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Intervista Claudia: cambiare vita dopo i 30 anni?

Intervista Claudia: cambiare vita dopo i 30 anni?


Per dieci anni hai vissuto una carriera stabile ma accompagnata da forte ansia: qual è stato il momento preciso in cui hai capito che dovevi cambiare strada?

In realtà, l’ho sempre saputo. L’ansia è stata la mia compagna di scrivania sin dai 19 anni. Ho passato un decennio a cercare di ‘addomesticarla’ cambiando tutto il contorno: scappavo dagli uffici rigidi, cercavo capi più umani, passavo dalla banca alle startup sperando che il problema fosse il cartellino o l’orario. Ma ovunque andassi, sentivo di essere destinata a altro.

Il punto di rottura è arrivato in un momento molto buio, quando la mia psicologa mi chiese di ripensare a cosa avrei voluto fare da piccola. Mi rividi allo specchio a fare televendite improvvisate, a organizzare show di poesia e intrattenimento davanti ai miei parenti. In quel ricordo di me bambina, libera e felice, ho capito che la chiave era sempre stata lì. Non sapevo da dove iniziare, ma sapevo che non potevo più restare dove ero.


Lasciare un “posto fisso” a 31 anni è una scelta che spaventa molti: cosa ti ha dato il coraggio di fare davvero quell’all in?

Molti usano parole come ‘coraggiosa’ o ‘brava’, ma la verità è che la mia è stata una pura scelta di sopravvivenza. Quando dico che sarei morta, non lo dico per metafora: ero arrivata a un punto di rottura totale con me stessa, mi sentivo un cadavere ambulante, lo spettro di quella che ero.

È stato un ‘all-in’ dettato dalla disperazione di chi non ha più nulla da perdere. E la parte più difficile è stata non avere una bussola: non esiste una scuola che ti insegni a diventare ‘un’artista’ o una speaker dal nulla, e non avevo intorno a me, né in famiglia né tra gli amici, esempi di persone che facessero questo di mestiere. È stato un salto nel buio totale, senza rete e senza istruzioni, guidata solo dalla necessità viscerale di tornare a sentirmi viva.


Nel tuo percorso artistico — tra radio, TV e podcast — qual è stata la prima esperienza in cui hai pensato “ok, questa sono davvero io”?

Dopo un percorso di studio come speaker radiofonica, la vera svolta è stata l’iscrizione al corso di recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ricordo ancora il momento del provino: non avevo mai recitato in vita mia, ma sono entrata in quella stanza con una determinazione e una ‘cazzimma’ incredibili. Lì mi sono sentita proprio io. Passare le giornate con venti ragazzi giovanissimi, talentuosi e ambiziosi mi ha permesso di trovare finalmente il mio equilibrio e di capire che quella era la mia dimensione.


Oggi lavori anche con linguaggi nuovi, come il podcast sull’attualità attraverso l’astrologia: cosa ti affascina di questo approccio e cosa vuoi trasmettere al pubblico?

Il mondo del podcast lo ‘masticavo’ già nel 2019: vedevo quanto correvano negli Stati Uniti e ho intuito che presto sarebbero esplosi anche da noi. Per questo ho creato Macedonia, un progetto tutto mio che rispecchiava la mia curiosità infinita. Parlavo di tutto: dagli investimenti finanziari (un tema dove noi donne siamo spesso troppo timida) alla terapia, fino a come una pigra cronica potesse finire in palestra alle 6:30 del mattino o ai segreti per gestire una convivenza. Avevo un piccolo seguito, ma a un certo punto mi sono scoraggiata, pensando che tanto non ce l’avrei mai fatta.

Poi è arrivata la pandemia e il boom è esploso davvero: chissà, se avessi tenuto duro forse oggi racconterei una storia diversa… Ma quel seme è rimasto lì. Nel 2025 mi hanno chiamata a condurre il podcast del Centro Sperimentale, ed ho capito che quella era la mia forma ideale: voce, ma anche corpo ed emozione. L’incontro con l’astrologa Lumpa ha chiuso il cerchio: abbiamo unito la sua competenza astrologica alla nostra passione per le notizie e abbiamo creato ‘Che segno che fa’. Leggiamo l’attualità attraverso le stelle, ed è un viaggio che ci sta dando soddisfazioni immense.


Guardando alla Claudia di qualche anno fa, quella ancora nella vita manageriale, cosa le diresti oggi?

Le direi che la vita è molto più fluida di quanto pensasse e che cambiare rotta non è un errore irrecuperabile, ma un atto di libertà. Le direi che le persone le vogliono bene per quello che è, non per il ruolo che ricopre. Ma, soprattutto, le direi che quegli anni in azienda non sono stati buttati: mi hanno resa la donna strutturata che sono oggi. Forse, per arrivare fin qui, dovevo passare proprio da quel buio.

Claudia Elda Gurzì


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Redazione The Digital Moon

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