Intervista a Gabriella: Il valore della bellezza autentica
Intervista a Gabriella: Il valore della bellezza autentica
Vanti oltre 15 anni di esperienza nel settore del beauty, dove hai ricoperto anche ruoli manageriali occupandoti della formazione dei team e della consulenza personalizzata. In che modo questa solida base nel retail ha plasmato la tua capacità di ascolto e la tua filosofia professionale di oggi?
Credo che il retail mi abbia insegnato la parte più importante di questo lavoro: ascoltare davvero le persone. Quando lavori per anni a contatto diretto con clienti molto diversi tra loro, capisci che dietro a una richiesta beauty spesso c’è molto di più di un semplice prodotto. Ci sono emozioni, insicurezze, desiderio di sentirsi bene con sé stessi. Lavorare nel retail professionale mi ha dato una base fortissima sia tecnica che umana. Ho avuto modo di conoscere da vicino il mondo skincare, haircare, ma soprattutto di capire quanto sia importante creare consulenze personalizzate e non standardizzate. Anche il ruolo di formazione e gestione team mi ha aiutata molto, perché mi ha insegnato a comunicare, osservare e trovare un approccio diverso per ogni persona.
Allo stesso tempo, però, proprio questa esperienza mi ha fatto rendere conto di una grande mancanza che oggi vedo ancora molto presente nel settore beauty: spesso le persone vengono trattate come numeri o come semplici portafogli. Basta entrare in tante profumerie per percepire quanto manchino umanità, ascolto sincero e vera passione per questo lavoro. Molte volte chi spende di più riceve automaticamente più attenzioni, mentre si perde completamente il valore della relazione umana. Ed è proprio da questa consapevolezza che si è costruita la mia filosofia professionale di oggi. Ho sempre sentito il bisogno di creare un approccio diverso, più umano, autentico e basato sull’ascolto reale della persona. Per me una consulenza non dovrebbe mai essere qualcosa di freddo o finalizzato solo alla vendita, ma un momento in cui chi hai davanti si sente capita, accolta e valorizzata davvero.
Sostieni fermamente che il trucco non debba essere una “copertura” o una maschera, ma uno strumento per valorizzare l’unicità di ognuno. In un’epoca dominata dai filtri social e da canoni estetici spesso irraggiungibili, quali sono le sfide più grandi nell’educare le persone ad accettare e amare la propria pelle reale?
Penso che la sfida più grande oggi sia far capire alle persone che la pelle reale è normale. Viviamo in un’epoca in cui siamo continuamente esposti a filtri, immagini ritoccate e standard estetici irraggiungibili che hanno completamente alterato la percezione della bellezza reale, creando insicurezze sempre più profonde, anche in persone molto giovani. Molto spesso le clienti arrivano da me con fotografie prese dai social, magari modificate, filtrate o realizzate su modelle con caratteristiche completamente diverse dalle loro, e vorrebbero ottenere esattamente quel risultato. Altre volte mi chiedono di cancellare rughe, texture, pori o segni dell’acne come se il make-up potesse eliminare completamente la realtà della pelle.
Ma il punto è proprio questo: la pelle vera esiste, ha texture, ha movimento, ha segni, e non dovrebbe essere vista come qualcosa di sbagliato. Penso che negli anni i social abbiano fatto perdere un po’ il contatto con la realtà, portando tante persone a sentirsi “non abbastanza” davanti a un’immagine perfetta che spesso, nella vita reale, non esiste nemmeno. Una parte molto importante del mio lavoro oggi è proprio educare le persone a guardarsi con occhi diversi. Cerco sempre di spiegare che una pelle bella non è una pelle finta o perfettamente levigata, ma una pelle sana, curata e rispettata. Anche perché ciò che vediamo online spesso è il risultato di luci, editing, filtri o caratteristiche genetiche completamente diverse. Per me il make-up non deve essere una maschera o una trasformazione estrema, ma uno strumento per valorizzare l’unicità di una persona. Quando una cliente si guarda allo specchio, il mio obiettivo non è farle vedere qualcun altro, ma farle vedere sé stessa in una versione che la faccia sentire bene, sicura e valorizzata, senza perdere la propria identità. Credo che oggi ci sia un enorme bisogno di autenticità, perché quando una persona smette di inseguire una perfezione irreale e inizia invece a valorizzare sé stessa per quello che è, cambia completamente anche il modo in cui si vive e si guarda allo specchio.
Negli anni hai arricchito le tue competenze dedicandoti allo studio della skin longevity, dei trattamenti sensoriali e dei massaggi al viso. Perché, secondo la tua esperienza, un make-up perfetto non può prescindere da una cura profonda, consapevole e rispettosa della salute della pelle?
Secondo la mia esperienza, un make-up perfetto non può prescindere da una cura profonda e consapevole della pelle perché una buona qualità della pelle è la vera base di un make-up luminoso, armonioso e soprattutto duraturo. Negli anni ho approfondito sempre di più il mondo della skin longevity, dei trattamenti sensoriali e dei massaggi viso proprio perché ho capito quanto la condizione della pelle influenzi realmente il risultato finale del trucco, soprattutto nella vita reale e non in una fotografia ritoccata o sotto luci da set.
Io lavoro con persone che devono vivere un’intera giornata, una cerimonia, emozionarsi, parlare, piangere, stare sotto luci diverse e sentirsi bene per ore. Ed è lì che si vede davvero la differenza.
