Intervista a Priscila Maltez: Dalla passione Brasiliana all’Indie Pop-Rock
Intervista a Priscila Maltez: Dalla passione Brasiliana all’Indie Pop-Rock
Nata in Brasile e trasferitasi in Italia a 16 anni, porti con te un bagaglio culturale e musicale ricchissimo legato a Salvador Bahia e alla figura di tuo nonno, cantante lirico-romantico. In che modo la sua voce, l’amore per il teatro e la cultura del tuo paese d’origine continuano a vibrare nelle tue esibizioni e nel tuo modo di stare sul palco?
Per me la musica è un’eredità profonda: mio nonno, cantante lirico a Salvador Bahia, mi ha insegnato fin da piccola che cantare significa mettersi a nudo. Questa radice brasiliana, insieme alla mia passione per il teatro, definisce la mia presenza sul palco.
Al di là della tecnica o del genere musicale, la mia vera priorità è vivere il sentimento in prima persona. Il mio obiettivo non è semplicemente interpretare un brano, ma far percepire a chi ascolta esattamente ciò che sto provando. Voglio trasmettere un messaggio d’amore così autentico che chiunque nel pubblico possa specchiarsi nella canzone e sentire che sta parlando.
Il tuo cammino professionale ha visto una tappa fondamentale nello studio della tecnica lirica con un grande Maestro di Settimo Milanese, che ti ha guidata per anni fino a toccanti esibizioni come quella al Teatro di Settimo Milanese. Che cosa ti ha lasciato in eredità il tuo mentore, sia dal punto di vista della disciplina vocale sia su quello umano, e come hai superato il momento buio seguito alla sua scomparsa?
Il mio Maestro è stato molto più di un mentore: è stato per me la figura paterna che non ho mai avuto del tutto, se non nella presenza di mio nonno. Oltre alla tecnica lirica e alla disciplina vocale, mi ha trasmesso veri e propri insegnamenti di vita, insegnandomi come pormi con dignità nel lavoro e nel mondo artistico.
Prima di conoscerlo cantavo solo per divertimento. Lui mi ha fatto capire che la musica è un compito importante verso chi ascolta: non basta cantare, bisogna metterci determinazione, passione e avere la responsabilità di trasmettere un messaggio profondo a chi ti sta di fronte.
A essere sincera, la sua scomparsa è un dolore che non ho ancora superato del tutto. Per molto tempo questo vuoto mi ha completamente bloccata: non sono più riuscita a cantare in pubblico e nemmeno a pubblicare contenuti sui miei canali. Questa intervista, però, è arrivata come una scintilla, l’input che mi serviva per ritrovare la forza di ripartire. Il mio desidero più grande oggi è far conoscere al mondo le canzoni che abbiamo creato insieme, quelle in cui lui suonava e io cantavo. Portare alla luce la nostra musica è il più bel tributo che io possa fare a lui, come Maestro e come persona.
La tua vocalità si è formata sulle estensioni imponenti di icone come Whitney Houston e Mariah Carey, ma nel tempo si è tinta di sfumature Indie Pop-Rock e drammatiche, ispirate ad artisti come Florence and the Machine. Come riesci a far convivere l’impostazione lirica e la potenza del registro pop con la natura più viscerale, libera ed evocativa del panorama indie?
La mia evoluzione vocale è andata di pari passo con la mia crescita personale e con i miei ascolti di sempre: fin da piccola, infatti, il rock e il pop-rock sono stati la mia colonna sonora.
Sono sempre stata attratta dalle voci con un timbro alto e strutturato — soprani e mezzosoprani — vicine alla mia estensione naturale. A volte si pensa che la potenza di cantanti come Whitney Houston o Mariah Carey sia solo “volume”, ma la verità è che la magia sta tutta nel timbro e nell’intenzione. Ho imparato che la voce ha valore solo se riesce a trasmettere qualcosa; se non arriva un sentimento reale a chi ascolta, la tecnica da sola non basta.
Riconciliare la lirica, il rock e l’indie per me è stato naturale, perché la musica è un’evoluzione continua dove tutto si interconnette. La musica classica ha il potere viscerale di comunicare pace, gioia o malinconia anche senza bisogno di parole, e il rock è la radice di quasi tutti i generi moderni. In questo panorama, Florence + The Machine è la mia musa di oggi: Florence ha una comprensione profonda di cosa significhi cantare per consegnare un messaggio autentico al pubblico. Mi considero un’artista molto eclettica. Oggi mi riconosco profondamente nell’Indie Pop-Rock per la sua libertà espressiva e per la centralità che dà all’identità di chi canta, ma non amo le gabbie: oggi l’indie è la mia base, domani chissà. Ciò che non cambierà mai, in qualunque genere mi esprimerò, è la ricerca di una voce che sappia far sentire qualcosa a chi mi ascolta.
