Intervista a Valentina: Scopriamo il suo progetto “Cartellino rosa”
Intervista a Valentina: Scopriamo il suo progetto “Cartellino rosa”
Valentina, “Cartellino Rosa” nasce dal desiderio di dare visibilità e voce alle calciatrici del movimento ticinese e italiano. In una narrazione sportiva spesso focalizzata solo sui numeri e sulla prestazione, come riesci a far emergere il lato più umano, spontaneo e autentico delle giocatrici che intervisti?
Credo che la differenza stia nel fatto che io non arrivo sul campo solo per raccontare un post partita o parlare solo di risultati. Mi interessa molto di più raccontare le bambine o le ragazze in quanto ognuna ha una storia, delle emozioni, delle paure, dei sacrifici e dei sogni che spesso non trovano spazio nella narrazione sportiva. Il mio progetto si basa poi molto sulle bambine, quindi sono ancora molto piccole e parlare solo esclusivamente di competizione credo che le farebbe stufare subito.
Ovviamente i numeri, la competizione e la prestazione sono molto importanti se una vuole poi anche diventare professionista, ma a quell’età è giusto che vivono tutto con leggerezza e serenità, senza che sia tutto subito basato su quello. Per come sono fatta so che riesco a trasmettere emozioni positive e prima ancora di essere una conduttrice sono una persona che ascolta molto. Mi piace creare un ambiente in cui possano sentirsi a proprio agio, sorridere, scherzare e raccontarsi in modo naturale e autentico. Il mio programma è un format leggero, divertente e solo di “good vibes”, pensato sia per promuovere il calcio femminile con contenuti più seri, che per creare autenticità e gioia con contenuti più divertenti e di intrattenimento. Cartellino Rosa nasce proprio da questa esigenza di costruire una narrazione diversa, più umana e inclusiva, in cui le ragazze non siano viste solo come sportive assolute, ma come persone con una storia che merita di essere ascoltata e resa visibile sui social.
Attualmente stai frequentando un Master in Media Management a Lugano e hai un background solido in comunicazione. In che modo i tuoi studi ti stanno aiutando a trasformare quella che era una bellissima idea personale in un progetto editoriale strutturato e capace di dialogare con brand e istituzioni sportive?
Quando ho creato Cartellino Rosa l’ho fatto soprattutto con il cuore. Sentivo che mancava uno spazio dedicato alle ragazze che giocano a calcio e da ex giocatrice volevo provare a colmare quel vuoto che anni fa pesava ancora di più. Con il tempo però ho capito che per trasformare una passione in un progetto duraturo servono anche competenze, strategia e visione. Io mi sono “tuffata” in modo molto casuale con la creazione di questo progetto, non sapevo a cosa stessi andando veramente incontro. Forse è stato proprio questo il bello, perché ho imparato a crescere, migliorare e ho conosciuto nuove persone.
Gli studi mi stanno dando una mano in diversi aspetti, perché oggi guardo Cartellino Rosa non solo come una trasmissione, ma come un vero progetto editoriale. Sto imparando a ragionare in termini di identità del brand, posizionamento, audience, partnership e sostenibilità nel lungo periodo. L’università mi ha insegnato a riflettere in modo critico sul ruolo dei media e attraverso la mia tesi di bachelor ho avuto l’opportunità di analizzare il modo in cui il calcio femminile viene rappresentato e di capire quanto sia importante costruire narrazioni che generino inclusione e rappresentazione. Credo che oggi Cartellino Rosa sia l’incontro tra queste due anime. Da una parte l’entusiasmo e la spontaneità con cui è nato, dall’altra una crescente consapevolezza professionale che mi permette di collaborare anche con la Federazione Ticinese di calcio, Marga TV e l’AC Taverne senza perdere l’autenticità che lo contraddistingue.
Essere una ragazza giovane che produce contenuti in un ambiente storicamente maschile come quello del calcio porta spesso a dover dimostrare il doppio della credibilità per essere presa sul serio. Quali sono state le barriere più difficili da superare e dove trovi la motivazione per trasformare queste sfide in nuova energia?
Penso che la barriera più grande sia stata imparare a credere nel valore di quello che stavo facendo anche quando non tutti lo capivano o non tutti mi supportavano veramente. Quando sei una ragazza giovane che entra in un ambiente tradizionalmente maschile, a volte senti di dover dimostrare continuamente di meritare il tuo posto o comunque mi è magari capitato di sentirmi “non adatta”solo perché sono donna. All’inizio mi è capitato di percepire scetticismo, come se un progetto sul calcio femminile non meritasse visibilità o attenzione. Inoltre, in una realtà piccola come il Ticino non è sempre facile e spesso le persone se vedono che qualcuno si mette in gioco criticano senza magari interessarsi davvero di quello che una persona fa. In ogni caso, essendo una ragazza a cui piacciono le sfide e le cose difficili, questa situazione mi ha dato la forza e la determinazione per non mollare e continuare questo progetto ancora oggi.
