di coppia?
La creatività per me è sempre stata una necessità, quasi una condanna.
È un po’ come chi fa attività fisica: magari sei stanco, hai una giornata no, ma devi fare la tua corsa o la tua sessione in palestra e senti che questo ti rimette in sesto.
Per me, l’equivalente è dedicarmi a qualcosa di creativo.
Anni fa usavo il tempo libero per scrivere, oggi, che di tempo ne ho meno, ho trovato la strada dei video.
Ma in entrambi i casi si tratta di un modo per tenere acceso un fuoco dentro di me e non soccombere alla routine.
Qual è stata la tua creazione più folle o inaspettata, quella che ti ha sorpreso per il riscontro?
Sempre restando nell’ambito dei video, la follia pervade molti di quelli che etichetto come “Personificazioni”, nei quali rendo umani oggetti, sensazioni, date di calendario.
Un ricordo particolare è legato a “La vera storia di Black Friday”, dove vedo il giorno delle offerte come un ragazzo con un sogno, anche se sotto sotto critico la pratica dei finti sconti.
La sorpresa più grande, però, è legata al primo video sull’inflazione, quello della focaccia: nato come riempitivo in venti minuti, è stato il primo a superare il milione di visualizzazioni.
Lì è cominciato tutto.
Come reagisce la tua famiglia alla tua vena creativa? Ti supportano o ti “sopportano”?
I miei genitori ormai hanno capito che da me possono aspettarsi di tutto.
Mi hanno visto partecipare a concorsi, programmi tv, spettacoli teatrali, leggere i miei libri, guardare i miei video.
Sanno che per me la creatività è necessaria e mi sono sempre accanto, anche perché vedono quanta dedizione ci metto.
Mia moglie e i miei figli sono ancora più coinvolti: guardano i video in anteprima, danno feedback, condividono i traguardi.
Mia figlia è stata soprannominata “manager”: tiene d’occhio statistiche e commenti, mentre mio figlio e mia moglie mi aiutano a valutare se un video è adatto a tutte le età — uno dei miei obiettivi.
Hai mai pensato di trasformare una tua passione in lavoro vero e proprio?
Da sempre. A 14 anni sognavo di fare lo scrittore e scrivevo tantissimo. A 25 avevo già scritto cinque romanzi e pubblicato quattro libri.
Ma non ho mai sacrificato scuola o lavoro per inseguire quel sogno.
Lo stesso vale per i video: se un giorno dovessero trasformarsi in un lavoro vero e proprio, sarei felice.
Ma non li faccio per quello scopo e non trascuro il lavoro “vero” per inseguirli.
Lascio che le cose, se devono accadere, accadano. Intanto, mi tengo stretto ciò che mi dà serenità.
La cucina, invece, è una passione che è diventata lavoro per qualche anno. È stato un periodo bellissimo, ma toglieva troppo tempo alla mia famiglia — e per me, quella viene sempre prima.
Che consiglio daresti a chi, come te, ha tante passioni ma poco tempo per seguirle?
Direi di ottimizzare i tempi e fare scelte consapevoli.
Avere tante passioni è bellissimo, ma anche rischioso: si rischia di non fare bene nulla.
Il tempo libero è poco, ma è il tempo nostro, quindi dobbiamo usarlo per ciò che ci nutre davvero.
Meglio meno tv e social passivi (a meno che non vogliamo creare su quelli) e più attività che ci riempiano.
E sì, serve anche dormire un po’ meno…
Guardando avanti: cosa sogni di realizzare nei prossimi anni, tra scienza e creatività?
La scienza ormai è rimasta nella mia laurea, che sta in una pergamena in mansarda.
È stato un traguardo importante, ma non ha mai incontrato le mie vere ambizioni.
Oggi sogno una stabilità lavorativa duratura — e per una volta non essere io a dare le dimissioni!
Sui video, invece, sogno collaborazioni di livello, magari con agenzie o produttori.
Mi piacerebbe portare i miei contenuti su un palco, trasformarli in monologhi teatrali o sketch dal vivo.
Salire di livello, affrontare una nuova sfida… prima che, inevitabilmente, la scintilla creativa inizi a spegnersi con l’età.
Intervista a Jury: Biologia Molecolare e Creatività
Redazione The Digital Moon
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