La tua vita è stata segnata da sfide personali e di salute complesse — dalla condizione di monorene al burnout e al ricovero del 2022 —, battaglie che richiedono una profonda forza d’animo. In che modo queste esperienze hanno cambiato il tuo rapporto con la musica e come riesci a trasformare il dolore e la vulnerabilità in energia pura per i tuoi brani?
La fragilità fisica mi ha insegnato che la vita è una lotta quotidiana, ma anche che la salute è l’unico vero privilegio che esiste.” Per chi vive una condizione di malattia cronica o è immunodepresso, ogni singolo giorno richiede una grande dose di forza d’animo. Non si combatte soltanto contro la patologia: si lotta continuamente per conquistare il proprio posto nella società, contro l’indifferenza e contro l’assurdo pregiudizio di chi scambia le necessarie tutele o agevolazioni per dei “privilegi”. Chiedere rispetto o accessibilità non è un privilegio; chi gode di una buona salute dovrebbe solo ringraziare per questo dono, anziché giudicare chi deve fare il doppio della fatica per vivere normalmente.
Non voglio che le persone che affrontano questo tipo di fragilità vengano viste con pietismo o definite “poveracce”. Siamo persone umane con una dignità immensa e con una forza straordinaria, costruita giorno dopo giorno proprio sulla nostra vulnerabilità. A volte ci guardiamo allo specchio e ci chiediamo come facciamo a essere ancora qui dopo tutto quello che abbiamo passato. Se ci siamo, significa che abbiamo una missione: trasformare il nostro dolore in qualcosa di grande. Per me la musica è proprio questo: è cura, terapia e cassa di risonanza. Quando canto, porto sul palco ogni mia cicatrice, dimostrando che ciò che il mondo chiama “debolezza” può diventare la nostra risorsa più potente e una fonte di ispirazione per gli altri.
Oggi ti stai preparando a tornare a cantare per portare alla luce i progetti realizzati con il tuo Maestro e condividerli con il pubblico e la tua community online (@pris.office). Qual è il messaggio principale che desideri lanciare ai giovani artisti che cercano di farsi strada nel mondo della musica mantenendosi autentici e fedeli a se stessi?
La musica deve essere sempre una passione e una fonte di gioia. Se diventa un obbligo o un martirio, è il momento di fermarsi e ascoltarsi.” Il mio ritorno sulla scena — che sto condividendo anche sui miei canali social, tra cui Instagram (@prissofc) — nasce dal desiderio profondo di rendere omaggio al mio Maestro, riportando alla luce le canzoni che abbiamo creato insieme e mostrandomi per chi sono oggi, senza filtri.
Guardando al mio percorso, compreso il provino per Amici nel 2018 in cui superai la prima fase per poi scontrarmi con dinamiche di settore legate alla mancanza di “sponsor” o appoggi interni, ho imparato lezioni fondamentali. La più importante è proprio quella che mi ha insegnato il mio Maestro: cantare è anche un divertimento, perché nasce dall’amore sincero per ciò che fai.
Ai giovani artisti e a chiunque cerchi la propria strada voglio dire questo: amate quello che fate. Ma se un giorno vi accorgete che ciò che prima vi faceva volare è diventato un peso, un obbligo o un martirio, abbiate il coraggio di fermarvi. Prendetevi una pausa per riflettere, ascoltate il vostro istinto e fate tesoro degli insegnamenti delle menti e dei maestri che ammirate. Magari la musica rimane il vostro destino, ma è quel singolo progetto o quel contesto ad essere sbagliato per voi.
Sapersi fermare per tutelare la propria salute fisica e mentale, per proteggere la propria passione e stare bene, è un atto di grande forza. Non lasciate che i “no”, le porte chiuse o le pressioni esterne vi facciano perdere la gioia di fare ciò che amate. Questo vale per la musica, ma è una lezione che vale per qualsiasi cosa nella vita.
Priscila Maltez – Nome d’arte Pris Maltez
Intervista a Priscila Maltez: Dalla passione Brasiliana all’Indie Pop-Rock
Redazione The Digital Moon
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