Intervista a Madame Media: Marketing con umanità
Intervista a Madame Media: Marketing con umanità
Il tuo percorso accademico e professionale è molto articolato: qual è stato il momento in cui hai capito che comunicazione e marketing sarebbero stati il tuo linguaggio principale?
In generale, ho sempre apprezzato l’arte della comunicazione in ogni sua modalità espressiva: dall’arte alla danza, fino all’editoria. Mi sono diplomata in danza e, per me, è sempre stata una delle forme di espressione comunicativa più potenti. L’ispirazione di Pina Bausch e del suo Tanztheater mi ha permesso di comprendere quanto la contaminazione tra mondi diversi possa diventare sinergia: per me tutto è comunicazione.
A 18 anni, come giusto che sia, ero ancora confusa riguardo al mio possibile percorso di studi e i social non avevano ancora l’impatto che hanno oggi. Dopo aver parlato con alcuni professori e professionisti del settore, ho capito che il mondo della comunicazione e del marketing era estremamente stimolante e che riuscivo a immergermi completamente in esso.
Durante il percorso triennale ho amato profondamente l’università. Ricordo in particolare la prima lezione di Teorie e Tecniche della Comunicazione: fu dedicata a Wim Wenders e al film Il cielo sopra Berlino. Ne uscii emozionata ed entusiasta, con la sensazione di aver trovato la mia strada.
Quel triennio mi ha arricchita e stimolata, spingendomi a iniziare fin da subito esperienze di stage per comprendere quale fosse davvero il mio contributo. Ho scoperto con gioia che lavorare mi appassionava; ogni giorno rappresentava un nuovo modo per imparare, mettermi in gioco e crescere. La comunicazione è un settore multidisciplinare e dinamico, e i protagonisti sono le persone e le relazioni, elementi per me centrali anche a livello personale, oltre che professionale.
Bey Studio nasce con un approccio umano e orientato ai risultati: cosa significa, concretamente, costruire identità “autentiche” oggi per aziende e professionisti?
Bey Studio nasce prima di tutto con l’obiettivo di creare un luogo di lavoro in cui le persone possano sentirsi a proprio agio, basato su relazioni orizzontali: niente gerarchie rigide né “politica del terrore”, ma apertura, dialogo e confronto continuo. Crediamo che il benessere e la fiducia siano la base per generare idee di valore e risultati concreti.
Il nostro approccio è profondamente customer centric. Preferiamo lavorare su pochi progetti che ci stimolano davvero, privilegiando la qualità rispetto alla quantità. Costruiamo strategie altamente personalizzate, non solo sulle esigenze di business del cliente, ma anche sulla sua identità, sul suo modo di essere e sui valori che desidera trasmettere. Per noi è fondamentale conoscere a fondo le persone e le aziende con cui collaboriamo: dialogare, ascoltare e comprendere la loro visione per creare identità autentiche, coerenti e rappresentative.
Oggi viviamo in un contesto di marketing sempre più evoluto e guidato dalla trasformazione digitale, in cui i dati svolgono un ruolo centrale. Le strategie sono sempre più data-driven: analizziamo interazioni, comportamenti e insight per intercettare con precisione i target di riferimento e ottenere risultati misurabili. Perché, se non c’è la possibilità di misurare i risultati, non è possibile migliorare.
Allo stesso tempo, uno dei miei riferimenti principali, Philip Kotler, definisce il marketing 5.0 come l’applicazione delle tecnologie al servizio dell’umanità. Questo significa che la tecnologia deve supportare l’essere umano, non sostituirlo. Ed è proprio in questo equilibrio che si inserisce Bey Studio: tra competenza analitica e sensibilità umana, tra numeri e creatività.
Per noi costruire identità autentiche oggi significa unire strategia, dati ed empatia, dando vita a posizionamenti distintivi e sostenibili nel tempo, senza mai perdere di vista la dimensione umana della comunicazione.
Madame Media utilizza una narrazione ispirata alle storie d’amore per raccontare il marketing: perché hai scelto proprio questo registro e che risposta hai ricevuto finora dalla community?
Abbiamo scelto questo registro semplicemente perché l’amore e le relazioni rappresentano un linguaggio universale. Nel mio lavoro, ad esempio, concetti come il funnel marketing – fondamentale per sviluppare strategie di advertising efficaci – possono risultare complessi per chi non ha esperienza. Raccontarlo, invece, come una relazione, dal primo appuntamento fino al “matrimonio”, diventa una metafora immediata e accessibile, che permette anche ai non addetti ai lavori di comprenderne il senso in modo naturale.