La motivazione la trovo nelle persone che incontro. La trovo nelle bambine che si avvicinano per fare una foto, nelle giocatrici che mi dicono che finalmente qualcuno racconta la loro realtà e nei genitori che mi ringraziano perché le loro figlie si sentono rappresentate. Ci son stati tanti commenti positivi che mi hanno fatto riflettere e mi hanno fatto credere di star facendo qualcosa di vero, utile e diverso.
Ci sono momenti in cui le difficoltà si fanno sentire, ma ogni volta che vedo l’entusiasmo che si crea attorno a Cartellino Rosa mi ricordo perché ho iniziato. Credo che non sempre sia facile, ma l’importante è sempre guardare avanti, focalizzarsi sulle cose positive e prendere quelle negative come delle sfide di crescita per migliorarsi.
Nella tua presentazione racconti che l’impatto di Cartellino Rosa va ben oltre i social: ci sono bambine che iniziano a giocare grazie ai tuoi video e genitori che ti ringraziano perché le loro figlie si sentono finalmente rappresentate. Quando hai capito che il tuo progetto stava davvero cambiando la realtà attorno a te?
Credo che non ci sia stato un momento preciso in cui mi sono fermata e ho pensato che stesse davvero funzionando. È stato qualcosa che ho realizzato poco alla volta, attraverso tanti piccoli episodi che, messi insieme, hanno assunto un significato enorme.Ricordo quando alcune bambine hanno iniziato a riconoscermi sui campi e a chiedermi quando sarebbe uscito il prossimo video. Oppure quando dei genitori mi hanno scritto per dirmi che le loro figlie si sentivano finalmente viste, rappresentate e valorizzate. Una delle cose che mi emoziona di più è quando una bambina mi dice che vuole iniziare a giocare a calcio oppure quando una giocatrice mi racconta che si è sentita importante grazie ad un’intervista. Anche solo vedere le bambine felici o che hanno la voglia di raccontarsi è qualcosa di bellissimo.
Attraverso la mia tesi ho riflettuto molto sul concetto di rappresentazione. Quando da bambina non vedi qualcuno che ti assomiglia in un determinato ruolo, è più difficile immaginarti lì. Se invece una ragazza vede altre ragazze giocare, divertirsi, essere protagoniste e raccontare la propria storia, allora capisce che quel posto può essere anche il suo.
Forse il cambiamento più bello è proprio questo: contribuire, anche nel mio piccolo, a far sentire qualcuna parte di qualcosa.
Davanti alla telecamera metti in mostra non solo competenza, ma anche tanta empatia, umorismo e leggerezza. Uno dei tuoi sogni d’infanzia è quello di espandere la tua figura professionale verso contesti come la radio o la televisione: come vedi l’evoluzione di Valentina e di Cartellino Rosa nei prossimi anni?
Se penso alla bambina che ero, quella che giocava a fare le interviste e video davanti allo specchio o che sognava di lavorare in televisione, credo che sarebbe molto felice di vedere il percorso che sto costruendo oggi. Ma allo stesso tempo sento che questo è solo l’inizio e ho ancora tanto da conoscere e imparare.
Mi piacerebbe continuare a crescere nel mondo della comunicazione, magari arrivando un giorno in radio o in televisione, perché raccontare storie e parlare con un microfono è sempre stata la cosa che mi appassiona di più.
Per quanto riguarda Cartellino Rosa, il mio sogno è che continui ad evolversi senza perdere la sua anima. Vorrei che diventasse sempre più un punto di riferimento per il calcio femminile, non solo in Ticino ma anche oltre. Mi piacerebbe ampliare i contenuti, raccontare nuove storie, collaborare con realtà sportive importanti e dare spazio a tutte quelle ragazze che spesso non trovano visibilità. La cosa che spero di non perdere mai è però la spontaneità. Cartellino Rosa è nato da una passione genuina e dall’amore per questo sport. Se un giorno dovessi arrivare in televisione o in radio, vorrei portare con me esattamente lo stesso approccio che ho oggi sui campi: curiosità, empatia e la voglia di ascoltare. In fondo il mio obiettivo è rimasto sempre lo stesso, cioè quello di usare la comunicazione per creare opportunità, abbattere stereotipi e raccontare storie che meritano di essere raccontate. Se tra qualche anno riuscirò ancora a fare questo, allora saprò di essere sulla strada giusta e me lo auguro tanto.
Valentina Rondalli
Intervista a Valentina: Scopriamo il suo progetto “Cartellino rosa”
Redazione The Digital Moon
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