Guadagnino prova a mettere in scena Queer di Burroughs
Guadagnino prova a mettere in scena Queer di Burroughs
Capolavoro o disastro?
Eccoci al momento decisivo. Tutti lo hanno elogiato, tutti lo hanno osannato, troppi ne stanno parlando. Di chi, di cosa? Di QEER, film di Luca Guadagnino da poco arrivato sulle piattaforme web. Ma è davvero un capolavoro o è l’ennesimo disastro del nuovo astro divo hollywoodiano “de noantri”?
Luca ritenta, sarai più fortunato? Mah…
Queer l’ho finito di vedere ieri sera, ho dovuto vederlo in due parti, non per la noia che credevo mi avrebbe assalito durante la visione, no. Semplicemente per miei impegni personali. Per una volta Guadagnino non mi ha fatto sbadigliare come fece con Chiamami col tuo nome.
Cominciamo da quello che mi ha stupito positivamente.
Or dunque, mettere come commento musicale i Verdena (storica band bergamasca che dal ’99 fino a oggi continua imperterrita a sfornare capolavori rock sperimentali e psichedelici) è stato davvero un bel colpo d’aria fresca. Quell’aria di cui si avverte l’assenza in tutto quel sudore che l’intero film emana. Usare “Sui Ghiacciai” tratto dall’ultimo lavoro dei tre rockers (Volevo Magia) è un tocco simpatico, perchè lo inserisce mentre il ghiaccio scivola in un bicchiere prima che venga riempito di alcool dal barman. E davanti troviamo un disperato, sudatissimo, impacciato, ubriachissimo Daniel Craig. Stessa modalità la ripropone durante una scena pseudo mistica, in cui il suono di “Puzzle”, uno dei pezzi più allucinati della band (tratto dall’album Endkadenz), sale col suo “mare nero”.
Fotografia e inquadrature
La fotografa è abbastanza piatta, nessun effetto di luci ombre o inquadrature studiate ( Guadagnino si sente troppo in alto per cadere nell’accademismo, peccato che la sua non è una posizione dalla quale può permettersi di farlo ). Anzi, avesse dato più importanza a quello studio ben fatto delle scenografie e dell’utilizzo della fotografia avrebbe forse reso tutto meno piatto.
DI NOME FAI LUCA, NON LARS
La divisione in capitoli alla Lars von Trier è penosa, sembra un omaggio, ma è una volgare marketta… Volgare quanto alcune scene che esprimono la sessualità omo in maniera un po’ troppo spinta, al limite del soft-porno. Cosa che accadde anche nel film “La vita di Adele”, anch’esso eccessivamente cosparso da scene di sesso spinto, qui in versione lesbo. E non si tratta certo di fastidio nel vedere l’omosessualità, è fastidio nel vedere LA SESSUALITA’ in eccesso dentro a un film che ne parla, ma non dovrebbe farne il fulcro della sceneggiatura, dato che è un adattamento di un romanzo!
Capiamoci bene, avessi visto due ore e mezza di sesso fatto da una coppia etero, mi sarei infastidito ugualmente. Se voglio vedere corpi che si incastrano posso andare in ben altre piattaforme in cui non ci sono di mezzo storie strappalacrime, ma solo sesso allo stato brado… Lo stesso Lars von Trier ha fatto del suo cinema l’esagerazione più estrema, spingendosi al massimo con Nynphomaniac, film al limite del porno, peccato che Von Trier sia un poeta della macchina da presa. E in 4 ore di girato non c’è una scena disturbante, nonostante il film sia provocatorio per antonomasia. Guadagnino no, non è un poeta come Lars!
Guadagnino prova a mettere in scena Queer di Burroughs. Ma esagera sfiorando il cattivo gusto.
La sceneggiatura poteva essere un capolavoro essendo tratta dal romanzo “Checca” di W. Burroughs, invece si assiste a una lunga carrellata di luoghi comuni sull’omosessuale medio, tantissimo voyeurismo gratuito, credendo di creare arte provocante e sensuale, ma cadendo nel presupposto osceno dell’autocompiacimento nel guardare da dietro la macchina da presa i corpi dei due attori che si leccano, s’incastrano e via dicendo.
LA PARTE CHE AVREBBE DOVUTO FAR EMERGERE IL MISTICISMO DELLA NATURA SELVAGGIA, E LA PSICOSI DELLA NATURA UMANA
La parte dell’ayawasca iniziava bene, sembrava decollare verso il genere avventura e speravo poi che dopo l’assunzione della pianta arrivasse qualcosa di mistico, di acido, di rivelatorio… Invece, di nuovo voyeurismo misto al disgusto che scimmiotta il body horror di Cronenberg. Peccato che Guadagnino non ha la follia del Maestro. E guarda caso Cronenberg diresse “Pasto Nudo”, sceneggiatura simile, sempre fuoriuscita dalla mente di Burroughs, stessa figura autobiografica del protagonista tossico e frustrato da un senso di colpa enorme per la sua mai accettata omosessualità… Peccato che Pasto Nudo è pura follia su pellicola, degna del suo creatore/scrittore; Queer manco per niente!
Daniel Craig hai salvato il salvabile. Sei stato, involontariamente, più eroe qui che nella 007 saga.
Arriviamo al fattore recitazione. Tutti anonimi, mentre Daniel Craig davvero dimostra di saper fare il suo mestiere! Gigioneggia, a volte è sopra le righe, ma è assolutamente credibile nella parte assegnatagli. Davvero un grande attore.
IL FINALE, ATTENZIONE SPOILER (da qui fino al termine della recensione)
Il finale è inutile, ed è stato anche presuntuoso il voler far morire il giovane amante irrequieto, quando sappiamo bene tutti che Burroughs sparò a sua moglie. E lo fece perché impazzito dalle sue paranoie derivate dall’orientamento sessuale.
CHE SENSO HA?
Mi chiedo il motivo di dover portare tutto verso un unico senso totalmente omosessuale, quando c’è anche una controparte etero che ha un ruolo fondamentale nella nascita della psicosi del protagonista! Nel film la donna è disegnata come prostituta noiosa o come sociopatica psicolabile, nessuna sfumatura. Guadagnino, non è che ce l’hai con il sesso femminile? Che ti hanno fatto le donne di così crudele per meritarsi un sessismo di questo calibro? Uccidere la propria moglie nella versione autentica del romanzo, dà un senso a tutto quello che accade prima di questo gesto estremo. Spiega gli abissi della paranoia umana, dell’emarginazione omosessuale dell’epoca (anni 40 del 1900), e la solitudine con tanto di autoflagellazione a colpi di siringhe ricolme di cocaina ed eroina. Cambiando l’omicidio, tutta la narrazione di Queer perde il vero senso della trama, appiattisce tutto e rovina un capolavoro della letteratura.
Insomma… Quasi Bocciato! Voto: 6- (solo per la bravura di Daniel Craig e la soundtrack firmata Verdena)
Guadagnino prova a mettere in scena Queer di Burroughs
Dany Darko
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