IntervisteMusica

Intervista a Maddalena D’Alisa: Cosa c’è davvero dietro una canzone?

Intervista a Maddalena D’Alisa: Cosa c’è davvero dietro una canzone?


Hai 33 anni, vivi a Roma e dici di fare fatica a stare ferma e di dover sempre inventarti qualcosa: da dove nasce questo tuo bisogno di trasformare anche l’idea più semplice in qualcosa di creativo?

Beh… credo che faccia proprio parte di me. Sono sempre stata una persona curiosa e faccio una fatica tremenda a stare ferma troppo a lungo. Anche quando apparentemente non faccio niente, nella mia testa c’è un’autostrada di idee. Molto spesso mi vengono idee ancora tutte confuse e penso subito: “Aspetta… se questa cosa la faccio così, magari può diventare qualcosa di davvero interessante”. E da lì parte tutto. A volte viene fuori qualcosa di meraviglioso, altre volte, molto più spesso di quanto vorrei ammettere, vengono fuori delle cose talmente orrende che mi guardo e penso: “Ma chi me l’ha fatto fare?”

Però alla fine è proprio questo il bello del gioco. La creatività per me è un modo bellissimo di esprimermi, ma soprattutto credo che sia una specie di chiave per entrare nel proprio cuore. Io non sono mai stata una che si limita a guardare il mondo e basta. Ho sempre bisogno di prendere quello che vedo, che sento, che mi succede, bello o brutto che sia, e trasformarlo in qualcosa. E poi sono romana… quindi diciamo che un minimo di caos creativo era praticamente incluso nel pacchetto.


La tua più grande passione è la musica, sei una cantante e scrivi i tuoi brani con Daniele, il tuo ragazzo: com’è il vostro processo creativo quando un pezzo nasce in pochi minuti o richiede settimane di lavoro?

Hahaha… è molto variabile il discorso, quando creo un brano. Ed è forse proprio questa la parte che adoro di più. Ci sono canzoni che sembrano quasi stare lì ad aspettare che tu le colga. Ti viene un’idea, magari una frase detta senza pensarci, una melodia, un’immagine che ti passa per la testa e in pochissimo tempo hai già una direzione precisa. In quei momenti non penso troppo, seguo l’istinto e il cuore, perché se comincio a ragionare su ogni singola cosa rischio di bloccarmi e ciaone al processo creativo.

Poi ci sono quei brani che diventano delle vere e proprie piccole guerre. Modifica, ascolta, cambia una parola, “questa non mi convince”… la cambio, poi non mi piace più e la rimetto esattamente com’era prima. Insomma, un delirio. E con Daniele poi nascono delle discussioni infinite su come arrangiare la base. Ne parliamo, la cambiamo, la riascoltiamo dopo qualche giorno pensando “ok, questa è quella giusta”… e invece no, ancora non ci convince e si ricomincia da capo. Roba da matti, però mi piace da morire.

Adoro lavorare con lui proprio per questo. Ne discutiamo, ne parliamo anche giorno e notte e qualche volta ci facciamo delle vere nottate pur di trovare quel suono che abbiamo in testa. Lui ha più di vent’anni di esperienza come DJ e producer e, se non fosse stato per lui, probabilmente oggi non sarei qui. È stato lui a ideare questo progetto e a spronarmi a cantare, a far uscire la mia voce e soprattutto quello che penso. Abbiamo sensibilità diverse e spesso guardiamo la stessa idea da due prospettive completamente differenti, ed è proprio questo il bello. Alla fine, però, una cosa ci interessa sempre: il brano non deve sembrare semplicemente “finito”. Deve dire qualcosa. Deve emozionare. Deve farti venire la pelle d’oca, magari anche piangere… va bene pure quello Ma se lo ascolti e non senti niente, per me manca ancora qualcosa. E quindi si torna in studio. Roma non è stata costruita in un giorno, figurati una canzone fatta da me.


Nelle tue canzoni metti pezzi di te, esperienze vissute e temi a cui tieni come la violenza all’interno di una relazione senza distinzione tra uomo e donna: come riesci a rendere autentici temi così delicati dentro una canzone?

Cerco prima di tutto di non trattare mai queste situazioni in maniera superficiale e soprattutto di avere sempre il massimo rispetto per chi le vive. Quando scrivo qualcosa di delicato non mi interessa semplicemente raccontare un fatto, non sto facendo un report giornalistico. Mi interessa provare a raccontare quello che una persona può avere dentro in un momento del genere. La paura, la confusione, la rabbia, anche quella difficoltà tremenda nel capire e nel riconoscere quello che sta succedendo.

Io provo a mettermi nei loro panni, almeno mentalmente, perché credo che chi vive certe situazioni debba trovare il coraggio di denunciare il proprio carnefice. Anche quando è difficile, anche quando sembra quasi di andare contro se stessi. Però lo fai per te, per il tuo bene. E poi una cosa per me è importante: la violenza non ha genere, punto. Può riguardare chiunque e può avere forme diverse. Non mi interessa prendere un tema così delicato e usarlo solo perché “fa parlare”. Se ne parlo, voglio che abbia un significato.

