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Intervista a Riccardo: Dalla gestione all’orientamento del futuro

Intervista a Riccardo: Dalla gestione all’orientamento del futuro


Ciao Riccardo! Nel 2021 hai lasciato Napoli per il Trentino, lavorando nella ristorazione di famiglia, un settore che definisci una scuola di accoglienza e gestione. Quali competenze e insegnamenti “rubati” dietro al bancone o in sala ti sei portato dietro e si stanno rivelando decisivi nel tuo ruolo di coordinamento universitario?

La ristorazione di famiglia è stata la mia palestra di vita più importante. Dietro al bancone o tra i tavoli non impari solo il servizio, impari l’empatia immediata: capire in pochi secondi chi hai di fronte, interpretare un bisogno prima ancora che venga espresso e gestire la pressione con il sorriso.

Nel mio ruolo attuale, le competenze che si stanno rivelando decisive sono tre:

  • La cultura dell’accoglienza: Far sentire la persona “a casa” e ascoltata, che si tratti di un futuro studente o di un collaboratore.
  • La gestione dell’imprevisto: In sala il ritmo è serrato e i problemi si risolvono al momento, una reattività fondamentale anche nel coordinamento aziendale.
  • L’umiltà del lavoro di squadra: In un ristorante, se il servizio funziona è grazie a tutti, dalla cucina alla sala. Lo stesso vale per una sede universitaria.
  1. Nel 2024 hai fatto un salto importante entrando nel team commerciale di questa Università Telematica a Trento, e in soli due anni sei diventato Responsabile di sede a Verona. Quali sono state le sfide più grandi che hai dovuto affrontare in questo passaggio di settore e come sei riuscito a scalare i gradini così rapidamente?

Il cambio di settore è stato un salto importante. La sfida principale è stata tradurre la mia propensione alle relazioni personali in metriche commerciali e strategie di orientamento strutturate. L’università risponde a un bisogno profondo: il futuro delle persone. Per quanto riguarda la rapida crescita, credo che le chiavi siano state due: fame di imparare e fame di risultati. Non mi sono mai limitato a svolgere il mio compito quotidiano; ho cercato di capire l’intero ingranaggio aziendale, prendendomi responsabilità anche quando non mi venivano richieste direttamente. La continuità nelle performance, unita a un atteggiamento sempre proattivo e orientato al problem solving, ha fatto sì che l’azienda credesse in me e investisse sulla mia figura per la sede di Verona.


Gestire una sede universitaria e coordinare un intero team a 26 anni è una responsabilità notevole. Come vivi il rapporto con i tuoi collaboratori e qual è il tuo stile di leadership per mantenere la squadra motivata e focalizzata sugli obiettivi?

L’età è solo un dato anagrafico se dimostri preparazione, coerenza e rispetto. Gestire un team a 26 anni richiede un equilibrio sottile: non mi impongo con l’autorità del ruolo, ma cerco di guadagnarmi l’autorevolezza sul campo.

Il mio stile di leadership si basa su:

  • Esempio pratico: Sono il primo a scendere in pista; il team deve sapere che non chiederò mai qualcosa che io per primo non sarei disposto a fare.
  • Ascolto e valorizzazione: Ogni collaboratore ha punti di forza diversi. Il mio compito è metterli nelle condizioni migliori per esprimersi al massimo.
  • Trasparenza sugli obiettivi: La motivazione nasce dalla consapevolezza. Quando il team capisce perché stiamo facendo qualcosa e si sente parte integrante del risultato, l’obiettivo diventa comune.

Il mondo dell’università telematica e della formazione è in costante evoluzione e attrae studenti con esigenze molto diverse, dai giovanissimi ai lavoratori. Qual è l’approccio vincente per ascoltare le loro storie e aiutarli a costruire un percorso di studi su misura?

L’approccio vincente si riassume in una parola: assenza di giudizio. Chi sceglie un’università telematica di prestigio porta con sé una storia unica: c’è il ragazzo che cerca flessibilità per praticare sport a livello agonistico, il lavoratore che vuole riscattarsi o fare carriera, o chi ha avuto percorsi precedenti complicati. Il nostro compito in fase di orientamento non è “vendere un corso”, ma disegnare una mappa. Ascoltiamo le loro esigenze logistiche, lavorative e personali, e costruiamo un piano di studi che si adatti alla loro vita, e non il contrario. Quando lo studente percepisce che sei lì per risolvere un suo problema reale, la fiducia diventa immediata.


Guardando al futuro della sede di Verona sotto la tua guida, quali sono i primi obiettivi concreti che ti sei posto per far crescere questa realtà e che messaggio ti senti di dare ai tuoi coetanei che sognano di assumere ruoli di grande responsabilità?

Per la sede di Verona mi sono posto l’obiettivo di farla diventare un vero e proprio punto di riferimento per il territorio, rafforzando il legame con il tessuto imprenditoriale locale e aumentando la presenza della sede sia in termini di iscritti sia di servizi offerti agli studenti. Ai miei coetanei che sognano ruoli di responsabilità mi sento di dire: non abbiate paura di fare la gavetta e di uscire dalla zona di comfort. I cambiamenti spaventano lasciare Napoli per me è stato un passo forte ma è fuori dalla routine che si cresce davvero. Non aspettate l’opportunità perfetta: create le condizioni per farvi notare attraverso la costanza, l’etica del lavoro e la curiosità. La passione fa la differenza, ma è la disciplina che porta ai risultati.

Riccardo Totaro


Intervista a Riccardo: Dalla gestione all’orientamento del futuro

Redazione The Digital Moon

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