Intervista a Lemood: Indipendenza e Radici
Intervista a Lemood: Indipendenza e Radici
(Dal cuore di Vicenza al microfono, tra beat, identità e visione)
Chi è Lemood e chi è Denis? Cosa vi distingue e cosa vi unisce?
Lemood e Denis sono due parti di me. Lemood è quello più “cazzone”, quello a cui non importa dei pensieri e dei giudizi della gente, a differenza di Denis che è la parte più umana, quello che ha più passione, conosce l’amore e il significato dei gesti e delle parole.
Io paragono Lemood alla corazza di Denis: ciò che li unisce è che Denis ha bisogno della parte cazzona e della corazza di Lemood per vivere e sopravvivere, e Lemood ha bisogno della parte umana che ha Denis.
Com’è nata la tua passione per il rap e la produzione? C’è un momento preciso in cui hai capito che questa era la tua strada?
La musica è stata la cosa più bella che abbia mai conosciuto e mi ha insegnato tanto. Mia madre, fin da quando ero piccolo, mi faceva ascoltare musica, da Whitney Houston ad Amy Winehouse, fino a 50 Cent, Snoop Dogg, 2Pac ecc.
Crescendo ho coltivato un’altra passione, il cinema, quindi ho iniziato a registrare video di luoghi in generale e vlog, finché un giorno mi sono detto: “Ho bisogno di musica per i miei video”, però volevo musica senza copyright e fatta da me. Così ho iniziato a produrre beat tramite il cellulare. Poi, con la mia ex combriccola, ho scoperto come si creano le canzoni. Avevo scritto il mio primo pezzo e da lì è diventata una droga.
Hai origini calabresi e rumene: quanto pesano le tue radici nella tua musica?
Sicuramente, parlando di ascolti musicali, le mie origini pesano tanto. Ascolto anche molta musica rumena, che va dalla trap e hip-hop fino alle manele e alla musica popolare. Lo stesso vale per le origini del Sud: ascolto tanta musica neomelodica e seguo molto la scena napoletana e catanese.
Nella mia musica ogni tanto inserisco qualche strofa in rumeno o in siciliano. Non ho avuto tanto rapporto con la Calabria, però uscendo tanto con siciliani, specialmente il mio migliore amico palermitano, ho imparato la lingua siciliana, che a volte mi piace includere nei miei testi.
Hai prodotto da indipendente 3 album da 21 tracce: perché proprio questa scelta e cosa significa per te essere indipendente?
All’inizio è stata una sfida, volevo vedere se ero in grado di realizzare un album. È stata dura, non tanto per la produzione o per i pezzi, ma per tutto quello che è successo nel mentre. Durante il primo album è venuto a mancare mio padre, e quello è stato un colpo pesante. Ci sono stati altri problemi, come quelli con alcuni brani da rimandare al distributore, con cambi di data, email da mandare e orari americani da aspettare.
Non l’ho mai detto, ma nell’album Greve molte tracce hanno un punto alla fine proprio per poterle ricaricare e farle arrivare in tempo al distributore prima della pubblicazione.
Essere indipendenti per me significa poter dire ciò che voglio, proporre quello che sento, senza che nessuno mi dica cosa fare. Musica mia, pubblico mio, scelte mie.
Com’è il tuo processo creativo quando produci per te stesso rispetto a quando lavori per altri artisti?
Sono due processi diversi. Quando lavoro per altri artisti spesso non ho carta bianca, quindi la creatività è limitata. Però a volte è capitato che, quando ho potuto esprimermi liberamente, gli artisti abbiano preferito la mia versione. Se ho un’idea generale del pezzo, riesco a metterci tanto di mio.
Quando produco per me stesso, parto da quello che sento o voglio trasmettere, scrivo, e poi costruisco il sound intorno all’idea, per comunicare tutto al 100%.
Cosa rende unico il tuo sound? Se dovessi descrivere la tua musica in 3 parole, quali sceglieresti?
Mix di umori. Questo è il concetto del mio sound e anche il significato del mio nome d’arte.
Qual è la traccia più significativa che hai scritto finora, e perché?
Bella domanda, difficile scegliere. Ci sono diverse tracce che per me hanno un forte significato, come Problemi Di Cuore, molto cruda, in cui racconto la morte di mio padre e come la mia vita è cambiata in meno di 24 ore, oppure Favole, dove parlo anche della storia di mia madre.
Ma forse ti direi una nuova traccia che deve ancora uscire, intitolata Stelle: parlo di vari problemi di vita e una grossa delusione d’amore. È in lotta con Problemi Di Cuore, che una volta, mentre la suonavo, mi ha fatto piangere.
Com’è la scena musicale a Vicenza? Credi che la provincia abbia qualcosa in più da dire rispetto alle grandi città?
Sarò onesto: la scena di Vicenza è altalenante. Non è come in altre città dove c’è più unione. Anche ai tempi della Sugo la scena era molto frammentata. È raro che ci si aiuti tra artisti, emergenti o no.
Ci sono nomi validi, ma anche tanti senza qualità, e forse la seconda lista è più lunga della prima.
Quanto alla provincia, penso che abbia qualcosa da dire proprio perché ha meno opportunità. Abbiamo meno speranze, meno ascolto. Dobbiamo lottare per ogni possibilità, sfruttare ogni mezzo possibile, anche quelli sbagliati, purtroppo.
Cosa significa “successo” per te in questo momento del tuo percorso?
Il successo lo capisci veramente solo quando ci arrivi. Per me è quando qualcuno ti ferma per una foto o un autografo, quando si ricorda una tua canzone o ti ringrazia per un brano.
Certo, il successo è anche soldi, ma soprattutto è riuscire a trasformare la propria passione in lavoro. Quello, per me, è il successo più grande.
Qual è il prossimo step per Lemood? Un nuovo album? Collaborazioni? Un’etichetta?
Magari un’etichetta, è un sogno che spero un giorno di realizzare. Mi piacerebbe lavorare anche come art director.
In questo momento, il mio prossimo step è fare più live possibili. E sì, sto lavorando a un nuovo album, forse il più complesso che abbia mai fatto, quindi potrebbe volerci più tempo del solito.
Intervista a Lemood: Indipendenza e Radici
Redazione The Digital Moon
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