Poi per carità, io non sono mica una psicologa che sale sul palco e fa la lezione, sono una cantante! Il mio strumento è la musica. Posso raccontare una storia, lasciare una sensazione, magari far pensare qualcuno. E se una persona ascolta una mia canzone e dopo qualche minuto si ritrova lì a pensarci ancora… beh, per me ha già avuto un senso scriverla. E diciamocelo, già riuscire a far pensare qualcuno per più di cinque minuti con una mia canzone è un piccolo miracolo, no?


Quando scrivi dici che dentro un testo finiscono emozioni, paure, insicurezze e anche l’ansia prima di pubblicare qualcosa di nuovo: qual è la parte più fragile che hai deciso di raccontare e che ti ha emozionato di più?

Beh… sicuramente il mio rapporto con le mie insicurezze. Perché magari da fuori, soprattutto se mi conosci per la prima volta, vedi una persona molto sicura di sé, determinata, una che sembra sapere sempre cosa vuole. E diciamo che… sì, non è proprio una bugia, però non significa che io non abbia paura.

Quando scrivo un testo, generalmente mi rappresenta davvero. Quindi quando decido di pubblicarlo arriva sempre quel momento in cui penso: “Ok Maddalena, adesso questa cosa non è più soltanto tua… la vedranno tutti.” E lì parte puntuale il festival dell’ansia, praticamente finché non arriva qualche reazione da parte di chi ascolta, io dentro sto tipo a farmi 700 film. E poi mi emoziona proprio raccontare quella parte di me che non ha sempre le risposte, che può avere paura di essere giudicata, di non essere abbastanza brava o magari di non riuscire a trasmettere quello che sentivo mentre scrivevo.

Che poi diciamocelo, ammettere di essere vulnerabile non è proprio la cosa più facile quando la gente è abituata a vederti sempre forte, sicura e magari pure un po’ rompiscatole. Però è anche questo che amo della musica. Puoi mostrare una parte fragile di te senza perdere la tua forza. Anzi, secondo me è proprio lì che scopri di averne ancora di più. E questa cosa, oh, mi piace parecchio.


Quando non sei immersa nella musica ti dedichi a shooting, social e progetti futuri e dici che difficilmente le tue giornate si assomigliano: cosa stai preparando per il futuro e cosa vorresti che chi ti ascolta cogliesse oltre la melodia e il ritornello?

Sto lavorando a diversi progetti, ma quello che in questo momento mi sta prendendo più energie è il mini concerto sul mio canale Twitch, che mi entusiasma tantissimo. Non ho ancora una data definitiva, quindi direi aprile 2027, ma non ci metto la mano sul fuoco. Anche perché, sinceramente, non mi piace sapere già oggi dove sarò fra sei mesi. Mi piace costruire le cose mentre cammino, diciamo così. Un po’ alla romana: vediamo che succede e poi ce pensiamo. La musica comunque rimarrà al centro del mio mondo. Voglio continuare a scrivere, sperimentare, lavorare sui miei brani e soprattutto crescere artisticamente. Non voglio pubblicare una canzone solo per dire “Ehi, ne ho fatta un’altra, ascoltatela!”. Voglio che ogni brano racconti qualcosa in più rispetto a quello precedente. Voglio guardarmi indietro e pensare: ok, qui sono cresciuta davvero.

Gli shooting e i social sono un po’ il contorno di tutto questo. Mi permettono di raccontare la parte più visiva di me, e mi piace tantissimo l’idea che musica, fotografia e immagine possano incontrarsi e raccontare la stessa persona da angolazioni completamente diverse. Però c’è una cosa a cui tengo parecchio: vorrei che chi ascolta la mia musica ricordasse che dietro ogni canzone c’è sempre una persona. Ci sono giorni in cui mi sento bravissima e altri in cui vorrei buttare tutto dalla finestra… poi però mi ricordo che devo correre a raccogliere tutto, sennò mi fanno pure la multa. Ci sono riscritture, prove, errori, risate, discussioni e quei momenti in cui finalmente dici: “Ok.

Questa è lei.” Ecco, mi piacerebbe proprio questo. Che chi ascolta una mia canzone non si fermasse solo al ritornello o alla melodia, ma provasse ad ascoltare anche quello che c’è sotto. Perché una canzone può durare tre minuti, quattro minuti o anche meno… ma quello che ci hai messo dentro può rimanerti addosso per settimane, mesi o persino anni. E secondo me, alla fine, è proprio questa la parte più bella della musica.

Maddalena D’Alisa


Intervista a Maddalena D’Alisa: Cosa c’è davvero dietro una canzone?

Redazione The Digital Moon

Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.

https://www.instagram.com/thedigitalmoon