Intervista a Margherita Lanza: Tra Fotografia e Scrittura
Intervista a Margherita Lanza: Tra Fotografia e Scrittura
Qual è stato il momento che ha acceso la tua passione per la fotografia e la scrittura quando eri giovane?
Credo che non ci sia stato un momento unico, ma una somma di piccoli istanti che hanno acceso quella fiamma.
Da bambina sentivo il bisogno di raccontare ciò che vivevo: riempivo quaderni di parole che non riuscivo a dire, come se scrivere fosse un rifugio sicuro.
Poi, crescendo, la macchina fotografica è diventata un’estensione di quello stesso bisogno: fermare il tempo, custodire emozioni, trasformare i dettagli quotidiani in ricordi eterni.
Scrittura e fotografia sono nate insieme, come due sorelle diverse ma inseparabili.
Come ha influenzato la tua formazione al Liceo Classico la tua carriera artistica?
Il Liceo Classico mi ha insegnato la pazienza e la profondità.
Tradurre un testo antico significava non accontentarsi della superficie, ma scavare per cogliere il senso nascosto, quello che non si vede a prima vista.
Questa è diventata la stessa attitudine con cui oggi guardo le persone, i luoghi, le storie che racconto.
È stato lì che ho capito che la bellezza non sta soltanto nell’estetica, ma anche nella verità che si cela dietro le parole e gli sguardi.
Puoi raccontarci di un concorso scolastico o provinciale in cui hai partecipato e il traguardo che hai raggiunto?
Ricordo ancora l’emozione di salire sul palco a ricevere un premio per un concorso di fotografia.
Ero prima fra tanti appassionati, professionisti e non.
Era una piccola competizione provinciale, ma per me aveva il valore di una consacrazione: significava che qualcuno, oltre me stessa, aveva riconosciuto la forza delle mie immagini.
In quell’istante ho capito che ciò che fotografavo non restava confinato nei miei occhi, ma poteva davvero arrivare agli altri, toccarli, emozionarli.
Quali sono state le principali sfide che hai affrontato durante il tuo percorso di studi autodidatta?
Essere autodidatta è una sfida continua: significa non avere un percorso prestabilito, né qualcuno che ti dica se sei “abbastanza”.
La difficoltà più grande è stata imparare a credere nelle mie capacità senza un titolo che le certificasse.
Ho dovuto costruirmi giorno dopo giorno, con i miei libri, le mie prove, gli errori — che spesso diventavano i maestri più severi ma anche i più preziosi.
La vera battaglia è stata contro la paura di non essere all’altezza, e vincerla ogni volta scegliendo di continuare.
Cosa ti ha ispirato a scrivere “La figlia del Maresciallo”?
È nato da un’urgenza interiore.
Sentivo di dover raccontare una storia che parlasse di radici, disciplina e affetti contrastanti, di ciò che spesso resta nascosto sotto il velo del dovere.
La figlia del Maresciallo non è solo un titolo: è un modo per dare voce a una parte di me e, allo stesso tempo, a tante storie silenziose che meritavano di essere raccontate.
In che modo la tua esperienza come direttore tecnico e regista a “La Prima TV” ha arricchito il tuo bagaglio professionale?
Quell’esperienza è stata una vera palestra.
Non era solo questione di tecnica o di imparare a girare e montare un video: era la responsabilità di costruire un linguaggio visivo capace di comunicare con il pubblico.
Ho imparato a coordinare persone, gestire imprevisti e trasformare idee in immagini vive.
È stato un passaggio fondamentale: dalla fotografia fissa al racconto in movimento, dal singolo scatto alla narrazione corale.
Quali tipi di progetti video e fotografici ti piace realizzare di più nella tua azienda a Comiso?
Mi appassionano i progetti che parlano di vita vera.
Mi emoziona raccontare matrimoni, perché dietro ogni cerimonia ci sono famiglie, legami, storie che si intrecciano.
Amo i reportage che mostrano la quotidianità con autenticità, ma anche i progetti di moda o branding, dove la creatività estetica incontra la precisione tecnica.
In ogni lavoro cerco di lasciare un’impronta personale, una delicatezza che renda l’immagine più di un ricordo: quasi un frammento di anima.
Come ti prepari per il tuo trasferimento a Riccione e quali obiettivi speri di raggiungere lì?
Mi sono trasferita a Riccione da una settimana.
Mi sono preparata con il cuore diviso a metà: da una parte la malinconia di lasciare la Sicilia, la mia terra che mi ha formata; dall’altra l’entusiasmo di aprirmi a nuove possibilità.
Sto cercando di vivere questo passaggio come un ponte, non come un distacco.
A Riccione spero di far crescere la mia carriera, di entrare in contatto con nuove realtà, di confrontarmi con mondi diversi dal mio.
Il mio obiettivo è continuare a raccontare storie, ma in un contesto più ampio, dove ogni esperienza diventi occasione di crescita personale e professionale.
Quali sono le tue influenze principali nel campo della fotografia e della scrittura?
Per la scrittura, i classici sono stati la mia scuola di rigore e bellezza — da Omero a Virgilio, fino ai poeti italiani che hanno saputo raccontare l’animo umano.
Ma sono gli autori contemporanei a insegnarmi la forza della verità, del non avere paura di mettere a nudo le emozioni.
In fotografia, mi lascio ispirare dai grandi del reportage e della moda, ma anche da ciò che mi circonda: un volto, una luce improvvisa, un gesto naturale.
L’ispirazione più autentica resta sempre la vita stessa.
Hai qualche consiglio per i giovani artisti che desiderano seguire il tuo cammino nella fotografia e nella scrittura?
Il consiglio che darei è semplice ma fondamentale: iniziate, senza aspettare che arrivi il momento perfetto o l’approvazione di qualcuno.
Scrivete, fotografate, osservate, imparate, sbagliate.
Non esiste un percorso lineare, ma esiste la costanza che vi porterà lontano.
Non abbiate paura di essere imperfetti: l’imperfezione è spesso la parte più vera e più potente dell’arte.
E soprattutto, non smettete mai di raccontare, perché le storie che non vengono raccontate rischiano di andare perdute.
Intervista a Margherita Lanza: Tra Fotografia e Scrittura
Redazione The Digital Moon
Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

