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Intervista ad Andrea: Dietro l’obiettivo dello sport

Intervista ad Andrea: Dietro l’obiettivo dello sport


Dal campionato di Lega Pro con l’Alessandria Calcio fino ai grandi eventi internazionali FIFA e UEFA: quali sono stati i momenti che hanno segnato maggiormente la tua crescita professionale?

Credo che ogni fase del mio percorso abbia avuto un peso importante nella mia crescita, ma sicuramente partire dai campi dilettantistici con la squadra del mio paese e poi arrivare in Lega Pro con l’Alessandria Calcio mi ha insegnato il valore del sacrificio e della costanza. Lì impari davvero a costruirti: trasferte, ritmi serrati, pioggia, freddo, pochissimo margine di errore. È una palestra umana e professionale incredibile.

Un altro momento fondamentale è stato il mio ingresso nel calcio femminile, inizialmente quasi in punta di piedi. Ho avuto la possibilità di raccontare un movimento che stava crescendo e che meritava molta più attenzione mediatica. Vedere oggi dove è arrivato mi rende orgoglioso anche del piccolo contributo che ho dato attraverso le mie immagini.

A livello internazionale, sicuramente l’esperienza con la Nazionale Femminile Italiana all’Algarve Cup 2022 ha rappresentato una svolta emotiva enorme. Lavorare così vicino alla squadra è stato qualcosa che porterò sempre con me. Poi sono arrivate le competizioni UEFA, gli Europei in Inghilterra e in Svizzera, fino alla FIFA U17 Women’s World Cup in Marocco: lì ho percepito davvero il respiro globale di questo lavoro. Ti confronti con professionisti da tutto il mondo e capisci quanto contino preparazione, velocità e sensibilità narrativa.

Anche il ruolo da fotografo ufficiale della Danimarca Femminile per la sfida contro l’Italia nelle qualificazioni mondiali è stato molto significativo. Quando una nazionale si affida al tuo sguardo per raccontare la propria identità, senti addosso una responsabilità speciale.


Hai seguito da vicino il calcio femminile italiano e internazionale per molti anni: come hai visto evolversi il movimento dal punto di vista mediatico e fotografico?

L’evoluzione è stata enorme, sotto tutti i punti di vista. Quando ho iniziato a seguire il calcio femminile, spesso ero solo a bordo campo e le atlete avevano un’attenzione mediatica limitata. Oggi invece parliamo di stadi pieni, produzioni televisive di altissimo livello, club strutturati e una comunicazione molto più professionale.

Dal punto di vista fotografico, è cambiato anche il modo di raccontare le atlete. Prima si tendeva a documentare semplicemente la partita; oggi invece si cerca sempre di più l’emozione, il dettaglio, la connessione umana. Le calciatrici sono diventate veri punti di riferimento per tantissime persone, e il nostro compito è raccontarne non solo la performance sportiva, ma anche la personalità, la leadership e l’identità.

Penso che il calcio femminile abbia ancora enormi margini di crescita, ma rispetto a qualche anno fa la differenza è impressionante. Oggi c’è finalmente la consapevolezza che queste competizioni meritano la stessa qualità visiva e narrativa dei grandi eventi maschili.


Lavorare in eventi come UEFA Women’s Euro, FIFA U-17 Women’s World Cup o qualificazioni mondiali significa operare sotto forte pressione. Come prepari il tuo lavoro prima di una partita o di un grande evento internazionale?

La preparazione è fondamentale. Molto spesso il lavoro vero inizia giorni prima della partita. Devi studiare le formazioni, sapere chi hai difronte e quali giocate potrebbe fare. Arrivare preparati significa poter reagire più velocemente nei momenti decisivi. Durante i grandi eventi la pressione è altissima, perché sai che certe immagini non si ripeteranno più. Un gol storico, un’esultanza, una lacrima o uno sguardo durano pochi secondi. Devi essere lucido, rapido e concentrato, ma allo stesso tempo emotivamente coinvolto in quello che stai raccontando.

Cerco sempre di entrare nel clima della partita prima ancora del fischio d’inizio. Per me la fotografia sportiva non è soltanto tecnica: è anticipazione, sensibilità e istinto. E credo che proprio la gestione emotiva faccia la differenza nei grandi palcoscenici internazionali.


Oltre alla fotografia sportiva, ti occupi anche di gestione editoriale, storytelling e vendita dei contenuti. Quanto conta oggi, per un fotografo sportivo, avere una visione completa della comunicazione?

Conta tantissimo. Oggi un fotografo non può limitarsi a “scattare belle foto”. Bisogna capire come funziona la comunicazione moderna, conoscere i social, le esigenze editoriali, i tempi di pubblicazione e il linguaggio dei diversi media. Avere esperienza anche nella gestione editoriale mi aiuta molto, perché quando sono sul campo riesco già a immaginare quali immagini funzioneranno meglio per un giornale, per un club o per una piattaforma social.

Lo storytelling oggi è centrale: una fotografia deve trasmettere qualcosa immediatamente, soprattutto in un’epoca in cui tutto scorre velocissimo. Penso che la vera sfida sia riuscire a mantenere qualità e identità personale pur adattandosi alle nuove forme di comunicazione. Per questo cerco sempre di evolvermi, sia dal punto di vista tecnico sia da quello creativo.


Guardando al futuro, quali sono gli obiettivi che Andrea Amato vuole ancora raggiungere nel panorama della fotografia sportiva internazionale?

Ho ancora tanti obiettivi e forse è proprio questo che mi motiva ogni giorno. Mi piacerebbe consolidare sempre di più la mia presenza nei grandi eventi internazionali FIFA e UEFA, continuando a lavorare con nazionali, club e agenzie di livello mondiale. Uno dei sogni più grandi sarebbe raccontare un Mondiale maggiore o una finale di Champions League da fotografo ufficiale, vivendo quell’evento dall’interno per documentarne ogni dettaglio umano ed emotivo. Allo stesso tempo, però, voglio continuare a crescere anche come storyteller, creando progetti che vadano oltre la singola immagine e riescano a raccontare davvero il dietro le quinte dello sport.

Credo che la fotografia sportiva abbia il potere di fermare emozioni irripetibili. Il mio obiettivo è continuare a raccontarle nel modo più autentico possibile, senza perdere quella passione che mi accompagna dal primo giorno in cui sono entrato a bordo campo con una macchina fotografica.

Andrea Amato


Intervista ad Andrea: Dietro l’obiettivo dello sport

Redazione The Digital Moon

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