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Intervista a Luca Isola: L'arte come relazione
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Intervista a Luca Isola: L’arte come relazione

9 Settembre 2026 Redazione The Digital Moon

Intervista a Luca Isola: L’arte come relazione


In che modo questa visione multidisciplinare guida oggi il tuo lavoro di Art Advisor e ricercatore indipendente?

La mia esperienza nata come art director pubblicitario e pittore mi ha consentito di imparare alcune dinamiche del mercato e quando son approdato nel ruolo di art advisor ho ritrovato congiunzioni tra il mondo business del mondo retail e quello dell’arte contemporanea. alcune coincidenze tra i due mondi mi consente oggi di applicare logiche di mercato (basate anche sui materiali e stili usati dai collegh* artist*) e produrre azioni per proteggere sia il bene che il collezionista che lo possiede.


Al centro della tua riflessione c’è una domanda cruciale: quale ruolo può avere l’arte in una società che sembra aver smarrito il valore della relazione? Qual è la risposta che cerchi di dare attraverso la tua attività tra collezionisti, gallerie e istituzioni?

L’arte oggi non è solo un scambio di oggetti con postura individualistica, comprare e vendere arte consente agli attori presenti in scena di mantenere in vita pensatori e pensatrici del mondo odierno e allo stesso tempo creare un ponte di collegamento tra chi possiede liquidità e chi invece cerca di affermarsi con il proprio mestiere. l’arte oggi è ponte di riflessione sulle tensione contemporanee (psicologia collettiva, gusto, vizio, conflitto, identità culturale) pertanto oggi i lavoratori e le lavoratrici dell’arte possono ricoprire ogni genere di ruolo nella società perchè come analisti degli aspetti sopra citati possono potenzialmente essere utili in molti contesti.


Nel tuo progetto personale Innerbloom utilizzi la pittura, il tessile e la memoria dei materiali come metafore di fioritura interiore e cura. Com’è nata questa ricerca e come si intreccia con il tuo percorso professionale?

Innerbloom nasce 5 anni fa durante la pandemia, nel crogiolo della solitudine autoindotta ho indagato forme metaforiche di come lo “stelo umano” (la sua postura filosofica e psicologica) se ben curata può produrre e permettere all’essere umano di mostrare meglio il proprio “fiore interiore” (le qualità, le capacità e le esperienze uniche di ognun* di noi) il progetto poi si sviluppa per produrre un made in italy capace di contrastare le forme più superficiali del mercato dell’arte contemporanea , alimentata da lotti iniqui che hanno l’unico scopo di far fatturare ma senza donare valore a chi li compra, chi compra innerbloom , aiuta l’arte a vivere e al contempo lo rende una delle colonne essenziali di un meccanismo con il quale tra decenni si potranno ridiscutere i risultati, la pazienza di curare il proprio giardino diventa atto metaforico per sensibilizzare i collezionisti ad un acquisto più consapevole.


Nei tuoi recenti interventi sul sistema dell’arte ti sei soffermato sui temi della dignità del lavoro culturale e della cooperazione, sostenendo che il mercato debba supportare il valore dell’arte e non sostituirsi a esso. Quali sono i passi più urgenti per costruire un ecosistema culturale più umano e giusto per tutti i suoi operatori?

A seguito dello sciopero di giugno del settore cultura , il mio intento è sensibilizzare galleristi e direttori di museo a pagare i ricercatori artistici così come ogni operatore del sistema anche per la progettazione quotidiana (volta a mantenere saldi i risultati) e non solo retribuire in base ai risultati quotidiani performativi. urge una forma di delicata presa di coscienza sull’importanza che gli artisti ricoprono nella società per sconfiggere l’idea del : “perchè essere artisti è un vero lavoro?”.


Per te il collezionismo è un “gesto di fiducia prima ancora che un investimento”. Quale consiglio dai a chi desidera avvicinarsi all’arte contemporanea per costruire una collezione autentica, capace di generare valore culturale ed emotivo oltre che economico?

il consiglio che do è di avvicinarsi direttamente all’artista, parlare con lui/lei, chiedere di visitare lo studio, perdere tempo insieme agli artist* , comprare o commissionare opere di artisti emergenti e affezionarsi ad una poetica, consiglio un acquisto meno compulsivo ma più pensato, consiglio di affidarsi ad un art advisor come proprio consulente, consiglio un operazione collettiva su scala territoriale e nazionale volta a far sopravvivere un sistema che sta cadendo a causa degli stilemi americanisti che ormai abitano i nostri musei e galleria da oltre 50 anni. consiglio una lotta delicata a silente che abbia come scopo ultimo quello di permettere agli artist* di vivere dignitosamente come fossero normali artigiani di borgata.

Luca Isola


Intervista a Luca Isola: L’arte come relazione

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