L’ispirazione a Sex and the City nasce proprio da questo: è un riferimento alla cultura pop che ha dominato per anni e che è ancora presente nell’immaginario collettivo, soprattutto tra i Millennials. L’amore è universale e ci affascina tutti. Tutti abbiamo avuto, o stiamo vivendo, una relazione; tutti siamo stati, almeno una volta, “ghostati”.
Questo rende la narrazione empatica, condivisibile e anche ironica, perché permette di raccontare momenti complessi con leggerezza, attraverso un immaginario comune.
C’è inoltre un parallelismo molto interessante con il marketing contemporaneo, profondamente relazionale. I pubblici non scelgono più solo prodotti o servizi: si “innamorano” dei brand, desiderano appartenere a una community, identificarsi con valori, condividere idee ed emozioni. Anche online non vogliamo sentirci soli, ma parte di una visione in cui riconoscerci.
La risposta della community finora è stata molto positiva: questo linguaggio rende il marketing più vicino, umano e comprensibile. Molte persone mi scrivono dicendo che, grazie a questa narrazione, hanno finalmente capito dinamiche che prima sembravano distanti o troppo tecniche. Ed è esattamente questo l’obiettivo di Madame Media: rendere il marketing accessibile, coinvolgente e, perché no, anche un po’ romantico. D’altra parte, è uno dei miei più grandi amori, una relazione che vivo quotidianamente e condivido con il mio team, i miei studenti ed i miei clienti.
In un ecosistema digitale che tende a celebrare la perfezione, come si educa — soprattutto i giovani — ad accogliere l’errore come parte del percorso professionale?
Per me la risposta è semplice: restando umani. La relazione che ho con i miei studenti e le mie studentesse è una delle più grandi gratificazioni della mia vita professionale. Si insegna prima di tutto per passione. In una società contemporanea in cui spesso si sono persi riferimenti valoriali importanti e la narrazione digitale tende a essere distorta e perfezionista, credo sia fondamentale accorciare le distanze, evitare le gerarchie e presentarsi come una guida autentica, non come una figura distante.
Mostrarsi accessibili, pur mantenendo il proprio ruolo, favorisce la costruzione di fiducia. Ed è proprio questa la chiave: generare fiducia e mettere la propria esperienza al servizio dei più giovani. Dico sempre ai miei studenti che sì, sono la loro docente, ma sono anche una persona che ha commesso errori, ha avuto dubbi (e ne ha ancora) e ha vissuto momenti di fragilità. Racconto i miei fallimenti, sia in aula sia sui social, perché credo che la vulnerabilità, quando è consapevole, sia uno strumento educativo potentissimo.
Sbagliando si impara davvero.
Se non si sbaglia, almeno per me, è difficile migliorare. Gli errori ci insegnano a guardare le cose da prospettive diverse, ad allenare il pensiero critico e ad aprirci a nuove possibilità. È proprio dall’errore che spesso nascono intuizioni e opportunità inattese.
Educare all’errore significa quindi alimentare una cultura del fallimento con un’accezione positiva e costruttiva, non distruttiva. Significa insegnare che il percorso professionale non è lineare, che l’imperfezione fa parte della crescita e che il vero valore non sta nel non sbagliare, ma nella capacità di rialzarsi, imparare e trasformare ogni esperienza in evoluzione.
Guardando al futuro, quale impatto vorresti che Madame Media avesse su chi si avvicina al mondo della comunicazione e su come questo settore viene percepito?
Il mio desiderio è che Madame Media diventi, per chi si avvicina alla comunicazione, una sorta di “migliore amica” professionale: quella che chiameresti alle quattro del mattino per raccontarle un’idea, uno scoop o anche solo un dubbio; quella con cui andare a fare un aperitivo per confrontarsi, parlare, crescere.
Sogno che diventi un punto di riferimento culturale, educativo e formativo, capace di accompagnare sia i professionisti di oggi sia quelli di domani.
Vorrei che fosse un luogo in cui nessuno si senta solo, fuori posto o “sbagliato”, ma, al contrario, uno spazio di confronto autentico, in cui trovare supporto, strumenti concreti e una formazione reale. Non ci interessa vendere corsi: ci interessa il processo di apprendimento, la capacità di risolvere problemi, di sviluppare pensiero critico e competenze solide.
Non credo di saperne più degli altri, ma penso di poter condividere un metodo, un approccio che aiuti le persone a orientarsi nel proprio percorso, a sentirsi più consapevoli e sicure del proprio valore professionale.
Guardando al futuro, vorrei che Madame Media contribuisse anche a cambiare la percezione del settore, mostrando che la comunicazione non è superficialità o improvvisazione, ma studio, strategia, responsabilità e, al contempo, relazione, empatia e cultura. Un ambito in cui costruire una carriera restando umani, curiosi e autentici.
Intervista a Madame Media: Marketing con umanità
Redazione The Digital Moon
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