Ad esempio, su una pelle molto secca, disidratata o mai esfoliata, il make-up non può fare miracoli. Anzi, spesso rischia di evidenziare ancora di più texture, pellicine, segni o mancanza di elasticità, compromettendo sia la resa che la durata del trucco stesso. Per quanto io possa preparare bene la pelle prima del make-up, quella preparazione non può sostituire anni di mancata cura o abitudini scorrette. È proprio per questo che oggi credo molto nella prevenzione, nella costanza e in una skincare più consapevole. Per me la cura della pelle non è qualcosa di separato dal make-up, ma la sua vera base. Quando una pelle è rispettata, mantenuta sana e trattata nel modo giusto, anche il make-up cambia completamente: appare più naturale, più fresco, più luminoso e riesce ad accompagnare davvero la persona durante tutta la giornata, senza diventare una maschera.
Nel mondo bridal non ti limiti a realizzare il trucco per il giorno del matrimonio, ma crei un vero e proprio percorso emotivo e di preparazione che inizia mesi prima. Come riesci a gestire le aspettative e le tensioni delle spose, aiutandole a sentirsi sicure e a proprio agio quando si guardano allo specchio?
Penso che la gestione delle aspettative e delle tensioni delle spose parta prima di tutto dall’ascolto. Una sposa, nei mesi prima del matrimonio, vive emozioni molto forti: entusiasmo, ansia, pressione, insicurezze e la paura di non sentirsi abbastanza bella nel giorno più importante della sua vita. Ed è proprio qui che nasce il punto più importante del mio lavoro. Io non ho mai voluto essere semplicemente la make-up artist del giorno del matrimonio. Ho scelto di essere un punto fermo per le mie spose, una persona sulla quale possano davvero contare durante tutto il percorso. Per questo creo un rapporto reale con loro: le ascolto, le accompagno, le educo e cerco di aiutarle a vivere questo momento con più serenità. Non si tratta solo di preparare la pelle o scegliere il make-up giusto, ma di costruire fiducia. Molto spesso mi scrivono nei momenti di dubbio, di ansia o di insicurezza, ed è proprio lì che capisco quanto questo lavoro vada oltre il trucco.
Anche il giorno del matrimonio vivo il mio ruolo in questo modo: sono la prima ad arrivare durante la preparazione e l’ultima ad andare via, perché voglio che la sposa senta di avere accanto qualcuno che si sta prendendo cura di lei davvero, non solo del suo make-up. Ho scelto volutamente di lavorare in modo diverso anche nella gestione dei matrimoni stessi. Preferisco dare l’esclusiva alla giornata e seguire una sola sposa, oppure al massimo due, solo se una è al mattino e una nel tardo pomeriggio. Questo perché per me esserci davvero è fondamentale. Oggi vedo spesso lavori gestiti in modo molto veloce, con professionisti che fanno tre o quattro spose in una giornata passando da una preparazione all’altra. Io invece ho scelto di esserci al 100%, senza far sentire nessuna sposa “una delle tante”.
Oggi i social creano aspettative molto alte e spesso poco realistiche. Tante spose arrivano con immagini filtrate o make-up realizzati su persone completamente diverse da loro, ma il mio compito non è trasformarle in qualcun altro. Il mio obiettivo è farle sentire bellissime restando sé stesse. La frase che rappresenta di più il mio lavoro è proprio: “Libera la tua bellezza autentica”. Perché credo che una sposa debba guardarsi allo specchio e sentirsi valorizzata, luminosa, sicura, ma sempre autentica e riconoscersi completamente in ciò che vede.
Tre anni e mezzo fa hai compiuto il grande salto verso l’indipendenza professionale, una scelta che richiede coraggio e continuo aggiornamento. Quali sono i progetti futuri o le nuove frontiere del benessere che ti piacerebbe esplorare per continuare a far sentire le persone bene con se stesse?
Tre anni e mezzo fa ho scelto la strada dell’indipendenza perché sentivo il bisogno di costruire qualcosa che mi rappresentasse davvero, non solo a livello professionale, ma anche umano. È una scelta che richiede coraggio, sacrifici, formazione continua e tanta crescita personale, ma che mi ha permesso di dare forma a una visione della bellezza molto più autentica e consapevole. Oggi sento di essere in continua evoluzione. Sto approfondendo, ad esempio, il face yoga perché credo sempre di più in una bellezza che lavori in armonia con la persona, rispettando i lineamenti, l’espressività e il benessere generale, senza inseguire trasformazioni artificiali. Nel futuro mi piacerebbe creare una mia linea cosmetica e avere uno spazio completamente mio. Attualmente collaboro con un atelier sposa, una realtà che amo molto, ma il sogno è quello di costruire uno studio che rappresenti totalmente il mio mondo e il mio approccio, un luogo dove le persone possano sentirsi accolte, ascoltate e davvero bene con sé stesse.
Sto sviluppando molto anche la parte degli eventi beauty, perché il mio obiettivo è portare sempre più consapevolezza. Vorrei aiutare le persone a vivere skincare e make-up non come un semplice fine estetico, ma come momenti di cura di sé, benessere e riconnessione con la propria immagine in modo sano.
Dietro questa visione c’è anche una parte molto personale della mia storia. Sei anni fa ho perso la mia migliore amica a causa di un suicidio. Era una persona che non riusciva a vedersi abbastanza, non stava bene con sé stessa, e questa esperienza mi ha lasciato qualcosa di molto profondo dentro. Da lì ho capito ancora di più quanto il modo in cui ci guardiamo e ci percepiamo possa influenzare la nostra vita. Ovviamente il beauty da solo non può risolvere dolori profondi, ma credo che aiutare anche solo una persona a sentirsi più sicura, valorizzata o semplicemente meglio con sé stessa abbia un valore enorme.
Ed è proprio questo che voglio continuare a fare attraverso il mio lavoro: aiutare le persone a liberare la propria bellezza autentica e sentirsi bene nella propria pelle, senza dover diventare qualcun altro.
Gabriella Firtea
Intervista a Gabriella: Il valore della bellezza autentica
Redazione The Digital Moon
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